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I diritti del ciclista

7 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 settembre 2017



Chi fa ciclismo ha il diritto di svolgere la propria attività in sicurezza, ma ha anche il dovere di rispettare alcune regole. Vediamo quali.

Il ciclismo è uno sport che coinvolge tante persone in tutta Italia. Sebbene richieda molto impegno, dedizioni e fatica, ogni anno cresce il numero di coloro che sistematicamente prendono la bici (non necessariamente professionale) e si mettono in sella per pedalare. Purtroppo, però, questo sport presenta anche dei rischi, soprattutto quando praticato in aree ad esso non dedicate oppure quando il codice della strada non viene rispettato. Alla luce di questa premessa, vediamo quali sono i diritti del ciclista.

Il codice della strada

Partiamo innanzitutto col vedere quali sono le norme che il codice della strada dedica ai ciclisti; si scoprirà subito che non si tratta solo di diritti, ma anche di doveri. Cominciando dai segnali luminosi, il codice dice che le luci dei semafori per velocipedi sono “a forma di bicicletta colorata su fondo nero; i colori sono rosso, giallo e verde”; il loro significato è identico a quello delle luci utilizzate per le automobili, ma “limitatamente ai velocipedi provenienti da una pista ciclabile” [1]. In assenza di semafori per velocipedi, i ciclisti sulle intersezioni semaforizzate devono assumere il comportamento dei pedoni. Il codice si occupa di disciplinare accuratamente anche le caratteristiche stesse della bicicletta. Ritenendo superfluo soffermarsi su ognuna di esse, qui si ricorda solamente l’obbligo, per ogni velocipede, di essere munito di un campanello per le segnalazioni acustiche mentre, per quelle visive, le bici devono essere dotate anteriormente di luci bianche o gialle, posteriormente di luci rosse e di catadiottri rossi; inoltre, sui pedali e ai lati devono essere applicati catadiottri gialli [2].

Molto importanti sono le disposizioni riguardanti la circolazione dei velocipedi quando non si ha a disposizione una pista ciclabile. Il codice dice che “i ciclisti devono procedere su unica fila in tutti i casi in cui le condizioni della circolazione lo richiedano e, comunque, mai affiancati in numero superiore a due”; inoltre, “quando circolano fuori dai centri abitati devono sempre procedere su unica fila, salvo che uno di essi sia minore di anni dieci e proceda sulla destra dell’altro”. Ai ciclisti  è vietato trainare veicoli e farsi a loro volta trainare, salvo specifiche eccezioni; è vietato altresì trasportare altre persone sullo stesso mezzo, a meno che non si tratti di bambino fino a otto anni di età: in questo caso il trasporto può avvenire soltanto posteriormente e sempre in totale sicurezza. I ciclisti, poi, devono condurre il veicolo a mano quando, per le condizioni della circolazione, siano di intralcio o pericolo per i pedoni; in tal caso sono assimilati ai pedoni in tutto e per tutto. I velocipedi devono comunque transitare sulle piste loro riservate quando esistono, salvo il divieto per particolari categorie di essi. Il ciclista che circola  fuori  dai  centri abitati da mezz’ora dopo il tramonto del sole a  mezz’ora prima del suo sorgere o che circola nelle  gallerie ha l’obbligo di indossare  il  giubbotto o le bretelle retroriflettenti ad alta visibilità [3]. Da mezz’ora dopo il tramonto, durante tutto il periodo dell’oscurità e di giorno, qualora le condizioni atmosferiche richiedano l’illuminazione, i velocipedi sprovvisti o mancanti degli appositi dispositivi di segnalazione visiva non possono essere utilizzati, ma solamente condotti a mano.

