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Condizionatore rumoroso: quali rischi?

7 settembre 2017


Condizionatore rumoroso: quali rischi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 settembre 2017



Installare un condizionatore che fa troppo rumore e disturba i vicini è reato di disturbo della quiete pubblica.

Vecchi condizionatori al bando: quando l’apparecchio è troppo rumoroso, tanto da non far dormire non solo il vicino dello stesso piano, ma anche quelli accanto, scatta il reato di disturbo della quiete pubblica. E per iniziare il procedimento penale basta la denuncia di una sola persona, mentre le altre potranno testimoniare di aver sentito chiaramente il rumore, che ha impedito loro di riposare o di svolgere le proprie attività quotidiane godendo della pace e tranquillità del proprio appartamento. In alternativa ci si può dotare di una perizia fonometrica che valuti l’entità della molestia acustica. Lo riferisce la Cassazione in una recente sentenza [1]. Ma procediamo con ordine e vediamo quali rischi comporta un condizionatore rumoroso.

Se hai letto la nostra guida sui condizionatori in condominio (leggi Condizionatori in condominio: cosa prevede la legge) saprai già che, se anche è vero che per installare un impianto caldo/freddo sulla facciata dell’edificio non hai bisogno dell’autorizzazione dell’assemblea, devi comunque comunicarlo all’amministratore. Lo puoi fare anche sul tuo balcone, in questo caso senza avere alcun obbligo di informazione. In entrambi i casi, però, incontri determinati limiti tra cui il divieto di ledere l’estetica della facciata dell’edificio, di rispettare le distanze minime con gli altri appartamenti, di non far cadere la condensa sui balconi degli altri e di non creare disagi ai condomini per via degli eccessivi rumori del condizionatore (leggi sul punto la guida Si può installare un condizionatore sulla facciata dell’edificio?).

La sentenza della Cassazione qui in commento, però, si sofferma solo sull’aspetto del rumore e sulla possibilità di incriminare l’artefice dell’installazione per il reato di «disturbo del riposo e delle attività delle persone», un reato certo minore, ma che comunque può comportare sempre una macchia sulla fedina penale.

Prima però di chiarire quali rischi comporta un condizionatore rumoroso dobbiamo ricordare una cosa importante. Non sempre le attività rumorose possono determinare un illecito penale e consentire di sporgere denuncia ai carabinieri o alla polizia. Questo avviene solo quando il rumore è avvertito da una pluralità di persone, non solo da una o poche famiglie. Così, ad esempio, se il pianoforte del condomino del piano di sopra viene avvertito esclusivamente da quello che abita di sotto c’è solo la possibilità di ricorrere al tribunale civile, ottenere un ordine di cessazione dell’abuso e, tutt’al più, un risarcimento dei danni. Invece se il rumore viene avvertito da gran parte del palazzo o dai proprietari delle case vicine, allora scatta il reato.

La differenza, in termini di risarcimento, è inesistente poiché, comunque, alla vittima spetta sempre lo stesso importo (determinato in base all’entità e alla ripetitività dei rumori). Ma se il procedimento penale è gratuito perché condotto dallo Stato (alla parte lesa spetta solo fare al segnalazione alle autorità con la denuncia), nel procedimento civile invece è necessaria l’iniziativa di parte che, valendosi di un avvocato, deve avviare la causa e anticipare i costi.

Chiarito ciò possiamo passare in rassegna i chiarimenti offerti dalla Cassazione. La corte ricorda che la tutela del cittadino dall’aggressione da rumore trova il suo fondamento nel codice civile [2], che vieta al proprietario dell’appartamento di emettere, nei riguardi del vicino, rumori che superino «la normale tollerabilità». È un concetto generico, ce ne rendiamo conto, che sembra non dire nulla. Ma la volontà del legislatore è quella di lasciare libero il giudice di valutare caso per caso, tenendo conto ad esempio dell’orario in cui il rumore viene prodotto o della condizione dei luoghi (un appartamento al centro città è sicuramente caratterizzato da un maggiore rumore di fondo e, quindi, sentire il condizionatore, per quanto rumoroso, potrebbe essere più difficile rispetto a una zona residenziale). Quando l’emissione rumorosa, vibrazioni escluse, supera la normale tollerabilità (oltre i 3 decibel del rumore di fondo) deve essere riconosciuta la sussistenza del danno biologico.

Ai fini del reato, invece, il codice penale [3] prevede due distinte contravvenzioni:

  • il reato previsto dal primo comma (punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 309) per disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, richiede l’accertamento in concreto dell’avvenuto disturbo. Tale ipotesi si riferisce prevalentemente ai privati che, con schiamazzi o rumori, clacson, strumenti musicali, radio ad alto volume, condizionatori o che non impedendo strepiti di animali (come l’abbaiare del cane) disturbano le attività o il riposo delle persone. In tal caso, affinché scatti il reato, è necessario che il rumore – come detto – superi la normale tollerabilità ossia che risulti essere molesto;
  • il reato previsto dal secondo comma (punito con l’ammenda da euro 103 a 516) riguarda invece chi esercita una professione o un mestiere rumoroso. In tal caso l’illecito prescinde dall’aver creato un disturbo e dall’accertamento del superamento della soglia della tollerabilità, poiché l’illecito è presunto quando l’esercizio del mestiere rumoroso si verifichi fuori dai limiti di tempo, spazio e modo imposti dalla legge, dai regolamenti o da altri provvedimenti adottati dalle competenti autorità. La legge, infatti, spesso sancisce delle soglie di rumore alle attività produttive, come per le officine, le discoteche, gli alberghi e i locali di intrattenimento.

Nel caso di specie la Cassazione ha esaminato i condizionatori rumorosi di un albergo che avevano superato i limiti consentiti: l’impianto era posto sul tetto, non era insonorizzato, era privo di paratie ed era particolarmente rumoroso e tale da disturbare il riposo di numerose persone dimoranti nei dintorni .

note

[1] Cass. sent. n. 39883/2017.

[2] Art. 844 cod. civ.

[3] Art. 659 cod. pen.

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