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Nuovi voucher lavoro occasionale, arrivano le sanzioni

4 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 settembre 2017



L’Ispettorato nazionale del lavoro fa il punto sulle sanzioni da irrogare per le irregolarità nell’utilizzo del lavoro occasionale: nuove ispezioni in arrivo.

Dalla multa minima di 500 euro alla trasformazione del lavoro occasionale in un contratto a tempo pieno e indeterminato, sino ad arrivare alla maxisanzione per lavoro nero: sono queste le principali conseguenze della violazione della normativa in materia di lavoro occasionale, in base a quanto disposto dalla Manovra bis [1], la norma che ha recentemente riformato il lavoro accessorio istituendo il contratto di prestazione occasionale e il libretto famiglia, noti come nuovi voucher.

Considerato, però, che le nuove prestazioni occasionali presentano diversi limiti e che le sanzioni applicabili sono numerose, l’Ispettorato nazionale del lavoro, con una recente circolare ed una nota [2], ha chiarito in quali situazioni ed in quale misura queste possono essere irrogate. Le disposizioni sono state emanate in previsione di nuove ispezioni da effettuare alle aziende ed ai datori di lavoro in generale.

Facciamo allora il punto della situazione, per capire come funzionano i contratti di prestazione occasionale e quali sono le regole da rispettare.

Come funziona il contratto di prestazione occasionale

Il contratto di prestazione occasionale consente di retribuire il lavoratore per le prestazioni saltuarie o marginali, ossia per le attività che in passato erano retribuite attraverso i voucher.  Nel dettaglio, le prestazioni occasionali possono essere retribuite attraverso il contratto di prestazione occasionale se rese nei confronti di aziende, enti o professionisti, mentre se rese nei confronti di privati e famiglie devono essere retribuite attraverso il libretto famiglia.

Con il contratto di prestazione occasionale il lavoratore è retribuito, per ogni ora di lavoro,  con una paga netta di 9 euro (ad esclusione del settore agricolo, nel quale la paga minima è differente a seconda del territorio sede in cui si svolge l’attività agricola); l’azienda corrisponde, poi, i contributi (in misura pari al 33%) e i premi assicurativi contro gli infortuni.

Il lavoratore ha diritto a un compenso minimo pari a 36 euro, in quanto è prevista una prestazione minima giornaliera pari a 4 ore. Il lavoratore con contratto di prestazione occasionale ha inoltre diritto al riposo giornaliero, alle pause e ai riposi settimanali e non può superare il tetto massimo di 280 ore di lavoro annue.

Il compenso massimo derivante dai presto, per il lavoratore, non può superare i 5.000 euro; può arrivare a 6.250 euro se il lavoratore appartiene a determinate categorie svantaggiate:

  • pensionati;
  • giovani con meno di 25 anni iscritti a scuole o università;
  • disoccupati e percettori di sussidi a sostegno del reddito.

Inoltre il lavoratore non può ricevere più di 2.500 euro annui dal singolo committente.

Chi non può utilizzare il contratto di prestazione occasionale

Il contratto di prestazione occasionale non può essere utilizzato se:

  • l’impresa utilizzatrice, o il professionista utilizzatore, supera i 5 addetti;
  • l’impresa appartiene al settore edile o svolge attività pericolose (come attività nelle cave e nelle miniere);
  • l’utilizzatore è coinvolto nell’esecuzione di appalti di opere o servizi;
  • l’utilizzatore ha in corso, o ha avuto da meno di 6 mesi, un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa con lo stesso lavoratore,.

L’utilizzatore, inoltre, non può erogare compensi derivanti dai contratti di prestazione occasionale per un importo superiore ai 5000 euro annui (il tetto sale a 6250 euro, se la prestazione è resa da lavoratori svantaggiati).

Come si attiva il contratto di prestazione occasionale

Per poter attivare i presto, il primo passo da fare è la registrazione del committente e del lavoratore all’interno del portale Inps.

Il committente deve accedere, poi, a un’apposita piattaforma telematica, nella quale dovrà attivare la prestazione inserendo un’apposita comunicazione.

La comunicazione deve essere inviata, attraverso la piattaforma Inps,  almeno un’ora prima dell’inizio della prestazione; è possibile avvalersi anche dell’aiuto di un intermediario (compresi i consulenti del lavoro) o attivare il contratto attraverso i servizi del contact center Inps Inail.

La comunicazione deve contenere:

  • i dati anagrafici e identificativi del prestatore;
  • il luogo di svolgimento della prestazione;
  • l’oggetto, la data e l’ora di inizio e di termine della prestazione;
  • il compenso pattuito.

