HOME Articoli

Lo sai che? Come evitare controlli fiscali

Lo sai che? Pubblicato il 5 settembre 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 5 settembre 2017

Tutti i suggerimenti per evitare che l’Agenzia delle Entrate controlli il conto corrente, i versamenti e i prelievi oppure gli acquisti fatti. Come difendersi dall’accertamento fiscale.

Ci sono tanti modi per evitare i controlli fiscali: dal più sicuro, indiscutibilmente quello di pagare tutte le tasse, alla speranza – meno indicata – che all’Agenzia delle Entrate nessuno si accorga dell’operazione sospetta. E se anche è vero che le ispezioni, le verifiche e gli accertamenti seguono le regole statistiche – e le percentuali sono tanto più basse quanti più soggetti da controllare ci sono – è anche vero che ormai il fisco è dotato di computer in grado di lanciare allarmi non appena c’è qualcosa che non va nella dichiarazione dei redditi del contribuente. Insomma, se un tempo i controlli a campione erano la regola, ora tutto è rimesso a un algoritmo. Ecco perché, per vivere sonni tranquilli, è necessario sapere come evitare controlli fiscali e in quali modi si può stare al sicuro da sanzioni e accertamenti. Il che non significa necessariamente «pagare più tasse», ma pagare il giusto e, a volte, trovare la via più efficace per risparmiare senza, nello stesso tempo, mettersi nei guai.

Se anche tu ti stai chiedendo come evitare controlli fiscali, sappi però che in questo articolo non troverai suggerimenti di metodi illegali: nessuno ti consiglierà di spostare i soldi all’estero, magari in qualche paradiso fiscale, o di intestare i tuoi beni a parenti per risultare nullatenente agli occhi dell’Agenzia delle Entrate. Anche in campo tributario, infatti, le bugie hanno le gambe corte e prima o poi – inevitabilmente – arrivano le sanzioni che, nei casi più gravi, sono penali. Del resto, se vuoi evitare i controlli fiscali è perché non intendi rischiare e di certo non ti piace affidarti alla sorte. Ecco dunque qualche utile suggerimento di carattere pratico.

Sperando di fornirti un ulteriore servizio, in ogni successivo paragrafo di questo articolo troverai un link dove potrai approfondire l’argomento su una pagina del nostro giornale. Questo ci consentirà, in questa sede, di essere più sintetici e farci quattro chiacchiere come buoni amici al bar.

Spostamenti di soldi

L’Italia è il paese europeo dove è ancora molto diffuso l’uso dei contanti. Sappi però che non puoi consegnare a un’altra persona (anche se per un regalo) tremila euro cash o somme superiori. La legge lo vieta e, in caso contrario, scattano sanzioni amministrative particolarmente elevate. Dunque fino a 2.999,99 euro i contanti sono ammessi, anche se restano sempre poco indicati; oltre tale soglia bisogna usare bonifici, assegni non trasferibili e carte di credito o bancomat. Lo stesso dicasi per i libretti al portatore, il cui trasferimento è legittimo fino a 2.999,99 euro. In ogni caso, ciascun libretto non può più contenere somme superiori a 1.000 euro.

Messo nell’angolo il contante non resta che spostare soldi tramite conti correnti: il cosiddetto «bonifico» (se tra conti di soggetti diversi) o «giroconto» (se tra conti dello stesso soggetto). Ma anche qui il fisco ti può fregare: l’Agenzia delle Entrate ha l’anagrafe dei rapporti finanziari da cui prende tutte le informazioni su giacenza, prelievi e versamenti. Ed in caso di accertamento fiscale che derivi da controlli bancari, l’Agenzia può basarsi solo sugli indizi costituiti dai dati risultanti dai conti correnti verificati. In forza di ciò si determina un’inversione dell’onere della prova a carico al contribuente. Egli, a tal fine, deve dimostrare con analitica e dettagliata documentazione, la giustificazione di prelievi e versamenti e che ogni movimento bancario non si riferisce ad operazioni imponibili. In assenza di tale prova, gli accrediti e gli addebiti sono rilevanti ai fini della ricostruzione del reddito. Vediamo allora quando è possibile fare prelievi e versamenti senza rischiare controlli fiscali.

