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Quando denunciare un dipendente del Comune che non fa il suo dovere

21 Ottobre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 Ottobre 2017



Se il dipendente comunale timbra il cartellino ma non resta al comune a lavorare puoi denunciarlo.

Se in palestra ti capita di incontrare tutte le mattine un dipendente comunale che, come te, si allena per ore e scopri, tramite voci di popolo, che timbra il cartellino e, piuttosto che restare a lavorare, se ne va in giro, puoi denunciarlo per truffa ai danni dello stato e falso. Ma vediamo meglio quando denunciare un dipendente del comune che non fa il suo dovere.

Quando presentare una denuncia?

Alcuni reati sono perseguibili a querela di parte mentre altri sono perseguibili d’ufficio. I primi, meno gravi, possono essere denunciati unicamente dalla vittima del reato. Ciò significa che, se il tuo vicino ti minaccia davanti ad un testimone e tu, credendo che si tratti soltanto di un momento di rabbia, decidi di non querelarlo, non potrà farlo un passante (o un tuo parente) che ha assistito alla scena: il potere di presentare la querela spetta solo a te che hai subito direttamente la minaccia (e che sei qualificato giuridicamente come persona offesa).

Discorso diverso vale per i reati perseguibili d’ufficio che possono essere denunciati sempre (senza limiti di tempo) da chiunque ne sia a conoscenza. In questo caso, però, non si parla più di presentare una querela ma una denuncia. Ciò significa che se, ad esempio, scopri che è stata fatta una violenza ad una bambina minorenne, puoi denunciare il responsabile anche se non sei tu la persona interessata (persona offesa). Cerchiamo ora di comprendere che tipo di reato commette il dipendente del comune che non fa il suo dovere e se posso denunciarlo.

La truffa

Il reato di truffa [1] è il tipico delitto che comporta un danno non solo al patrimonio della persona offesa,  ma anche alla libertà di scelta della vittima che viene ingannata e condizionata nella sua decisione, fino a danneggiare se stessa. Il reato di truffa può essere commesso da chiunque: se il soggetto attivo del reato (il truffatore) è un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio la pena, naturalmente, sarà più severa (in applicazione di una circostanza aggravante).

Il soggetto passivo del reato è il soggetto truffato, ovvero colui che, a seguito della condotta ingannatoria, ha subito un danno patrimoniale che lo legittima a presentare una querela (nel caso di truffa semplice) o una denuncia (se si tratta di truffa aggravata). La truffa semplice si realizza quando un soggetto:

  • con artifizi e raggiri;
  • inducendo taluno in errore;
  • procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con danno per la vittima.

Il nucleo centrale della truffa risiede, dunque, in un’attività diretta a persuadere con l’inganno la vittima convincendola ad assumere un comportamento che, in assenza degli artifizi e dei raggiri, non avrebbe tenuto. Gli artifizi ed i raggiri comprendono un ampio ventaglio di ipotesi (che vanno dalla menzogna vera e propria al silenzio) finalizzate al conseguimento di un vantaggio economico (ingiusto profitto) a danno della vittima. Mentre l’ingiusto profitto può consistere in qualsiasi utilità, incremento o vantaggio patrimoniale (anche a carattere non strettamente economico), il danno subito dalla persona offesa (truffata) deve avere necessariamente contenuto patrimoniale.

La truffa semplice è perseguibile a querela di parte per cui, secondo il ragionamento fatto in precedenza, noi (terzi estranei al reato) non potremmo querelare chi commette il reato di truffa semplice.

Il dipendente comunale, però, quando timbra il cartellino e, invece di trattenersi sul luogo di lavoro, va in palestra o in giro a fare spese, commette il reato di truffa ai danni del comune (che è un’articolazione dello stato), quindi una truffa ai danni dello stato, aggravata e, pertanto, procedibile d’ufficio [2]. Ciò comporta che sia sempre possibile, da parte di ogni cittadino, presentare una denuncia nei confronti di quel dipendente del comune che non faccia il suo dovere.

La pena prevista per il delitto di truffa aggravata è della reclusione da uno a cinque anni  e della multa  da 309 a 1.549 euro. Ovviamente il comune potrà prendere ulteriori provvedimenti disciplinari nei confronti del dipendente, quali la sospensione dal servizio o, addirittura, il licenziamento.

Poichè, quando un dipendente comunale timbra il cartellino ma non lavora commette una truffa ai danni dello stato, possiamo affermare che chiunque, in qualunque momento, può denunciare un dipendente del comune che non fa il suo dovere.

note

[1] Art. 640 cod. pen.

[2] Art. 640, co. 2, n. 1 cod. pen.


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2 Commenti

  1. Salve, nel comune di Vittoria RG (sciolto per mafia) non ho mai visto un dipendente pubblico lavorare, perché tutti i sindaci che ci sono stati negli anni precedenti mettevano gli amici con precedenti penali (in cambio di protezione) a lavorare nell’immondizia e le donne che si portavano a letto nella pubblica amministrazione,
    Praticamente non posso avere una carta d’identità e neanche posso usufruire dei centri per l’impiego perché non sanno neanche come si avvia il pc.
    Il problema della carta d’identità lo risolto con il rilascio del passaporto in questura (almeno nel ministero dell’ interno c’è qualcuno che sa usare il pc), il problema del centro dell’impiego non sono riuscito a trovare alcuna soluzione, qualcuno sa come fare a iscrivermi disoccupato in autonomia?
    Vi ricordo che siamo uno dei paesi più corrotti al mondo, perché nessuno fa niente?

    1. Le cosiddette liste di collocamento, cioè gli elenchi in cui si dovevano iscrivere i lavoratori privi di impiego, per ottenere lo stato di disoccupazione, non esistono più da tempo: sono state infatti soppresse assieme agli uffici di collocamento e al libretto di lavoro. Questo non significa, però, che il lavoratore possa far valere lo stato di disoccupazione automaticamente, in quanto vi sono delle procedure da mettere in atto per ottenere questo stato e i diritti ad essi collegati, come ad esempio gli ammortizzatori sociali (Naspi, Asdi, Dis-Coll) e le misure finalizzate alla formazione e alla ricollocazione nel mercato del lavoro. Inoltre, rispetto a un tempo, lo stato di disoccupazione e le relative indennità possono essere persi con maggiore facilità: il disoccupato, difatti, deve frequentare i corsi di formazione e partecipare alle attività previste dal centro per l’impiego nel patto di servizio, pena la perdita dei sussidi e dello stato di disoccupazione. Per maggiori informazioni leggi il nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/134994_per-avere-la-disoccupazione-devo-iscrivermi-al-collocamento

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