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Reversibilità, quando viene ridotta?

14 ottobre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 ottobre 2017



In quali casi la pensione ai superstiti può subire delle decurtazioni?

La pensione di reversibilità, che è ridotta già di per sé, in quanto corrisponde a una percentuale della pensione che il deceduto avrebbe percepito se fosse rimasto in vita, può subire un’ulteriore riduzione nel caso in cui i redditi posseduti superino determinate soglie.

L’abolizione del cumulo tra pensione e altri redditi, difatti, ha risparmiato soltanto le pensioni dirette e derivanti dalla contribuzione versata dal titolare, come la pensione di vecchiaia e di anzianità, mentre non ha risparmiato le prestazioni di assistenza come l’assegno d’invalidità, né la pensione ai superstiti, che può essere di reversibilità (nel caso in cui il deceduto fosse già pensionato) o indiretta (nel caso in cui il dante causa lavorasse ancora).

A chi non è applicata la riduzione della reversibilità

La pensione di reversibilità o indiretta, in ogni caso, non viene ridotta se nel nucleo familiare sono presenti figli minori, studenti o inabili. Inoltre, nessuna riduzione può essere operata ai trattamenti in essere alla data del 16 agosto 1995, anche se questi ultimi hanno l’importo bloccato senza adeguamento per futuri miglioramenti, fino a completo riassorbimento della differenza.

A quanto ammonta la riduzione della reversibilità

La riduzione della pensione di reversibilità non viene effettuata se il reddito del titolare della prestazione non supera di 3 volte il trattamento minimo Inps, ossia sino a 19.573,71 euro annui (importo valido per l’anno 2017).

Se tale soglia è superata, la reversibilità è ridotta del:

  • 25%, nel caso in cui il reddito non superi 26.098,28 euro (4 volte il minimo Inps); questo perché, per tale fascia di reddito, la percentuale di cumulabilità del trattamento di reversibilità è pari al 75%;
  • 40%, se il reddito dell’interessato supera i 26.098,28 euro ma non i 32.622,85 euro (5 volte il minimo Inps); questo perché, se il reddito del pensionato è superiore a 4 volte il trattamento minimo annuo Fpld, la percentuale di cumulabilità del trattamento di reversibilità è pari al 60%;
  • 50% se il reddito del pensionato supera i 32.622,85 euro: in pratica, la percentuale di cumulabilità del trattamento di reversibilità è pari al 50% nel caso in cui il reddito superi 5 volte il minimo Inps.

Il trattamento che deriva dal cumulo dei redditi con la reversibilità ridotta non può comunque essere inferiore a quello spettante per il reddito pari al limite massimo della fascia immediatamente precedente.

Quali redditi non contano per la riduzione della reversibilità

In ogni caso, non tutti i redditi prodotti dal beneficiario della reversibilità sono contati ai fini dei limiti di cumulo.

Anche se la Legge Dini [1], che ha istituito tali soglie, non chiarisce quali siano i redditi del beneficiario da valutare ai fini della cumulabilità con la pensione ai superstiti, la specifica è arrivata dall’Inps con una successiva circolare [2].

L’Inps, nel dettaglio, ha chiarito che devono essere considerati tutti i redditi assoggettabili all’Irpef, al netto dei contributi previdenziali e assistenziali.

Devono invece essere esclusi:

  • il Tfr, i trattamenti assimilati e le relative anticipazioni;
  • il reddito della casa di abitazione;
  • gli arretrati sottoposti a tassazione separata;
  • l’importo della pensione ai superstiti su cui deve essere eventualmente operata la riduzione.

Sono stati successivamente esclusi anche pensione e assegno sociale, rendite Inail, assegni di accompagnamento, pensioni privilegiate, pensioni e assegni per invalidi, ciechi e sordomuti.

note

[1] L. 335/1995.

[2] Inps Circ. 234/1995.


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1 Commento

  1. Sono , in ansia,lo sapete il perche’,sto aspettando l’arrivo del mio merito,e non mi e’ancora arrivato a domicilio,

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