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Lo sai che? Ape volontaria, serve essere disoccupati?

Lo sai che? Pubblicato il 18 ottobre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 ottobre 2017

L’anticipo pensionistico può essere richiesto anche se non si risulta in stato di disoccupazione? 

Vorrei dimettermi al compimento dei 63 anni per chiedere l’Ape volontaria: l’accesso all’anticipo pensionistico sarebbe possibile nonostante il mancato possesso della disoccupazione?

Per quanto riguarda la possibilità di chiedere l’Ape volontaria, o anticipo pensionistico volontario, non ci sono vincoli legati allo stato di disoccupazione del richiedente. In parole semplici, il lavoratore che richiede l’Ape volontaria può sia trovarsi in stato di disoccupazione, sia non essere in possesso dello status di disoccupato per aver presentato le dimissioni dal lavoro, ma addirittura potrebbe percepire l’Ape pur continuando a lavorare.

Nella Legge di bilancio e nel successivo decreto attuativo sull’Ape volontaria, difatti, è contemplata proprio l’ipotesi in cui il prestito Ape debba essere ricalcolato per raggiungimento dei requisiti della pensione anticipata da parte del lavoratore che continua la propria attività, quindi continua a versare contributi (per approfondimenti: Ape volontaria e pensione anticipata).

Il lettore può dunque stare tranquillo, in merito alla rassegnazione delle dimissioni: anche se, con le dimissioni volontarie, non risulterebbe in possesso dello stato di disoccupazione, in quanto manca il requisito della perdita involontaria dell’impiego, lo stato di disoccupazione non è necessario per ottenere la prestazione, né, tantomeno, aver cessato l’impiego.

Ape sociale disoccupati

Lo stato di disoccupazione, unito al requisito di aver terminato da almeno 3 mesi il trattamento a sostegno del reddito (come la Naspi), è invece necessario se si richiede un altro tipo di anticipo pensionistico, l’Ape sociale.

Una delle categorie dei destinatari dell’Ape sociale, difatti, è costituita proprio dai lavoratori in possesso dello stato di disoccupazione, che abbiano terminato da almeno 3 mesi di fruire della relativa indennità e possiedano almeno 30 anni di contributi (per l’Ape volontaria, invece, ne bastano 20).

Il vantaggio dell’Ape sociale, rispetto all’Ape volontaria, consiste però nel fatto che il trattamento sia a carico dello Stato e non sia ottenuto grazie a un prestito: questo comporta che, mentre l’Ape volontaria erogata deve esser restituita, mediante l’applicazione di rate sulla futura pensione, l’Ape sociale non è soggetta ad alcuna restituzione.

Quanto costa l’Ape volontaria

L’incidenza delle rate del prestito per l’Ape volontaria sulla futura pensione ammonta, in base alle stime eseguite sinora, al 4,2-4,6% medio per ogni anno di anticipo. In parole semplici, considerando una penalizzazione del 4,6% ed un anticipo pensionistico erogato per 3 anni e 7 mesi (tale è la durata dell’Ape volontaria se si richiede a 63 anni di età), la penalizzazione è pari al 16,50% della pensione netta. Se, poi, la prestazione richiesta con l’Ape volontaria supera l’80% della futura pensione netta, la penalizzazione si alza notevolmente, e si può attestare, in determinati casi limite, anche al 25%.

È dunque opportuno valutare attentamente la proiezione della futura pensione che farà l’Inps a seguito della richiesta di certificazione del diritto, oltre a valutare a quanto ammonterà la penalizzazione, secondo le condizioni prospettate dalla banca nel contratto di prestito: dal momento in cui il contratto sarà reso disponibile si avranno, comunque, 14 giorni di tempo per esercitare il diritto di recesso, nel caso in cui le condizioni economiche non appaiano soddisfacenti. In caso di recesso la domanda di pensione decadrà e sarà priva di effetti.


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