Diritto e Fisco | Articoli

Paghetta settimanale: il figlio può pretenderla


Paghetta settimanale: il figlio può pretenderla

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 settembre 2017



Genitori tenuti a mantenere i figli: la paghetta va commisurata al tenore di vita della famiglia. Il padre non può negare la paghetta al figlio che non va bene a scuola.

Alcune abitudini hanno un fondamento legale e chi dimentica il legame che c’è tra queste e la legge, e magari non vi ottempera, commette illecito. Come il gesto di dare la paghetta settimanale al figlio: non si tratta di un premio o di un incentivo ad andare bene a scuola, ma di un vero e proprio dovere. I genitori hanno l’obbligo di mantenere i figli fino a quando questi non raggiungono una loro indipendenza economica, recita il codice civile, quindi anche ben oltre i diciott’anni. Un obbligo che spetta sia al padre che alla madre, benché separati, ciascuno in proporzione alle proprie possibilità economiche e, in caso di divorzio, secondo gli importi e le percentuali stabilite dal giudice. La paghetta settimanale deve essere commisurata non a quanto è stato bravo e diligente il ragazzo, ma al tenore di vita della famiglia. Significa che al figlio non deve mancare nulla, anche viaggi e svaghi, se si tratta di una famiglia benestante e può addirittura essere incriminato il padre che omette di versare il mantenimento solo per punire il figlio che, magari, è stato bocciato a scuola o perché è tornato tardi la sera. Certo, esiste sempre il «diritto a punire il figlio» (sempre purché non si ecceda nella violenza fisica o morale), ma anche questo non può spingersi sino a lasciare il giovane senza sostanze per molto tempo.

Esiste un vero e proprio diritto alla paghetta settimanale sia per le coppie separate che per quelle ancora unite

Il figlio può pretendere la paghetta (settimanale o mensile) fino a trascinare i genitori davanti al giudice o, addirittura, querelarli ai carabinieri? Certo che può farlo e il caso è avvenuto a Pordenone (secondo quanto riportato sulle pagine de «Il Corriere della Sera») dove il papà, per punire il figlio fuori corso all’università, aveva ridotto la paghetta da 500 euro al mese a soli 20 euro. Le lamentele del giovane, che così messo alle strette non avrebbe potuto pagare non solo l’università, le bollette, l’alloggio e i medicinali, ma anche la scheda del cellulare, gli svaghi e le vacanze, hanno convinto il giudice che ha condannato il genitore.

Esempi come questo se ne trovano a non finire nella vita quotidiana e non c’è bisogno di ricorrere ai casi di coppie separate. Ad esempio, è il caso del ragazzo che viene bocciato a scuola e viene costretto dal padre a lavorare d’estate per pagarsi la vacanza (necessario momento di riposo che non può essere negato neanche a chi è stato poco diligente con gli studi); ed ancora si pensi a chi è costretto a intraprendere l’università in un’altra città ed a cui il genitore non invia i soldi per l’affitto e per le tasse da pagare gli studi solo perché non prende bei voti o perché è lento con gli esami.

E se il figlio inizia a guadagnare? Un lavoretto precario non cancella l’obbligo del papà di versare la paghetta. Diverso il discorso se si tratta di un lavoro stabile e con un reddito tale per potersi mantenere da solo (un part time per poche centinaia di euro potrebbe non essere sufficiente). Resta fermo il fatto che, se il giovane perde il posto, non può più rivendicare il mantenimento ormai perso; tuttavia, qualora le sue condizioni economiche diventino talmente gravi da mettere a rischio la sua stessa sopravvivenza (incapace di comprare il pane e i medicinali e costretto a vivere sotto un ponte con l’elemosina) il genitore deve quantomeno versargli gli alimenti, un importo più ridotto ma necessario a toglierlo dalla miseria.

Certo, il genitore resta libero di erogare la paghetta al figlio sottoforma di beni e servizi da questi acquistati: in altre parole, non è necessario dare la carta di credito dal ragazzo o riempirgli il portafogli, quando le spese vengono affrontate direttamente dal papà (si pensi all’acquisto del computer, del cellulare, del motorino, dei libri di scuola, delle medicine e l’eventuale canone di affitto). Resta sempre necessario un minimo di liquidità per non lasciare “scoperto” il giovane in un momento di necessità.

La Cassazione ha, di recente, fornito un importante chiarimento in tema di mantenimento dei figli. Le nuove regole che coinvolgono ora la moglie e che hanno decretato un netto taglio delle pretese economiche di quest’ultima, non valgono per la prole. L’assegno di mantenimento dei figli, infatti, resta sempre legato al «tenore di vita» della famiglia; questo significa che se il papà guadagna molto non può dare ai ragazzi una paghetta misera, non può costringerli a vivere con un reddito basso e a doversi privare di tutto o a dover lavorare quando ancora stanno studiando. Insomma abbiamo – come sempre – figli di serie «A», che hanno il diritto a una paghetta settimanale più alta perché i genitori guadagnano tanto, e figli di serie «B» con una paghetta più bassa e che altro non possono pretendere visto che le risorse di mamma e papà sono più limitate.

note

Autore immagine: Corriere.it 

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI