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Entrare in casa altrui: per una notte non è reato

7 settembre 2017


Entrare in casa altrui: per una notte non è reato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 settembre 2017



L’abusivo non è responsabile se viola il domicilio in stato di necessità per tutelare sé e la sua famiglia da una fredda notte invernale.

La violazione di domicilio è un reato, lo sanno tutti. Ma non per i senzatetto che cercano riparo per una notte. Così, se un giorno vai a fare una ricognizione nella tua casa di campagna e là trovi una famiglia di rom che si è barricata dentro per non morire di freddo in una notte invernale e tempestosa, è inutile che chiami la polizia e che sporgi denuncia: non c’è reato. E a metterlo nero su bianco non è un giudice di uno sperduto tribunale d’Italia, ma direttamente la Cassazione [1] che avverte: l’occupazione di casa altrui per una notte non è reato. Da oggi, quindi, violare il domicilio per trovare riparo provvisorio non è più reato.

A questo punto è probabile che ti stia chiedendo: «Chi mi rimborsa almeno i soldi per l’hotel, visto che a casa mia non ho potuto dormire?». A parte che la richiesta di un risarcimento fatta a un clochard avrebbe le stesse connotazioni di un film di Stanlio ed Ollio, c’è una norma del codice civile [2] secondo cui non è dovuto alcun indennizzo se chi cagiona un danno ad altri «vi è stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona e il pericolo non è stato da lui volontariamente causato né era altrimenti evitabile». È proprio il caso del senzatetto. Lo «stato di necessità» – dettato da una situazione improvvisa, incontrollabile e incolpevole – scrimina dal reato ed esime dal risarcimento del danno. La scelta di occupare una casa in una notte particolarmente rigida risulta quasi obbligata, poiché frutto di «particolari condizioni di emarginazione» e della necessità di «reperire un alloggio notturno» e «ripararsi dai rigori dell’inverno».

In sostanza, l’azione compiuta dall’abusivo viene valutata dalla Cassazione come non particolarmente grave.

Se già hai letto il nostro articolo Se un abusivo occupa casa mentre sono fuori come mi difendo? ti sarai già fatto un quadro della situazione e di come sia difficile difendere i proprietari di appartamenti dagli abusivi. Esiste una tutela civile e una penale e di tanto abbiamo parlato in Occupazione abusiva di case e appartamenti. Ma intanto c’è il problema, dal punto di vista civilistico, che un senzatetto è anche nullatenente e non ha niente da perdere. Sotto il profilo penale sono diverse le sentenze che ritengono giustificabile il comportamento dell’homeless che si barrica in casa altrui se lo fa solo in via transitoria (e non stabile) dimostrando così di agire solo per una tutela immediata e straordinaria. Il tribunale di Genova, ad esempio, questo inverno [3], ha fornito un’interpretazione simile a quella qui in commento. Secondo dunque il principio elaborato dai giudici non è punibile il senzatetto che si introduce illegalmente in casa altrui se agisce per poter dormire «una sola notte», evitando i rigori dell’inverno. Vai poi a capire, quando si tratta di una seconda casa, se l’abusivo sta lì da un giorno, una settimana, un mese o un anno.

Allarmanti sono i segnali che provengono dal Governo: la circolare Minniti, nel tentativo di porre un argine alle occupazioni abusive e disciplinare le modalità di rilascio, sembra però preparare il terreno a una acquisizione forzosa nei confronti delle case completamente disabitate: leggi Case abbandonate: il Governo pensa di assegnarle agli abusivi.

note

[1] Cass. sent. n. 40827/2017.

[2] Art. 2045 cod. civ.

[3] Trib. Genova, sent. n. 301/17 del 23.01.2017.

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 4 luglio – 7 settembre 2017, n. 40827
Presidente Fumo – Relatore Mazzitelli

Ritenuto in fatto

To. Io. ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza, emessa in data 17 giugno 2015, con la quale, in parziale riforma della sentenza, emessa in data 15/12/2014 dal Tribunale di Brescia, previa riqualificazione del fatto originariamente ascritto, ex art. 624 bis cod. pen., nella fattispecie di cui all’art. 614 cod. pen., e disapplicata la recidiva contestata, era stata inflitta all’esponente la pena di mesi tre e giorni 10 di reclusione, per essersi introdotto nell’abitazione di Gu. Lu., in Desenzano Del Garda il 24/11/2014.
Parte ricorrente lamenta: 1) mancanza o illogicità di motivazione, ex art. 606, lett. e), codice di rito, posto che, in grado d’appello, era stata disapplicata la recidiva contestata al prevenuto, in considerazione delle particolari condizioni di emarginazione in cui era maturato il reato e dell’esigenza del medesimo, soggetto senza fissa dimora, di reperimento di un alloggio notturno. Tali circostanze avrebbero dovuto indurre l’organo giudicante a pronunciare sentenza, ex art. 129 codice di rito, per irrilevanza del fatto, ex art. 131 bis cod. pen., causa di non punibilità, rilevabile d’ufficio, in relazione alla quale il tribunale aveva totalmente omesso di motivare; 2) la sentenza impugnata era, altresì, carente di motivazione, sotto il profilo della mancata applicazione della causa di giustificazione, prevista dall’art. 54 cod. pen., riscontrabile per l’esigenza del prevenuto di ripararsi dai rigori dell’inverno.

Considerato in diritto

Il ricorso è fondato e merita accoglimento.
Secondo la giurisprudenza di legittimità, l’istituto della non punibilità per particolare tenuità del fatto, di cui all’art. 131-bis cod. pen., pur avendo natura sostanziale, è disciplinato in rito come causa di improcedibilità ed è applicabile nei procedimenti pendenti in sede di legittimità alla data di entrata in vigore del D.Lgs. 16 marzo 2015, n. 28, per i quali la Suprema Corte può rilevare d’ufficio la sussistenza delle condizioni di applicabilità del nuovo istituto e disporre, ai sensi dell’art. 620 lett. a) cod. proc. pen., l’annullamento senza rinvio perchè l’azione penale non doveva essere iniziata o proseguita. (Sez. 5, n. 5800 del 02/07/2015 – dep. 11/02/2016, P.G. in proc. Ma., Rv. 26798901).
Si deve, pertanto, ritenere possibile il rilievo ex officio dell’ipotesi, ex art. 131 bis cod. pen., anche nel presente giudizio di legittimità, come tale prescindente dalla formulazione delle conclusioni della difesa, nel corso del secondo grado di giudizio, e dalla deduzione di motivi d’appello sul punto specifico.
Ciò premesso, le particolari condizioni dell’imputato, descritte nella sentenza impugnata, quali “…particolari circostanze di miseria e di emarginazione…” e la “…considerazione dei motivi a delinquere strettamente attinenti al reperimento di un alloggio notturno ..”, escludenti una spiccata capacità a delinquere ed una maggiore gravità soggettiva, giustificano ampiamente, ad avviso del collegio, la valutazione di particolare tenuità del fatto, oggetto di giudizio, e l’applicazione alla fattispecie dell’art. 131 bis cod. pen., con conseguente annullamento, senza rinvio, della sentenza impugnata.
L’esito della controversia esime dal valutare l’ulteriore motivo di ricorso, fondato sulla prospettazione di una causa di necessità, ex art. 54 cod. pen..

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non è punibile ai sensi di cui all’art. 131 bis c.p..

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1 Commento

  1. E quindi la necessità di ” salvarsi la vita ” va bene anche se illegalmente detengo e giro armato,appunto per la necessità di difendere la mia vita da aggressori criminali ?

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