Come abbiamo già detto in Prelievi e versamenti: come evitare il fisco, se sei un privato cittadino, un autonomo o un professionista puoi prelevare dal conto qualsiasi cifra, senza che ciò possa comportare la possibilità di controlli fiscali. Discorso diametralmente opposto per i versamenti: in questo caso, a prescindere dal lavoro che fai (quindi anche se sei un dipendente con la paga fissa) devi essere sempre pronto a giustificare la provenienza dei soldi. Quindi, per evitare controlli fiscali cerca sempre di:

  • evitare quanto più possibile il versamento sul conto di contanti: non avresti modo di dimostrare la provenienza, anche quando questa è lecita (ad esempio, una donazione di un genitore). Questo perché nel processo tributario valgono solo le prove documentali e non le testimonianze (la parola di tua madre che conferma di averti regalato i soldi non avrebbe alcun valore). Certo, per un versamento di 100 euro nessuno dirà nulla, ma se questi versamenti sono periodici e raggiungono un livello ragguardevole, allora l’Agenzia delle Entrate potrebbe chiederti da dove provengono;
  • da quanto appena detto consegue un altro importante chiarimento: tutte le volte in cui devi fare un versamento sul conto corrente fa in modo che la somma vi transiti da un altro conto. Il bonifico infatti consente la tracciabilità della movimentazione. In questo modo, se l’Agenzia delle Entrate dovesse chiederti dei chiarimenti in merito, dovresti solo dimostrare a che titolo tali soldi ti sono stati dati e questo potrebbe già essere indicato nella causale del bonifico (donazione, sostegno per spese di fitto, regalo per il matrimonio o per il compleanno, pagamento di una vincita al gioco, risarcimento del danno, ecc.). Il bonifico peraltro ti consentirà di non dimenticare l’origine del denaro e di avere una prova documentale sempre a portata di mano;
  • se però sei titolare di un’attività commerciale le regole sono parzialmente diverse: in questo caso devi documentare anche i prelievi se questi sono superiori a mille euro al giorno o a 5mila al mese. In questo caso, il “trucco” per evitare controlli fiscali sui prelievi è tenere sempre in archivio tutta la documentazione riguardante i soldi prelevati dal conto.

Leggi Spostare i soldi senza allertare il fisco

L’apertura di conti all’estero è libera e li puoi portare fuori dall’Italia anche in contanti, ma fino a 10mila euro per volta. Attento però: lo Stato italiano ha firmato delle convenzioni internazionali in grado di raggiungere i patrimoni anche fuori dai confini nazionali. Non esistono più le isole felici di un tempo e chi porta il denaro fuori dall’Italia solo per non pagare le tasse rischia ugualmente.

Esistono poi le carte di credito ricaricabili sia italiane che estere, alimentate da conti che possono essere aperti in tutto il mondo e che di per sé non sono accertabili (si pensi al conto paypal). Contrariamente a quanto si crede anche queste sono verificabili: quindi è sempre meglio ricaricarle tramite bonifico tracciabile.

Spese eccessive

Non fare spese che non puoi permetterti. Anche se qualcuno ti garantisce che in futuro ti darà una mano. Difatti, secondo la Cassazione, è legittimo l’accertamento fiscale tramite redditometro in caso di acquisto di beni di rilevante valore che non potrebbero essere mantenuti con il proprio reddito dichiarato. Quali sono questi beni “costosi” che fanno scattare l’accertamento? Ne abbiamo già parlato in Quali spese fanno arrivare un controllo fiscale. Si tratta, tanto per fare qualche esempio, dell’acquisto di auto d’epoca, case, viaggi, elettrodomestici e arredo, ma anche l’ultimo modello dello smartphone, cene e pranzi fuori casa, gioiellerie, animali domestici, abbonamenti alla pay-tv, polizze assicurative dal premio alto o mutui la cui rata è superiore alle possibilità del correntista. Finanche l’utilizzo continuo della carta di credito per pagare il casello può essere oggetto di attenzione del fisco.