L’attivazione della prestazione è notificata al prestatore di lavoro direttamente dall’Inps, tramite sms o posta elettronica.

Se la prestazione non viene resa, il datore di lavoro ha 3 giorni per comunicarlo all’Inps; in caso contrario, l’Inps effettua comunque i pagamenti al lavoratore.

Trasformazione del lavoro occasionale in contratto a tempo pieno e indeterminato

Il datore di lavoro che intende attivare un contratto di prestazione occasionale deve fare molta attenzione ai limiti previsti per il suo utilizzo. Il contratto di prestazione occasionale, difatti, si trasforma in rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato se:

  • la prestazione è resa dal lavoratore per oltre 280 ore l’anno;
  • il lavoratore è retribuito, dallo stesso utilizzatore, in misura superiore ai 2500 euro netti l’anno: è indispensabile che il limite di reddito sia ben specificato dall’utilizzatore sulla piattaforma informatica, soprattutto in relazione all’impiego di lavoratori svantaggiati, per i quali il limite dei compensi annui è innalzato fino a 6250 euro;
  • il lavoratore ha in corso o ha cessato da meno di 6 mesi un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa con lo stesso utilizzatore: le sanzioni e il divieto non sono però applicabili se il precedente rapporto di lavoro, a favore dell’utilizzatore, era attivato mediante un contratto di somministrazione; inoltre tale sanzione non è condivisa da gran parte degli esperti in materia, perché la normativa sul lavoro occasionale non prevede esplicitamente una conseguenza di questo tipo.

Multa per mancato invio della comunicazione preventiva

Se si viola l’obbligo di comunicazione preventiva, viene applicata all’utilizzatore una sanzione amministrativa da 500 a 2.500 euro per ogni prestazione lavorativa giornaliera accertata in violazione. Non essendo applicabile la procedura di diffida, la sanzione ridotta è pari a 833,33 euro. L’Ispettorato ha precisato che la sanzione è riferita al numero di giornate e non dipende dal numero di lavoratori impiegati: in pratica,  se la violazione si riferisce a tre giornate, in cui sono utilizzati diversi lavoratori, la sanzione sarà pari a 833,33 per 3.

La sanzione è applicabile non solo nei casi in cui non sia inviata la comunicazione, ma anche se mancano degli elementi identificativi del rapporto o se sono accertati dati diversi.

Multa per violazione del divieto d’instaurazione del contratto

Le sanzioni appena esposte si applicano anche in caso di violazione del divieto di instaurazione di un contratto di prestazione occasionale, ossia nelle seguenti situazioni:

  • datore di lavoro con più di 5 lavoratori a tempo indeterminato;
  • utilizzo del lavoro occasionale in edilizia e in attività pericolose;
  • utilizzo del lavoro occasionale nell’ambito di un contratto di appalto.

Sono esclusi da queste sanzioni la pubblica amministrazione e gli utilizzatori privati (cioè coloro che retribuiscono il lavoratore attraverso il libretto famiglia).

Mancato rispetto di pause e riposi

Per quanto riguarda le violazioni in materia di riposi giornalieripause e  riposi settimanali, nonché quelle in materia di sicurezza del lavoro,  si applicano le stesse  sanzioni previste per la generalità dei datori di lavoro, nell’ambito dei contratti di lavoro subordinati.

Maxisanzione per lavoro nero

Secondo l’Ispettorato, nelle ipotesi in cui la comunicazione preventiva non sia trasmessa, o sia revocata anche se la prestazione è stata svolta, il fatto che il lavoratore sia registrato nella piattaforma telematica dell’Inps non basta a escludere, a priori, l’applicazione della maxisanzione per il lavoro nero.

Nel dettaglio, la maxisanzione non è applicabile se sono presenti, congiuntamente, i seguenti requisiti:

  • la prestazione occasionale può essere lecitamente svolta perché non sono stati superati i limiti di tempo (280 ore all’anno) e di importo (2.500 euro retribuiti al lavoratore dal singolo committente);
  • la prestazione può effettivamente considerarsi occasionale perché esistono precedenti analoghe prestazioni lavorative correttamente gestite.

Se la mancata comunicazione riguarda una singola giornata, ma il lavoratore ha già svolto correttamente altre prestazioni occasionali nello stesso mese, secondo l’Ispettorato è ragionevole ritenere che ci sia stata una semplice violazione dell’obbligo di comunicazione. In caso contrario, troverà invece spazio la maxisanzione per lavoro nero.

note

[1] Dl 50/2017.

[2] Inl, Circ.5/2017, Nota prot. 7427/2017.

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