I diritti

Innanzitutto, ogni Comune dovrebbe offrire ai propri cittadini una pista ciclabile. Il codice della strada definisce la pista ciclabile come “parte longitudinale della strada, opportunamente delimitata, riservata alla circolazione dei velocipedi” [4]. Purtroppo, non solo in molti Comuni non v’è alcuna pista ciclabile ma, quando c’è, essa non è adatta alle esigenze dei ciclisti, poiché lasciata all’incuria oppure progettata sommariamente. La pista ciclabile, infatti, dovrebbe consentire al ciclista di circolarvi liberamente ed esclusivamente, senza pericoli per la propria incolumità; troppo spesso, però, non è così: si pensi alle piste che sono interrotte da ampi tratti di carreggiata e che costringono pertanto il ciclista a smontare di sella e attraversare la strada. Le piste ciclabili, poi, presentano spesso una superficie inadatta all’attività ciclistica: essa non dovrebbe essere di qualità inferiore al manto stradale su cui viaggiano le automobili, se solo si pensa che le biciclette non posseggono i sistemi di sospensione e i larghi pneumatici delle autovetture. In buona sostanza, una bicicletta necessita di una superficie liscia molto più delle automobili.

Un altro diritto è quello ad una segnaletica dedicata e, soprattutto, ben visibile, che non costringa il ciclista ad inutili fermate o ad attraversare pericolosi incroci. Si ricordi sempre che i ciclisti non devono essere svantaggiati rispetto al resto del traffico. La pista ciclabile, poi, dovrebbe essere dedicata esclusivamente ai velocipedi. Nella realtà, invece, accade spesso che la pista venga invasa da pedoni, soli o accompagnati dai propri animali, che vedono in quell’area un’oasi dal traffico cittadino. La pista ciclabile dovrebbe essere occupata solamente dai ciclisti, la cui attività potrebbe essere facilmente messa in pericolo, ad esempio, da un cane che non obbedisce al padrone e che decide di avventarsi su di essi (sappiamo bene come i nostri amici a quattro zampe siano attratti dalle ruote di qualsiasi veicolo). Per non parlare dei casi in cui circolano addirittura motoveicoli!

Ancora, le piste ciclabili dovrebbero essere progettate in modo da far circolare liberamente ogni tipo di velocipede e non soltanto la bicicletta standard presente nell’immaginario di tutti. Velocipede è anche un tandem, che chiaramente è più ingombrante ed occupa maggiore spazio. Per consentirne un utilizzo sicuro anche la sera o la notte, le piste ciclabili dovrebbero avere segnali riflettenti ai bordi, in modo da indicarne il percorso. Inoltre, i ciclisti dovrebbero essere protetti dall’abbagliamento dei fari delle auto provenienti dal senso opposto: questo problema si pone soprattutto quando la pista è costruita immediatamente a fianco del senso inverso di marcia della carreggiata, oppure quando essa è sfornita di adeguate protezioni visive, come, ad esempio, le siepi.

Il regolamento di esecuzione e attuazione del codice della strada

Anche nel regolamento di esecuzione e attuazione del codice della strada è possibile rinvenire alcune importanti disposizioni in tema di circolazione dei velocipedi [5]. I ciclisti che marcino su strade ordinarie devono evitare improvvisi scarti, ovvero movimenti discontinui, che possono essere di intralcio o pericolo per gli altri veicoli. Nel caso di attraversamento di carreggiate a traffico particolarmente intenso e, in generale, dove le circostanze lo richiedano, i ciclisti sono tenuti ad attraversare tenendo il veicolo a mano. In ogni caso, i ciclisti devono segnalare tempestivamente, con il braccio, la manovra di svolta o di fermata che intendono effettuare.

Per la circolazione dei velocipedi sulle piste ciclabili si applicano, ove compatibili, le norme di comportamento relative alla circolazione dei veicoli. Ove le piste ciclabili si interrompano, immettendosi nelle carreggiate a traffico veloce o attraversino le carreggiate stesse (come visto sopra), i ciclisti sono tenuti ad effettuare le manovre con la massima cautela evitando improvvisi cambiamenti di direzione.

note

[1] Art. 41 d. lgs. n. 285/1992 (Codice della strada).

[2] Art. 68 Codice della strada.

[3] Art. 182 Codice della strada.

[4] Art. 3 Codice della strada.

[5] Art. 377 del D.P.R. n. 495/1992 del  16/12/1992.

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