Che significa? | Articoli

Cosa significa psicologia della testimonianza?

4 settembre 2017 | Autore:


> Che significa? Pubblicato il 4 settembre 2017



La psicologia della testimonianza è un ramo della psicologia forense che ha ad oggetto la testimonianza nel processo: approfondiamola.

Nel corso di un procedimento penale i fatti possono essere ricostruiti non solo con l’ausilio di documentazione probatoria scritta, ma anche servendosi di una ricostruzione fattuale operata da qualcuno che ne ha avuto una percezione individuale, in prima persona o perchè gli è stato riferito da altri: la testimonianza. In quanto resa da un soggetto specifico, dotato in quanto taledi percezioni personali, emozioni, caratteristiche peculiari ed univoche, la testimonianza non costituisce un atto privo di insidie, poichè la memoria può essere falsata dal ricordo, dalla paura di ripercussioni o pericoli per se stessi e la propria famiglia, o dal trauma che assistere ad un reato può aver causato al teste. Tenere in considerazione questi aspetti è importante per gli operatori del diritto, in quanto sono coloro che poi materialmente pongono le domande ai testimoni per ottenere una ricostruzione dei fatti.

Ma cosa significa psicologia della testimonianza? A cosa può servire e cosa comporta, in pratica, per polizia giudiziaria, avvocati, magistrati e testimoni di un procedimento penale?

Psicologia della testimonianza: che cos’è una testimonianza

Per identificare di cosa si occupa la psicologia della testimonianza occorre partire dal concetto di testimonianza.

La testimonianza costituisce una delle principali fonti di prova all’interno del processo penale, ed ha lo scopo di chiarire i fatti di reato oggetto d’indagine attraverso l’esposizione (scritta o orale) di quanto accaduto da parte di qualcuno che era presente (testimonianza di primo grado) o ne abbia avuto notizia (testimonianza di secondo grado). La rappresentazione dei fatti, pertanto, è fondamentale all’interno della ricostruzione della testimonianza, in quanto il testimone è chiamato ad illustrarli e spiegarli attraverso un percorso guidato, composto di domande che gli vengono sottoposte da investigatori, magistrato del pubblico ministero e dal difensore dell’accusato in quel procedimento.

La testimonianza viene definita come un processo unitario, nel quale sono stati identificati dagli studiosi del settore sei momenti precisi, che caratterizzano la ricostruzione del fatto:

  • sensazione
  • percezione
  • rielaborazione
  • memoria
  • rievocazione
  • espressione

La testimonianza è di necessità condizionata da processi psichici soggettivi, anche involontari, legati alla percezione del testimone, che influenzano dunque non solo il ricordo dell’avvenuto ma anche la sua stessa rielaborazione e ricostruzione in un momento successivo. Tutti i passaggi elencati, naturalmente, sono influenzabili dalla psiche del teste: la percezione personale può essere stata limitata dall’ambiente, o può essere solo una percezione generica d’insieme ma per nulla dettagliata, o ancora la rielaborazione del fatto può andare incontro a processi di rimozione (come amnesie selettive, cioè vuoti di memoria limitati a particolari circostanze dolorose o traumatiche, che vengono rimossi in un meccanismo automatico di difesa).

Ma cosa significa psicologia della testimonianza e di cosa si occupa questa materia?

Psicologia della testimonianza: nozione e significato

Per psicologia della testimonianza si intende il ramo della psicologia forense che ha ad oggetto la testimonianza, e che è ricompreso in una specifica macro aerea della scienza forense: la psicologia delle attività, delle organizzazioni e delle funzioni giudiziarie (tra cui è anche ricompresa, non a caso, la psicologia della prova giudiziaria).

Finora si è parlato genericamente di testimonianza, ma è necessaria una precisazione.

Nell’ambito di questo settore occorre infatti avere ben chiaro che il testimone non deve essere inteso unicamente quale soggetto terzo rispetto all’avvenimento verificatosi. Nelle psicologia della testimonianza infatti sono incluse tutte le narrazioni che vengono rese nell’interesse dello svolgimento di un procedimento giudiziale, dalla fase delle indagini a quella dibattimentale e processuale pura: anche quanto riferito dallo stesso imputato, pertanto, viene ai fini di questa disciplina ricompreso nella categoria “testimonianza”.

Psicologia della testimonianza: alcuni suggerimenti pratici

Nel corso del processo penale la testimonianza viene acquisita in dibattimento, attraverso esame e controesame del testimone ad opera delle parti (pubblico ministero e difensore dell’imputato). Durante tale esame, vengono poste da entrambe le parti domande al teste, volte ad arrivare a una ricostruzione dei fatti che sostenga le rispettive tesi prospettate in giudizio (accusatorie o difensive). La finalità è quella di evitare, per una parte, o ottenere – per la controparte, a seconda del ruolo – che il testimone cada in contraddizione, modifichi la propria versione, menta perchè si sente sotto pressione (col rischio ulteriore di commettere falsa testimonianza), si lasci influenzare dall’emozione della deposizione e confonda gli avvenimenti, o dimentichi dettagli fondamentali.

La prova di una fatto di reato, o la sua mancanza, possono basarsi su questi aspetti, in grado di determinare l’esito di un giudizio.

È dunque molto utile per avvocati e magistrati sviluppare grandi doti comunicative, metodo e rapidità argomentativa e controargomentativa, da esercitare nel corso dell’esame e controesame del testimone.

Gli studi in materia di psicologia della testimonianza forniscono quindi suggerimenti pratici, in modo da rendere il più vicino al vero il racconto del teste. Tra questi:

  • la preferenza dovrebbe andare alle domande a risposta secca, con alternativa tra sì e no, in modo da ricostruire passo per passo l’evento da narrare;
  • ricordarsi dell’utilità di prestare attenzione alla scelta del tono di voce usato nell’esame, che può essere in grado di far percepire paura, timore o ansia nel teste;
  • evitare di lasciare spazio ad una ricostruzione libera dell’accaduto da parte del teste, perchè il racconto sarebbe meno completo;
  • tenere presente che in genere a domanda alternativa fra un’affermazione positiva ed il suo contrario negativo (era presente/non era presente; aveva/non aveva; camminava/non camminava) si tende a rispondere positivamente;
  • tenere a mente che introdurre nella domanda dettagli particolari, non ancora citati o confermati dal teste (c’era un gatto sul divano?) può portarlo a darli per assunti: se si risponde di sì, allora si sta anche riconoscendo, implicitamente ed allo stesso tempo, che ci fosse un divano nella camera.

note

Autore immagine: Pixabay.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI