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L’immigrato disabile non può essere espulso

7 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 settembre 2017



L’immigrato clandestino che sia invalido al 100% non può essere espulso perché è prevalente il diritto alla salute.

Con una recente sentenza [1] la Corte di cassazione si è pronunciata sulla posizione dell’immigrato clandestino ed irregolare che sia affetto da gravi problemi di salute. La Corte di cassazione ha così chiarito che l’immigrato irregolare e clandestino non può essere espulso dall’Italia se invalido al 100% e dunque affetto da gravissima disabilità. Vediamo nel dettaglio cosa dice la Cassazione circa l’espulsione dell’immigrato clandestino invalido.

Divieto di espulsione dell’immigrato invalido

La Corte di cassazione, trovatasi a giudicare circa l’espulsione dell’immigrato clandestino in Italia affetto da grave patologia, ha deciso nel senso che l’immigrato irregolare invalido al 100% non può essere allontanato dal territorio nazionale malgrado lo stato di clandestinità, ovvero malgrado l’ingresso illecito e non autorizzato nei confini nazionali.

Il problema nasce dal fatto che la condizione di grave disabilità dell’immigrato clandestino non rientra fra i casi previsti dalla legge Bossi-Fini per i quali è consentito  di permanere in Italia malgrado la clandestinità, in considerazione della vulnerabilità e della grave difficoltà di alcune persone: in sostanza, la legge consente ad alcune categoria di immigrati, che si trovano in condizioni di estrema difficoltà, di permanere nel territorio nazionale malgrado la loro posizione di clandestinità [2].

Infatti, l’elenco delle situazioni di grave vulnerabilità in forza delle quali è possibile rimanere in Italia malgrado la clandestinità previsto dalla legge sull’immigrazione è tassativo, quindi non potrebbe essere allargato fino a ricomprendere situazioni che non rientrano fra quelle elencate, tra le quali appunto la grave disabilità.

Tuttavia, dice la Corte di cassazione, l’elenco dei casi e delle situazioni di grave vulnerabilità previsto dalla legge sull’immigrazione deve essere letto in modo tale che non contrasti coi diritti fondamentali delle persone, fra i quali rientra certamente il diritto alla salute. In particolar modo, a prescindere dall’elenco dei casi di vulnerabilità che impediscono l’espulsione dello straniero irregolare, è necessario che il provvedimento di espulsione sia applicato nel rispetto dei diritti essenziali della persona, e non può essere eseguito quando la sua esecuzione andrebbe a pregiudicare il diritto alla salute [3].

Il diritto alla salute è peraltro riconosciuto e tutelato anche dalla Convenzione internazionale dei diritti umani e a livello europeo da varie direttive, oltreché dai Trattati fondativi.

Pertanto, ad avviso della Magistratura Suprema, è impossibile espellere dal nostro territorio uno straniero che vi è entrato clandestinamente ma è portatore di una gravissima patologia, che lo rende invalido al 100%: in questi casi, infatti, l’applicazione e l’esecuzione del provvedimento di espulsione determinerebbe con certezza un aggravarsi del suo stato di salute con possibili conseguenze fatali ed irrecuperabili. Tale situazione si scontrerebbe in modo insanabile coi diritti fondamentali delle persone, riconosciuti al massimo grado sia nell’ordinamento italiano, sia in quello comunitario che internazionale.

note

[1] Cass. pen. sent. n. 38041/2017 del 31.07.2017.

[2] Art. 19 del D. Lgs. n. 286/1998.

[3] Corte cost. sent. n. 252/2001 del 17.07.2001.

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