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Conto corrente del professionista: cosa controlla il Fisco

6 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 settembre 2017



No all’accertamento fiscale basato sui prelievi: resta legittimo quello basato sui versamenti sul conto corrente.

Sembrava essere definitivamente abolita la possibilità per il Fisco di presumere che i prelievi e i versamenti sul conto corrente siano imputabili a ricavi non dichiarati dell’attività professionale. Eppure, le indagini presuntive sui conti correnti restano legittime se concentrate sui soli versamenti effettuati dai professionisti (e non anche sui prelievi).

La “condanna” del cosiddetto prelevometro era giunta dalla Corte Costituzionale [1] che aveva dichiarato l’illegittimità dell’imposizione fiscale sulle somme prelevate e versate sul conto corrente da parte del lavoratore autonomo. Ciò in quanto la presunzione di riconducibilità dei prelievi e versamenti a ricavi non dichiarati vale soltanto per le imprese e non può essere applicata anche ai lavoratori autonomi e professionisti.

Tuttavia, da una lettura più approfondita della pronuncia costituzionale, emerge che il prelevometro non è del tutto superato. Se è vero che il Fisco non può presumere un maggior reddito sulla base dei prelievi del professionista, non è altrettanto vero che non possa farlo sulla base dei versamenti. In altri termini, i versamenti sul conto corrente possono restare sotto la lente del Fisco e legittimare, fino a prova contraria del professionista, un accertamento fiscale per maggior reddito non dichiarato.

È quanto precisato da una recente sentenza della Cassazione [2]. I giudici hanno chiarito la portata della citata sentenza della Corte Costituzionale, sottolineando come quest’ultima si sia limitata ad escludere la presunzione solo per i prelievi, e non anche per i versamenti.

Accertamento fiscale: differenza tra prelievi e versamenti sul conto

La sentenza della Corte Costituzionale ha ritenuto arbitrario ipotizzare che i prelievi ingiustificati da conti correnti bancari effettuati da un lavoratore autonomo siano destinati ad un investimento nell’ambito della propria attività professionale e che questo a sua volta sia produttivo di un reddito. Ha così dichiarato l’illegittimità della presunzione di imputazione ai compensi dei lavoratori autonomi o dei professionisti intellettuali dei prelevamenti operati sui conti bancari.

Invece, la presunzione resta valida e legittima per i versamenti. Secondo la Cassazione, in tema di accertamento, resta invariata la presunzione legale con riferimento ai versamenti effettuati su un conto corrente dal professionista o lavoratore autonomo, essendo venuta meno, all’esito della sentenza della Corte costituzionale, l’equiparazione logica tra attività imprenditoriale e professionale limitatamente ai prelevamenti sui conti correnti.

Ciò vuol dire che è legittimo un accertamento fiscale basato sulla presunzione che i versamenti sono imputabili a reddito non dichiarato. In tal caso il professionista è onerato di provare in modo analitico l’estraneità di tali movimenti a fatti imponibili. La mancata o insufficiente prova contraria conferma definitivamente l’accertamento fiscale.

note

[1] C. Cost. sent. n. 228/2014.

[2] Cass. sent. n. 19806/2017.

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