Diritto e Fisco | Articoli

I diritti del vegano

13 ottobre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 ottobre 2017



Ferme in Parlamento due proposte di legge, una pro e una contro il veganismo. Ma a scuola qualcosa si muove. Intanto, ecco i diritti del consumatore vegano.

Per chi è sempre stato «uno di buona forchetta» non deve essere una scelta semplice. Soprattutto in Italia, la cui cucina è invidiata in tutto il mondo. Rinunciare alla fiorentina, al pesce alla griglia, perfino a lasagne e tortellini è impensabile per milioni di italiani. Non per quell’1% circa che ha deciso di passare alla dieta vegana, quella che prevede soltanto il consumo di cereali, legumi, verdura e frutta. Niente che abbia a che fare con gli animali, insomma. Compresi affettati, uova e latticini.

A differenza del vegetariano, dunque, che accetta a tavola un’orata al forno o una frittata di zucchine, il vegano esclude dalla propria dieta qualsiasi ingrediente di origine animale. Una scelta che fa discutere da anni, tant’è che non si è ancora fermata la battaglia in Parlamento a colpi di disegni e di proposte di legge tra chi vuole difendere i diritti del vegano e chi, invece, chiede il carcere per chi impone l’alimentazione vegana ai figli minori di 16 anni. In altre parole, tra chi ritiene il veganismo uno stile di vita sano (come alimentazione e come filosofia) e chi, invece, lo considera una minaccia per la salute dei più giovani.

Ma, al di là delle battaglie legali (di cui parleremo più avanti), chi ha deciso di nutrirsi solo a base di vegetali escludendo qualsiasi cosa provenga da un animale ha diritto a difendere la propria scelta come consumatore. Così come chi mangia carne deve conoscere la provenienza della sua bistecca con un’adeguata etichettatura, anche il vegano deve avere la certezza di non essere truffato.

I diritti del consumatore vegano

A questo proposito, tra i pochi (pochissimi) riferimenti legali a cui il vegano può appoggiarsi in Italia c’è quello del divieto della pubblicità ingannevole e della frode al consumatore. Significa, dunque, che chi vuole seguire questo tipo di dieta ha diritto ad acquistare quello che legge su un’etichetta, se questa esclude qualsiasi tipo di ingrediente di origine animale. Lo stesso vale per i bar che propongono delle brioche (o cornetti che dir si voglia) con la dicitura «vegana» o per i ristoranti che promettono nei loro menù di servire questo tipo di pietanze. A richiesta del cliente, dunque, non possono servire un piatto dichiaratamente vegano ma preparato, ad esempio, con del brodo di carne o fatto saltare in padella con una noce di burro.

La dieta vegana: chi dice no

Così come chi mangia di tutto si sente nel diritto di imporre al proprio figlio di mangiare una bistecca o un piatto di lasagne alla bolognese, i diritti del vegano contemplano la possibilità di costringere i figli ad osservare questo tipo di dieta? C’è in Italia una corrente di pensiero che ritiene il veganismo pericoloso per la salute, soprattutto per quella dei più giovani.

Tempo fa è stata presentata in Parlamento una proposta di legge (la discussa proposta Savino, portata alla Camera dalla deputata di Forza Italia Elvira Savino) che chiede di punire penalmente «chiunque impone o adotta nei confronti di un minore di anni 16, sottoposto alla sua responsabilità genitoriale o a lui affidato per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, una dieta alimentare priva di elementi essenziali per la crescita sana ed equilibrata». La pena proposta può andare da 2 anni e mezzo a 4 anni di reclusione se questo è causa di malattia o di lesione personale permanente, e da 4 a 6 se invece la conseguenza è la morte. La pena aumenterebbe di 12 mesi quando il bambino ha meno di 3 anni.

La proposta di legge non è stata ancora approvata.

Non manca chi la ritiene del tutto discutibile. Che cosa si intende, ad esempio, per dieta alimentare «priva di elementi essenziali per la crescita sana ed equilibrata»? Quali sarebbero, a questo punto per legge, gli «elementi essenziali»? E, inoltre, trattandosi di una normativa che mira a tutelare la salute e la buona educazione alimentare dei bambini, perché non prevedere il carcere per chi consente ai propri figli una vita sedentaria davanti alla tv o ai videogiochi abusando di patatine e merendine e «alimentando» (è proprio il caso di dirlo) la loro tendenza al sovrappeso, all’obesità, al diabete?

La dieta vegana: chi dice sì

Sul lato opposto della barricata, la senatrice del Pd Monica Cirinnà (con il sostegno trasversale della deputata berlusconiana Maria Vittoria Brambilla (nota animalista) ha presentato la sua di proposta di legge per garantire i diritti del vegano a scuola, in ospedale, nella mensa dell’azienda, perfino in carcere. Almeno un menù, insomma, in tutte le mense pubbliche, convenzionate o private, o che svolgono un servizio pubblico (come quelle delle aziende private) per dare la possibilità a chi ha scelto il veganismo di portare avanti le proprie convinzioni alimentari. Unico vincolo, che il menù «assicuri un apporto bilanciato di tutti i nutrienti, così come indicato dalla scienza ufficiale in materia di nutrizione e considerando i progressi scientifici in tale campo».

Lo stesso vale per la scuola. Dove, tra l’altro, la proposta di legge Cirinnà porta i diritti del vegano non solo all’interno della mensa scolastica ma anche nelle aule. Guardate cosa prevede il comma 2 dell’articolo 4: «Gli studenti che, per obbedienza alla coscienza, nell’esercizio del diritto alle libertà di pensiero, coscienza e religione riconosciute dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dal Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, si oppongono alla violenza su tutti gli esseri viventi, possono dichiarare la propria obiezione di coscienza a seguire le lezioni didattiche pratiche riguardanti alimenti di origine animale». Insomma, se la proposta diventasse legge, il ragazzo vegano potrebbe uscire dall’aula quando, durante la lezione di scienze, si parla del valore nutrizionale di una bistecca o di un uovo, o del contenuto di omega 3 di un trancio di salmone.

La proposta di legge, infine, prevede una massiccia campagna di informazione sull’alimentazione vegana e una sanzione pecuniaria da 3.000 a 18.000 euro in caso di violazione di queste disposizioni, con la possibilità, in caso di recidiva, di aumentare la pena di un terzo e di revocare la licenza al trasgressore.

Ma c’è chi si è già mosso prima che questa proposta diventi legge. E’ il caso del Comune di Torino che, dall’anno scolastico 2017/2018 ha ordinato alle mense delle scuole elementari cittadine di servire una volta al mese un pasto interamente privo di proteine animali. Che si mangia? Nei mesi più caldi, riso e piselli, fagioli in insalata, insalata mista con carote e peperoni e mix di frutta di stagione. Nei mesi più freddi, invece, lo chef preparerà penne al pomodoro, lenticchie in umido, insalata di carote, pane e ananas. Il menù vegano viene servito il secondo venerdì del mese. Prima della Pasqua, insomma, almeno una settimana ogni tre, non si mangerà la carne: verrà rispettata la Quaresima.

note

Autore immagine: 123rf.com

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI