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Fermi e ipoteche illegittimi dopo un anno

4 settembre 2017


Fermi e ipoteche illegittimi dopo un anno

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 settembre 2017



La validità del pignoramento, del fermo o dell’ipoteca avviati da Agenzia Entrate Riscossione è subordinata al rispetto del termine di 1 anno dalla notifica della cartella.

Se dopo la notifica della cartella di pagamento passa più di un anno, Agenzia Entrate Riscossione non può più iscrivere ipoteca o fermo auto. Questo perché la cartella esattoriale “scade” dopo un anno e solo la notifica di un’ulteriore richiesta di pagamento (la cosiddetta «intimazione di pagamento») consente al fisco di agire con un pignoramento o una misura cautelare. È questo il chiarimento fornito dalla Commissione Tributaria Regionale di Milano [1] che, così facendo, si allinea al principio sancito dalle Sezioni Unite della Cassazione [2]. In termini pratici ciò significa che, se entro 365 giorni dal ricevimento della cartella, il contribuente non subisce alcun pignoramento, può quantomeno stare tranquillo che alcuna misura potrà essere adottata nei suoi confronti se prima non gli viene spedito un ulteriore sollecito. Allo stesso modo, fermi e ipoteche sono illegittimi dopo un anno dal ricevimento della cartella di pagamento, salvo non ci sia stata nel frattempo la notifica di una intimazione di pagamento e da quest’ultima non siano passati più di 180 giorni. Ma procediamo con ordine.

Dopo un anno dalla cartella il contribuente non può attendersi alcuna “sorpresa”

La legge stabilisce un termine iniziale e uno finale per l’efficacia della cartella di pagamento. In particolare, Agenzia Entrate Riscossione non può avviare un pignoramento, iscrivere un’ipoteca o un fermo auto se:

  • non sono passati almeno 60 giorni dalla notifica della cartella stessa;
  • è passato più di 1 anno dalla notifica della cartella stessa.

Ogni azione intrapresa al di là dei predetti termini è illegittima.

Il decorso di un anno non significa però che il contribuente è finalmente libero dalla pretesa esattoriale. Tale conseguenza, infatti, si ha solo con la prescrizione: si tratta di un ulteriore termine, più lungo e diverso a seconda del tributo, oltre il quale l’esattore non può mai più procedere alla riscossione (leggi Dopo quanto si prescrive la cartella dell’Agenzia Entrate?). La legge però prevede che dopo un anno dal ricevimento della cartella, l’Agenzia delle Entrate Riscossione che voglia procedere con un pignoramento, un fermo o un’ipoteca è obbligata a notificare un ulteriore atto, la cosiddetta intimazione di pagamento. Anche quest’ultima, come la cartella esattoriale, ha una data di scadenza che, in questo caso, è di 180 giorni. Superato tale termine nulla vieta all’esattore di spedire una nuova intimazione. Ciascuna cartella o intimazione di pagamento ha l’effetto di interrompere il termine di prescrizione che, pertanto, inizierà a decorrere da capo a partire dal giorno successivo alla notifica della stessa.

In ogni caso ricordiamo che sia l’iscrizione di ipoteca che il fermo auto richiedono la notifica di un preavviso almeno 30 giorni prima, contro il quale si può far ricorso entro 60 giorni. Ma prima ancora di questo, nel caso sia trascorso più di un anno dalla notifica della cartella di pagamento l’agente per la riscossione deve notificare l’intimazione di pagamento.

Il principio sancito dalla Commissione Tributaria di Milano non è nuovo sebbene poco conosciuto dai contribuenti che spesso temono che un pignoramento possa giungere inaspettato dall’oggi al domani solo perché in passato hanno ricevuto una o più cartelle di pagamento. Leggi sul punto La cartella di pagamento scade dopo un anno.

note

[1] Ctr Lombardia sent. n. 3042/2/2017.

[2] Cass. S.U. sent. n. 19667/2014; Cass. sent. n. 380/2017.


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