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Lo sai che? Quale lavoro fare da casa

Lo sai che? Pubblicato il 7 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 7 settembre 2017

Attraverso gli strumenti informatici è possibile lavorare da casa per coniugare meglio  lavoro e vita privata.

Con l’avvento della tecnologia è cambiato il modo di lavorare e, in molti campi, l’utilizzo degli strumenti informatici è divenuto indispensabile per lo svolgimento del lavoro.

Questo processo ha determinato molti cambiamenti, ma il più importante è senza dubbio la possibilità di svolgere la prestazione lavorativa anche in luoghi diversi dall’ufficio, ad esempio da casa.

Negli ultimi anni si è assistito ad un incremento degli interventi normativi volti ad incentivare – per alcuni giorni alla settimana o per l’intera settimana lavorativa – questa modalità di realizzazione della prestazione, soprattutto nell’ottica di favorire una migliore conciliazione del lavoro con la vita privata (c.d. work-life balance).

Analizziamo le possibilità normativamente riconosciute per capire quando e a che condizioni sia possibile lavorare da casa.

Il telelavoro

Il telelavoro è stata la prima modalità di lavoro di questo tipo ad essere introdotta nel nostro ordinamento [1].

Nel telelavoro l’attività viene, del tutto o in parte, svolta al di fuori della tradizionale sede di lavoro (l’ufficio) con l’utilizzo di strumenti informatici o telematici attraverso i quali è mantenuto il collegamento tra il dipendente e l’azienda.

Esistono diverse tipologie di telelavoro in base alla forma con la quale questo viene realizzato e, precisamente, in base al luogo (diverso dall’ufficio) in cui il lavoratore si trova a lavorare.

Tra queste modalità c’è il telelavoro domiciliare (c.d. home office) che si realizza quando il lavoratore esegue la prestazione prevalentemente da casa, attraverso strumenti avuti in dotazione dal datore, quali: telefono, pc e connessione internet.

Il lavoro agile

Negli ultimi anni, l’avvento delle nuove tecnologie ha ampliato le possibilità di lavorare, in parte nei locali aziendali e in parte in luoghi diversi, senza il vincolo di avere una postazione fissa.

In tal senso, di recentissima introduzione è lo smart working, conosciuto in Italia come lavoro agile [2].

Quest’ultima modalità di lavoro si differenzia dal telelavoro perché non è necessario individuare un luogo di lavoro (ad esempio, la propria abitazione) in alternativa all’ufficio: è possibile, al di fuori dell’ufficio, lavorare ovunque, senza avere alcuna postazione fissa, grazie all’utilizzo dei nuovi strumenti tecnologici come pc portatili, smartphone o tablet che, a differenza dei vecchi computer fissi, non necessitano di una vera e propria postazione.

Le differenze

Principalmente, le differenze tra il telelavoro e il lavoro agile sono le seguenti:

  • a) nel telelavoro la prestazione lavorativa viene regolarmente svolta fuori dai locali dell’impresa, mentre nel lavoro agile è svolta in parte all’interno e in parte all’esterno dei locali aziendali;
  • b) nel primo caso, la postazione esterna è fissa, nel secondo no;
  • c) le normative di riferimento sono differenti.

I punti comuni

Accordo delle parti

Entrambe le tipologie non costituiscono delle vere e proprie forme contrattuali, ma sono delle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa prestata nel corso di un contratto di lavoro subordinato.

Le modalità con cui viene effettuata la prestazione devono essere concordate per iscritto tra datore e lavoratore. La pattuizione può avvenire in due momenti:

  1. al momento dell’assunzione, per cui tutti gli elementi (che subito dopo andremo ad elencare) saranno tutti pattuiti all’interno del contratto di lavoro;
  2. in corso di lavoro, per cui lavoratore e datore procederanno alla stipula di un separato accordo.

Contenuto dell’accordo

Come appena detto, né il datore né il lavoratore possono imporre unilateralmente all’altro la volontà di abbracciare questa tipologia contrattuale, ma è necessario che vi sia l’accordo univoco di entrambe le parti.

