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Multe: quando conviene fare ricorso?

4 settembre 2017


Multe: quando conviene fare ricorso?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 settembre 2017



Convenienza sulla possibilità di impugnare una multa: i costi e le possibilità di vittoria.

«Ok, lo so: ho commesso un’infrazione e ho violato il codice della strada. Ma devo proprio pagare?» A tutti “brucia” dover pagare una multa, specie se il limite di velocità è stato superato di poco. Ma esistono numerose scappatoie. Se il Comune fa il fiscale con gli automobilisti, anche gli automobilisti possono fare altrettanto: dalla loro parte c’è una serie di sentenze che consentono di fare ricorso contro la multa per vizi formali, per violazione delle norme sulla segnaletica e sui cartelli stradali, sul contenuto minimo che deve avere il verbale o sulle distanze regolamentari dell’autovelox. Escamotage questi che consentono di farla franca. E quand’anche la multa non sia impugnabile, si può sempre aspettare la cartella esattoriale, perché anche quella presenta spesso numerosi difetti (primo tra tutti l’immancabile difetto di notifica). I principi però vengono meno quando si tratta di fare il conto: quanto costa una causa per impugnare una multa? È davvero conveniente opporsi oppure è meglio pagare, magari sfruttando lo sconto del 30% previsto per chi adempie nei primi cinque giorni? In questo articolo tenteremo di spiegare quando conviene fare ricorso contro le multe e lo diremo senza peli sulla lingua, anche sulla base della nostra giornaliera esperienza in tribunale.

Quanto costa fare opposizione a una multa?

La prima cosa che devi sapere se intendi fare ricorso contro una multa è che le spese del giudizio le devi anticipare tutte tu. Devi cioè:

  • pagare il costo del ricorso che puoi sicuramente scrivere tu o scaricare da internet, ma che – se vuoi stare tranquillo sulla riuscita – dovrà redigere un professionista del settore;
  • versare il contributo unificato che, per le multe fino a 1.100 euro, è di 43 euro;
  • in alcuni tribunali devi anche pagare le spese di notifica del ricorso alla controparte (cui, invece, di solito provvede la cancelleria);
  • devi pagare l’avvocato che presenzi in udienza e ti difenda. Se invece intendi difenderti da solo (per le multe puoi farlo) devi anche contare quanto ti costa la trasferta;
  • devi poi considerare il tempo perso: a nostro avviso è un costo da non sottovalutare perché una causa per una multa potrebbe finire anche in secondo grado o in Cassazione.

È vero: se vinci, il giudice dovrebbe – ma non è sempre così scontato – condannare il Comune a risarcirti tutte queste spese. Ma una cosa è ciò che dice la sentenza, un’altra ciò che poi di fatto avviene. Spesso infatti gli enti locali sono in dissesto e pieni di debiti: non solo non riescono a pagare ma, nei loro confronti, è impossibile ogni forma di pignoramento (specie per piccoli importi), essendo gran parte dei loro soldi “bloccati” da una delibera di destinazione per pubblica utilità. Risultato: in caso di multa per divieto di sosta, di circa 41 euro, ne devi pagare più del doppio di spese vive che non è detto ti vengano rimborsate. In caso di multa per eccesso di velocità fino a 60km rispetto al limite, pari a 169 euro, ne devi pagare altrettante all’avvocato.

I costi poi aumentano quando hai preso la multa fuori dal tuo Comune, ad esempio sulla strada che ti porta alla casa vacanze. In tal caso devi aggiungerci anche le spese per i trasferimenti necessari a presenziare alle udienze, che sia tu a farlo o il tuo avvocato.

Quando conviene fare opposizione a una multa?

Prima di fare opposizione alla multa ricordati sempre che ogni giudice ha la propria interpretazione. Questo significa che se anche hai trovato un precedente che ti dà ragione, non è detto che la spunterai facendo causa: il giudice di pace che dovrà decidere il tuo fascicolo potrebbe avere altre tesi. Ad esempio, per molti anni c’è stata la diatriba se, in caso di multa con decurtazione dei punti della patente ma non contestata subito, la mancata comunicazione alla polizia dell’effettivo conducente potesse essere giustificata dal fatto di «non ricordare» chi aveva in uso l’auto familiare. Numerosi giudici hanno dato ragione agli automobilisti mentre altri hanno fatto il contrario; alla fine è arrivata la Cassazione che ha dato ragione ai Comuni.

Fatte queste dovute premesse, dobbiamo anche avvisare il ricorrente del fatto che, se fa ricorso e poi perde, dovrà anche pagare le spese processuali. Il che significa che, al danno, si aggiunge la beffa e il conto totale potrebbe anche raddoppiare.

È vero: c’è la possibilità di fare ricorso al prefetto che è gratuito e che non comporta la condanna alle spese in caso di sconfitta. Tuttavia, se l’istanza viene rigettata, l’automobilista è tenuto a pagare la multa in misura piena (mentre prima aveva la possibilità di farlo in misura ridotta, ulteriormente decurtata del 30% nei primi 5 giorni).

Certo: quando sei strasicuro di avere ragione, tutto sommato il rischio si può anche correre. Si pensi al caso di un autovelox non previamente segnalato (hai davvero controllato bene fino a 4 km prima della postazione?) o privo del certificato di taratura annuale (lo hai chiesto alla polizia prima di fare la causa? Come fai ad esserne certo?); si pensi alla multa che indica un’auto diversa dalla tua (attento però: gli errori minimi, come quelli che riguardano un numero della targa o il colore del mezzo, non rilevano se la difesa del cittadino non è stata pregiudicata).

Dulcis in fundo, veniamo al discorso «notifica della multa». Qui gran parte della gente si tira la zappa sul piede. In gran parte dei casi, quando la notifica è annullabile, il ricorso sana il vizio. Sembra un cane che si morde la coda: che senso ha – si potrebbe pensare – stabilire una regola se poi non la si può applicare e non si può impugnare l’atto viziato? La risposta è semplice. Si pensi al caso del vicino di casa che ritira la raccomandata per conto del dirimpettaio: sollevare il difetto di notifica sarebbe un errore clamoroso. Questo perché, per fare la causa, l’automobilista deve comunque ammettere di avere avuto conoscenza della multa (anche se per vie non conformi alla legge). E tanto basta per sanare il vizio. Chi dice di non aver ricevuto la multa, ma poi la esibisce al giudice per farla annullare, ha in realtà ammesso di averla ricevuta. Bisognerebbe allora avere la pazienza di aspettare la successiva cartella esattoriale e solo allora sollevare la mancata consegna della multa.

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