Dunque, per evitare i controlli fiscali fa sempre in modo di non spendere di più di quanto guadagni o, se intendi farlo con i soldi ottenuti da un’altra persona (ad esempio, la donazione di un parente, di un amico o di un coniuge) assicurati che tali somme transitino dal suo al tuo conto corrente o direttamente sul conto del venditore. È questo lo schema della cosiddetta «donazione indiretta» molto indicato per scansare gli accertamenti fiscali.

Se arriva un controllo

Se non sei stato sufficientemente prudente e ti è arrivato un controllo fiscale, non disperare: c’è sempre la possibilità di regolarizzarsi (riducendo le sanzioni) o di dimostrare la propria “innocenza”. Come? Prima di inviarti l’accertamento vero e proprio, l’Agenzia ti chiede chiarimenti in una sorta di confronto preventivo: ti dà cioè la possibilità di provare che i soldi spesi o il movimento sul conto corrente non è il frutto di evasione fiscale. In questa fase devi dimostrare la provenienza dei soldi da una di queste fonti:

  • redditi esenti e che, pertanto, non vanno tassati;
  • redditi già tassati alla fonte;
  • vincite al gioco o scommesse;
  • un’eredità;
  • risarcimenti del danno come, ad esempio, quelli dell’assicurazione dopo un incidente stradale;
  • indennizzo del datore di lavoro come, ad esempio, quello per un licenziamento illegittimo o una contestazione sulla violazione delle norme di sicurezza;
  • mutui: secondo la Cassazione, infatti, la disponibilità di redditi superiori rispetto a quanto dichiarato al fisco potrebbe anche derivare da prestiti della banca, il che rende nullo l’accertamento fiscale (purché la rata non sia insostenibile rispetto al tuo stipendio);
  • donazioni o prestiti o contributi ricevuti da parte di familiari, in particolare quelli conviventi come genitori e coniuge: in tal caso bisognerà dimostrare la provenienza del denaro attraverso, ad esempio, un bonifico intestato al contribuente o direttamente al venditore;
  • disinvestimenti ossia vendite di beni di seconda mano (un’auto usata, una casa, ecc.) o di titoli e/o azioni che si possedeva in precedenza.

Leggi sul punto Come contestare un accertamento fiscale

Se arriva l’accertamento

Se le tue difese in sede di contraddittorio preventivo non dovessero essere ritenute sufficienti, puoi sempre impugnare l’accertamento fiscale davanti al giudice entro 60 giorni dalla notifica. Qui potrai far valere le stesse ragioni che prima avevi dedotto innanzi al funzionario delle Entrate e alle quali questi non ha dato ascolto. In alternativa potresti impugnare la regolarità formale dell’accertamento. Uno dei vizi più ricorrenti sugli atti del fisco è il difetto di delega. Spesso gli accertamenti vengono firmati da un funzionario facente “funzioni” del dirigente a capo dell’ufficio. Secondo la Cassazione, però, la delega conferita da quest’ultimo al primo deve:

  • essere scritta
  • deve indicare nome e cognome del delegato; non può limitarsi a individuare solo la funzione;
  • va motivata: le ragioni possono essere ad esempio la carenza di personale o un’assenza per malattia;
  • indicare un ambito temporale (di partenza e di scadenza) entro cui la delega è valida.

Sul punto sarà meglio che tu legga Agenzia Entrate: come difendersi dall’accertamento fiscale.

note

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

1 Commento

  1. come viene considerato chi preleva soldi dal conto corrente per tenerli in casa al riparo delle banche ed altro?
    E’ sufficiente dimostrare i prelievi tramite estratto conto
    per gli ultimi 20 anni?
    Grazie.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI