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Cosa sono i giudici di merito e di legittimità

6 Settembre 2017 | Autore:


> Che significa? Pubblicato il 6 Settembre 2017



Nel nostro ordinamento i giudici possono essere di merito e di legittimità, a seconda che giudichino sui fatti e sul diritto o solo in relazione al diritto.

La magistratura nel nostro sistema giudiziario è un potere dello stato, con la funzione di giudicare le cause sottoposte al suo esame e risolvere le controversie che possono sorgere fra persone o fra persone e lo stato. I giudici sono soggetti terzi rispetto alle parti che stanno in giudizio – sia esso civile o penale – ed imparziali. All’interno della magistratura ci sono differenti tipologie di giudici e di giudizi, ed una delle possibili distinzioni viene fatta fra la giurisdizione di merito e quella di legittimità: a seconda dei poteri che vengono attribuiti dall’ordinamento nel decidere la causa, infatti, può distinguersi il giudice di merito dal giudice di legittimità. Cosa implica questa distinzione? Cosa sono i giudici di merito e di legittimità?

Giudizio di merito

Il giudizio di merito ha la funzione di accertare le vicende oggetto di causa, in modo da portare ad una decisione concreta sull’accaduto, che viene ricostruito nella sentenza che decide il giudizio stesso.

Si basa su una puntuale e specifica ricostruzione fattuale degli avvenimenti, ricavata da quanto prospettato dalle parti in causa, attraverso la produzione della documentazione ritenuta necessaria a fini probatori e mediante la deposizione di testimoni. La decisione giudiziale, dunque, implica che il magistrato decidente valuti la ragione delle pretese delle parti interpretando – nei limiti dei propri poteri e nel rispetto delle disposizioni di legge – i fatti accaduti, ed avendo come base le prove fornite nel procedimento.

La cognizione del giudice di merito, pertanto, comprende i dati di fatto come provati in corso di causa, e anche le questioni di diritto, in quanto gli avvenimenti andranno naturalmente inquadrati in una specifica fattispecie giuridica, sia essa penale o civile. Decidendo quindi su tutti gli aspetti di una causa, tale giudice “entra nel merito”, e motiverà nella sentenza le ragioni di fatto e di diritto su cui ha basato il proprio convincimento.

Giudizio di legittimità

I giudici di legittimità, invece, limitano la propria analisi alle questioni di diritto, senza sottoporre i fatti oggetto di causa ad una nuova e successiva valutazione di merito. La valutazione interviene non su una causa nuova, ma soltanto su una che è già stata decisa: il giudizio di legittimità è infatti specificamente volto a verificare la corretta applicazione, da parte del giudice di merito che si è già espresso sulla medesima questione, dei principi di legge e della normativa che regola la controversia su cui tale giudice di merito si è appunto pronunciato.

Il giudice di legittimità quindi non analizza il fatto, né decide nel merito, verificando unicamente le questioni di diritto (sostanziale e processuale) che vengono sottoposte alla sua attenzione. Si pensi ad una non corretta applicazione della legge, ad una errata interpretazione del giudice di merito delle norme. Nel nostro sistema, la funzione di verificare la corretta applicazione della legge e la sua interpretazione uniforme (cosiddetta funzione nomofilattica) è attribuita alla Corte di Cassazione, che è organo giudiziario unico per tutto il territorio statale.

Attraverso il giudizio di legittimità si esegue pertanto, in pratica, un controllo sulla decisione che è stata impugnata dalla parte che ha interesse a modificare la sentenza, per ottenere una pronuncia più favorevole. Se la sentenza impugnata si ritiene non corretta, perchè ad esempio la legge non è stata applicata come avrebbe dovuto, la sentenza stessa sarà annullata, con possibile ed eventuale rinvio ad un altro giudice di merito per una nuova decisione sulla questione.

note

Autore immagine: Pixabay.


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