Donna e famiglia Padre indifferente rifiuta contatti coi figli: paga i danni morali

Donna e famiglia Pubblicato il 7 settembre 2017

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Padre assente, non prende i figli a scuola e non li porta a giocare: dopo tanti anni paga il risarcimento del danno.

Ci piacerebbe non raccontare mai di queste storie, ma ci sono genitori che sono del tutto indifferenti alle creature che hanno generato. Questo capita spesso quando marito e moglie si separano e l’uomo, allontanato dalla casa e, spesso, anche dalla gestione dei bambini, nega il proprio passato e, con esso, anche la prole. “Comportamento criminale” nel senso stretto del termine perché il venir meno agli obblighi di mantenimento dei figli costituisce un reato anche per il disoccupato. Ma attenzione: il padre non può neanche limitarsi a pagare quanto il giudice gli ha imposto disinteressandosi poi di tutto il resto e dei rapporti personali con i ragazzi. Secondo una recente sentenza del Tribunale di Milano [1], che ricalca l’indirizzo della giurisprudenza maggioritaria, il padre indifferente che rifiuta i contatti coi figli paga loro i danni morali.

«Indifferente» che significa? Che non si presenta agli incontri settimanali, che non partecipa alla loro crescita e ai piccoli grandi risultati dei bambini come la prima comunione, la promozione, la gita domenicale, il saggio di danza o di musica.

«Paga i danni morali» che significa? Che la madre per conto dei figli o anche questi ultimi, una volta raggiunta la maggiore età, possono intentare contro di lui una causa per averli lasciati senza una componente necessaria per la crescita: la figura e l’amore paterno, imprescindibile per una sano equilibrio. Insomma, il papà che rifiuta i contatti coi figli provoca loro un danno che, sebbene non è fisicamente visibile, è comunque percepibile all’interno della psiche e, pertanto, deve essere risarcito.

Ma quanto paga? Anche in questo caso c’è una soluzione per quantificare i danni. Si prendono a riferimento le tabelle del danno biologico del tribunale di Milano che si usano, ad esempio, per gli incidenti stradali o per gli infortuni sul lavoro. Se poi il padre, oltre che moralmente, è stato assente anche materialmente perché non ha pagato il mantenimento, allora dovrà versare tutti gli arretrati con la rivalutazione monetaria.

Riguardo alla domanda di risarcimento dei danni non patrimoniali, il giudice ha affermato che «ai fini di una corretta, sana ed equilibrata maturazione del bambino soprattutto nelle prime fasi dello sviluppo umano», la presenza di «entrambe le figure parentali» è un elemento «imprescindibile». E ciò vale sia per le coppie sposate che per quelle di fatto tra conviventi.

Ma la legge può imporre a un padre di amare il proprio figlio? No, dice il tribunale di Milano. Non si può riconoscere certo l’esistenza di un obbligo giuridicamente coercibile del padre ad amare un figlio, ma la violazione degli obblighi di assistenza morale, di educazione e di cura dei figli «rappresenta un illecito civile [2].

Infatti, al di là del reato previsto dal codice penale di violazione degli obblighi di assistenza familiare [3], il comportamento paterno in questione espone il minore ad una situazione … che indubbiamente influisce negativamente sul suo sviluppo psichico già duramente messo alla prova dalla separazione dei genitori. Il rifiuto di ogni approccio e contatto con il figlio disabile, che risulta «particolarmente odioso in quanto motivato proprio dalla sua disabilità», «configura un illecito e rappresenta certamente una perdita per il figlio». Del resto la famiglia è tutelata dalla nostra Costituzione che la descrive come «l’ambiente primario in cui i singoli si costruiscono come adulti e come persone»: chi lede la famiglia quindi compie una grave lesione.

note

[1] Trib. Milano, sent. n. 2938/17 del 13.07.2017.

[2] Ex art. 2043 cod. civ.

[3] Art. 570 cod. pen.

Autore immagine: 123rf com


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