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I diritti del vegetariano

19 ottobre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 ottobre 2017



La dieta alimentare rientra tra le libertà del singolo costituzionalmente protette in quanto manifestazione della propria personalità. 

Sono in costante aumento gli italiani che optano per un regime alimentare di tipo vegetariano: la scelta è dettata da ragioni legate alla salute, ma anche dalla volontà di rispettare la vita degli animali e dell’’ecosistema. Senza entrare nel merito di una scelta che è del tutto libera e personale, vediamo quali sono i diritti del vegetariano.

Il disegno di legge del 2013

Va premesso innanzitutto che la scelta di una precisa dieta alimentare rientra tra i diritti di ciascun individuo. In nome della libertà concessa dalla Costituzione a tutti i cittadini, nessuno può essere obbligato a nutrirsi di qualcosa che non vuole. Possiamo azzardare e dire anche che la dieta alimentare è estrinsecazione della propria personalità. Detto ciò, nell’ordinamento italiano non è possibile rintracciare una disposizione legislativa che si occupi in modo specifico della dieta vegetariana. Il tentativo più rilevante fu fatto nel 2013 quando le senatrici Cirinnà, Amati e Granaiola proposero un disegno di legge contenente “Norme per la tutela delle scelte alimentari vegetariana e vegana” [1]. Dopo aver elencato i benefici riconosciuti dalla scienza medica ad un regime alimentare vegetariano o vegano, il progetto intendeva rendere obbligatorio in ogni punto di ristoro (mense, bar, ristoranti, ecc.) convenzionati con i luoghi di lavoro l’aggiunta ai propri menù di piatti vegani e vegetariani. La proposta, poi, prevedeva che venisse sempre garantita l’offerta di almeno un’opzione vegetariana e di una vegana negli esercizi pubblici di ristorazione e nelle mense comunitarie, in alternativa alle pietanze di provenienza animale previste nei menu tradizionali. Inoltre, il ddl disponeva anche l’insegnamento di nozioni di nutrizione, gastronomia e ristorazione vegetariana e vegana nei programmi didattici degli Istituti Professionali Alberghieri e per i Servizi Alberghieri e Ristorativi.

Il disegno di legge non è mai stato approvato, pertanto le sue previsioni sono rimaste sulla carta; esso ha comunque rappresentato un tentativo significativo di dare rilevanza a quella che, per chi ha è vegetariano, è divenuta una vera e propria esigenza, esplicazione, come detto, di una scelta che trascende la mera dieta alimentare.

La situazione attuale

Allo stato, non è dato rintracciare una legge che tuteli i vegetariani nel senso di assicurare loro, nel caso in cui si rechino presso punti di ristoro, un pasto adeguato alla loro scelta. Ciononostante, la maggior parte dei ristoranti e delle tavole calde in Italia ha spontaneamente adeguato la propria offerta alla richiesta sempre più numerosa di piatti vegetariani. Pertanto, pur non vigendo un obbligo di legge, il vegetariano che decida di ristorarsi in un locale pubblico o aperto al pubblico vedrà molto probabilmente soddisfatta la propria richiesta. Il problema permane per le mense scolastiche, le quali non sempre prevedono una variazione vegetariana nei pasti serviti per assecondare le scelte delle famiglie degli studenti.

Norme costituzionali e sovranazionali

Come anticipato all’inizio di questo articolo, la scelta vegetariana (stesso dicasi per quella vegana) è promanazione diretta della propria libertà individuale, libertà che può manifestarsi in qualsiasi settore della vita quotidiana. Per molti, il vegetarianesimo è una vera e propria scelta etica che va ben al di là della semplice variazione alimentare. Poiché la Costituzione tutela ogni manifestazione della propria personalità, il diritto a ricevere un’alimentazione adeguata ai propri principi trova un addentellato normativo direttamente nella nostra Carta costituzionale. V’è altro. La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea [2] espressamente afferma che «l’Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica»; allo stesso modo, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo tutela la libertà di pensiero, di coscienza e di religione di ciascun individuo, in qualunque modo esse si esternino [3]. Pertanto, si auspica che il vuoto legislativo italiano venga al più presto colmato, almeno con riferimenti ai luoghi di ristoro pubblici.

L’alimentazione vegetariana nelle carceri italiane

Un interessantissimo aspetto, affrontato dalla Suprema Corte, è quello della dieta alimentare nelle carceri italiane. La vicenda ha riguardato un detenuto, sottoposto al regime dell’art. 41-bis dell’ordinamento penitenziario [4], a cui era stato negato un vitto vegetariano, oltre all’ingresso di un maestro buddista. La Corte di Cassazione, chiamata ad esprimersi a riguardo, ha affermato che «lo stato detentivo non elimina la titolarità dei diritti in capo al detenuto», invitando il magistrato di sorveglianza competente a decidere sulla legittima richiesta del detenuto [5].

L’alimentazione vegetariana nelle carceri europee ed americane

Lo stesso problema è stato posto dai detenuti di altri Paesi. Nel 2013 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (la cosiddetta Corte di Strasburgo) si è pronunciata sul ricorso di un detenuto che denunciava che nel carcere rumeno ove era recluso non veniva fornita una dieta idonea a consentirgli di manifestare la propria religione o il proprio credo [6]. La Corte confermava che le restrizioni alimentari possono essere considerate scelte religiose, come tali protette dalla Convenzione europea. Negli Stati Uniti, invece, molte mense carcerarie si sono adeguate spontaneamente al regime alimentare vegetariano per ragioni puramente economiche: è stato calcolato che sostituire proteine di soia alle proteine animali consente allo Stato un notevole risparmio annuo.

note

[1] Disegno di legge N. 140 della XVII legislatura del 15.03.2013.

[2] Art. 22, Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, Nizza, 7 dicembre 2000 e Strasburgo, 12 dicembre 2007.

[3] Art. 9 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

[4] Legge n. 354/1975 del 26 luglio 1975.

[5] Cass., sent. n. 41474/2013 del 25.09.2013.

[6] Corte Edu, 17 dicembre 2013, caso Vartic c. Romania (n. 2).


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