Ape volontaria, arrivano gli arretrati

4 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 settembre 2017



Chi richiederà l’Ape volontaria potrà ottenere gli arretrati a partire dal 1° maggio 2017.

Anticipo pensionistico con gli arretrati, per chi lo richiederà entro 6 mesi dall’entrata in vigore del decreto attuativo sull’Ape volontaria: è quanto emerge dal testo del decreto stesso, appena firmato dal premier Gentiloni. Nel dettaglio, potranno percepire le quote arretrate di Ape volontaria coloro che hanno maturato i requisiti per l’anticipo pensionistico tra il 1° maggio 2017 e la data di entrata in vigore del decreto, se richiederanno la prestazione entro 6 mesi da tale ultima data.

Considerando che i mesi di arretrati che possono essere percepiti non sono pochi, quest’iniezione di liquidità incentiverà sicuramente la presentazione di un elevato numero di domande di Ape volontaria. Non bisogna dimenticare, però, il rovescio della medaglia, ossia la penalizzazione sulla futura pensione che l’anticipo pensionistico comporta: dato che la prestazione è erogata attraverso un finanziamento bancario, più questa è elevata, maggiore è l’importo che il pensionato deve restituire alla banca. Ottenere una somma cospicua grazie agli arretrati, dunque, può rivelarsi un’arma a doppio taglio, in quanto determina una maggiore decurtazione della pensione.

Ma procediamo per ordine e vediamo come funziona l’Ape volontaria, per capire in che modo l’anticipo pensionistico incide sul futuro trattamento di pensione.

Che cos’è l’Ape volontaria

L’Ape, sigla che sa per anticipo pensionistico, non deve essere confusa con la pensione anticipata: si tratta invece di una prestazione, ottenuta grazie a un prestito bancario, che accompagna il lavoratore dai 63 anni di età (o dal momento in cui richiede il trattamento) sino all’età pensionabile (cioè all’età in cui si può ottenere la pensione di vecchiaia).

In pratica, con l’Ape il lavoratore può ricevere un assegno, a partire dai 63 anni di età, se possiede almeno 20 anni di contributi, sino alla data di maturazione della pensione di vecchiaia. Considerando che l’età per la pensione di vecchiaia, attualmente, è pari a 66 anni e 7 mesi, l’anticipo massimo possibile è pari a 3 anni e 7 mesi.

In ogni caso, l’importo erogato col finanziamento bancario deve essere restituito in 20 anni.

L’anticipo minimo deve essere pari a 6 mesi e la futura pensione, al netto della ritenuta Ape, non deve essere inferiore a  1,4 volte il trattamento minimo (circa 702 euro).

Chi può chiedere l’Ape

Non tutti i lavoratori possono richiedere l’Ape, ma soltanto gli iscritti a una delle gestioni previdenziali facenti capo all’Inps: il trattamento non è infatti previsto dalle casse dei liberi professionisti, in quanto a gestire l’intera procedura è l’Inps, che interagisce con la banca convenzionata scelta per l’erogazione del prestito.

A quanto ammontano l’Ape volontaria e la penalizzazione della pensione

Per capire a quanto ammontano, nel dettaglio, i costi che l’Ape comporta, va innanzitutto chiarito che a pesare sulla pensione futura non è soltanto la restituzione del prestito, ma anche l’assicurazione obbligatoria, per il rischio di premorienza (cioè per il rischio che il pensionato muoia prima di restituire l’intero prestito).

Le stime relative ai costi dell’Ape volontaria dipendono sia dall’ammontare richiesto con l’anticipo (che può andare dal 90% al 75% della futura pensione), sia dalla durata dell’anticipo stesso.

Nel dettaglio, l’anticipo pensionistico dovrebbe costare al pensionato, per ogni anno di prestazione, una rata sulla pensione netta futura che andrà da un minimo del 2% fino al 5-5,5% medio annuo; il valore netto della penalizzazione, però, sarà inferiore grazie a un credito d’imposta che può arrivare fino al 50% dell’interesse sul finanziamento e sul premio. Si dovrebbe così ottenere un Taeg (tasso annuo effettivo globale) del prestito Ape pari al 3,2 %.

Come fare domanda di Ape volontaria

Per ottenere l’Ape volontaria l’interessato dovrà in primo luogo chiedere all’Inps la certificazione del diritto all’Ape e, in seguito, presentare all’istituto la domanda di pensione di vecchiaia, da liquidare al raggiungimento dei requisiti di legge.

Il servizio online per l’inoltro della domanda, che si troverà all’interno del portale web dell’Inps, verrà rilasciato a breve, dopo l’entrata in vigore del decreto attuativo.

La domanda di Ape e quella di pensione non sono revocabili, salvo il diritto di recesso, che si deve esercitare nei termini previsti dalla legge in materia creditizia e bancaria e dal codice del consumo. Nella domanda il richiedente deve indicare sia la banca cui richiedere il prestito sia l’assicurazione alla quale richiedere la copertura del rischio di premorienza.

Una volta inviata la domanda di certificazione del diritto, l’Inps verifica il possesso dei requisiti di legge, certifica il diritto all’Ape e comunica al richiedente l’importo minimo e massimo del prestito ottenibile. A questo punto, la banca deve trasmettere all’Inps il contratto di prestito o l’eventuale comunicazione di rifiuto dello stesso. In quest’ultimo caso la domanda di pensione decade ed è priva di effetti.

In caso di concessione del prestito, dal momento in cui il contratto è reso disponibile online al richiedente decorrono i termini di 14 giorni per esercitare il diritto di recesso. In caso di recesso la domanda di pensione decade ed è priva di effetti.


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1 Commento

  1. Buongiorno!!! Non capisco perché non ne parlano della quota 41…. Attualmente io ho 63 anni, quasi 42 di contributi, 2anni e mezzo di versamenti prima del compimento del 19esimo anno, e ho mia madre a 90 anni con legge 104 ed accompagnamento… C’è qualcuno che mi può dare una risposta a tutto questo? Buongiorno e grazie…

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