L’accordo avrà ad oggetto alcuni punti, in particolare:

  1. le modalità di esecuzione della prestazione lavorativa (luogo di lavoro esterno ai locali aziendali, gli strumenti tecnologici assegnati al lavoratore per lo svolgimento dell’attività, i giorni e orario di lavoro);
  2. il periodo per il quale l’attività lavorativa verrà prestata in tale modalità;
  3. i diritti e i doveri del lavoratore.

Tra i diritti più importanti ricordiamo quello in base al quale il lavoratore in tale regime non dev’essere oggetto di trattamenti meno favorevoli di quelli applicati ai lavoratori che svolgono le sue stesse mansioni nel luogo di lavoro tradizionale; mentre, relativamente ai doveri, ricordiamo che il lavoratore che presta la propria attività da casa deve comunque osservare le regole aziendali preposte alla sicurezza di tutti i dipendenti.

I pro e i contro

L’incremento di questa tipologia di lavoro è dato dal fatto che la possibilità di non recarsi in ufficio e di lavorare da casa comporta dei benefici non solo per il lavoratore, ma anche per il datore di lavoro.

Quest’ultimo, ad esempio, ne guadagna in termini di riduzione dei costi: basti pensare al risparmio numerico di postazioni in azienda o ai costi di trasferta o alloggio del lavoratore che viene da fuori.

Per quanto attiene al dipendente, invece, è innegabile che in alcune situazioni personali e/o familiari (malattie invalidanti, assistenza a familiari ammalati, figli piccoli etc.) il lavoro da casa sia l’unica modalità possibile con cui una persona possa continuare a lavorare. Infatti, nei casi citati, sarebbe impensabile riuscire a coniugare la vita lavorativa (oltretutto non sempre vicino casa) con le situazioni personali o familiari che necessitano di assistenza continua o determinano l’impossibilità dello stesso lavoratore di spostarsi da casa per recarsi al lavoro. In questi casi gli istituti che abbiamo visto permettono agli interessati di poter conciliare le due cose senza essere portati a rinunciare a lavorare e, dunque, senza essere tagliati fuori dal mondo del lavoro.

Nonostante i molteplici lati positivi, il lavorare da casa ha anche dei contro per entrambe le parti del rapporto di lavoro.

Dal punto di vista del datore, il problema più grande è forse l’impossibilità di verificare l’effettività della prestazione da parte del lavoratore. Che significa? Che un dipendente che lavora da casa ben potrebbe fornire le credenziali del pc e le chiavi di accesso al sistema ad altri per farsi sostituire nello svolgimento del lavoro, anziché prestarlo personalmente.

Mentre, dal punto di vista del lavoratore il risvolto negativo più avvertito consiste nel pericolo dell’emarginazione sociale e nel rischio di isolamento. Il luogo di lavoro comunemente inteso è, infatti, luogo di incontro e confronto tra dipendenti, datore e terzi, ed è senz’altro – oltre la famiglia – la prima formazione sociale più importante in cui si esprime la personalità dell’individuo ed è l’unico idoneo a garantire pienamente l’effettiva partecipazione dei lavoratori all’organizzazione e alla crescita economica e sociale del Paese.

Possono lavorare da casa i dipendenti chiamati a svolgere le proprie mansioni attraverso sistemi informatici o telematici che possano indifferentemente essere utilizzati presso la sede di lavoro o altro luogo, come appunto un’abitazione privata.

In sede di assunzione o comunque successivamente in corso di rapporto, il lavoratore può legittimamente richiedere di svolgere la prestazione lavorativa da casa, in modalità di telelavoro o di lavoro agile, per tutti o alcuni giorni della settimana lavorativa.

Per potersi avvalere di tale modalità di lavoro è necessaria una concorde volontà in tal senso di datore e lavoratore, i quali sono chiamati a sottoscrivere un accordo che definisca le modalità attraverso cui la prestazione dev’essere eseguita.

note

[1] Introdotto nel settore privato con l’Accordo-quadro europeo sul c.d. telework stipulato a Bruxelles il 16 luglio 2002 e recepito nell’ordinamento italiano attraverso l’Accordo interconfederale del 9 giugno 2004.

[2] Legge 22 maggio 2017, n. 81, articoli da 18 a 24.

Autore immagine: Pixabay.com


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