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Cosa sono le spese generali avvocato?

5 settembre 2017


Cosa sono le spese generali avvocato?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 settembre 2017



Rimborso forfettario: il significato della voce contenuta nella parcella dell’avvocato.

Di voci oscure nella parcella dell’avvocato ce ne sono tante: nessuno, che non abbia un minimo di esperienza con i tribunali, sarebbe in grado di decifrarle. Così il cliente si è ormai rassegnato a leggere solo l’importo finale. Proprio per garantire maggiore trasparenza, l’annuale legge sulla concorrenza ha imposto agli avvocati il preventivo scritto: quantomeno per non generare sorprese dell’ultimo minuto. Il preventivo deve specificare il compenso dovuto all’avvocato anche per le spese vive da sostenere. Solo in caso di imprevedibili eventi che rendano più gravosa la difesa è possibile un aumento (si pensi al caso del convenuto che abbia chiamato in garanzia una pluralità di altri soggetti, complicando la causa). Grazie al preventivo scritto, quindi, non dovrebbero sorgere più contestazioni all’atto della presentazione della parcella. Ciò nonostante qualcuno potrebbe chiedersi che cosa sono le spese generali avvocato che, in alcune parcelle, vengono chiamate «rimborso forfettario» (attualmente al 15%). Si tratta di una voce imponibile (su cui, quindi, vanno anche aggiunte le tasse) dovuta per tutte le spese sostenute dal legale nel corso della difesa ma non dimostrabili documentalmente: dal costo della benzina per gli spostamenti, alla serie infinita di fotocopie di cui, spesso e volentieri, non ci si fa rilasciare lo scontrino; dal caffè a mezza mattina comprato al bar per aspettare il proprio turno in udienza all’acquisto dei libri necessari per studiare il caso. In sintesi, nella parcella dell’avvocato è possibile trovare le seguenti voci:

  • onorario: si tratta del compenso vero e proprio, quello pattuito in anticipo col cliente e da questi accettato;
  • le «spese generali» o anche detto «rimborso spese forfettario» del 15% dell’onorario, dovuto per tutte le spese non documentabili;
  • le spese vive, che sono esenti dall’Iva e dalle altre imposte, ma comunque sempre a carico del cliente. A differenza delle spese generali, l’avvocato che ne chiede il versamento deve essere in grado di dimostrare il sostenimento di tali spese (si pensi ai costi dell’hotel per la trasferta in un foro lontano e a tutte le spese di viaggio; marche e bolli; diritti di cancelleria, ecc.);
  • la Cassa al 4%, ossia la previdenza che, per gli avvocati, è un ente privato;
  • l’Iva.

A dover pagare le spese generali non è solo il cliente, ma anche la controparte nel caso in cui questa perda la causa (cosiddetta «soccombenza») e il giudice la condanni a restituire all’avversario i costi del giudizio. In tal caso sarà il magistrato a quantificare il compenso dell’avvocato e, su questo, andrà calcolato – anche se la sentenza non lo esplicita chiaramente – anche il rimborso forfettario. Sul punto leggi anche Avvocati: il rimborso spese forfettario (e non).


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