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Se mi ferma la polizia e mi chiede di seguirla posso oppormi?

8 settembre 2017


Se mi ferma la polizia e mi chiede di seguirla posso oppormi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 settembre 2017



Posto di blocco: verifica dello stato di ubriachezza e richiesta di raggiungere l’ospedale per sottoporti all’alcol test.

Non sono passati molti giorni da quando un nostro lettore ci aveva chiesto se rifiutarsi di seguire la polizia è reato che la Cassazione è intervenuta sull’argomento sposando la tesi fornita dal nostro giornale. Secondo la sentenza di qualche giorno fa [1], un conducente, sospettato di essere alla guida in stato di ebbrezza, non è tenuto a recarsi con gli agenti al più vicino ospedale per verificare la quantità di alcol nel sangue e sottoporsi così all’alcol test, ma può ben andarsene per i fatti suoi. Tale comportamento non integra né il reato di resistenza a pubblico ufficiale, né quello di rifiuto di sottoporsi agli accertamenti alcolimetrici [2]. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire perché se ti ferma la polizia e ti chiede di seguirla puoi opporti.

Immaginiamo due diverse situazioni tra loro simili, ma – per come vedremo – differenti nel trattamento sanzionatorio. Due automobilisti, sospettati di essere alla guida leggermente ubriachi, vengono fermati da due diverse pattuglie della polizia. La pattuglia “A” possiede con sé il cosiddetto «palloncino», ossia l’alcoltest; la pattuglia “B” invece non lo ha e così chiede al conducente di seguirla nel più vicino ospedale per fare le analisi del sangue e verificare la presenza di alcol. Entrambi i conducenti, però, si rifiutano di sottoporsi al test. In particolare, il secondo conducente fa presente di avere i “secondi contati” e di non aver tempo da perdere per entrare al pronto soccorso e sottoporsi alla trafila: era piuttosto compito della polizia dotarsi dell’etilometro a bordo in modo da non far perdere tempo agli automobilisti.

Vediamo cosa prevede la legge per questi due casi:

  • l’automobilista fermato dalla pattuglia “A” – quella cioè che ha portato con sé l’alcoltest – non può rifiutarsi di sottoporsi al test del palloncino. Se non lo fa, gli viene contestato il reato di guida in stato di ebbrezza e applicate le sanzioni più elevate previste per tale comportamento, quelle cioè per chi viene trovato con oltre l’1,5% di alcol nel sangue (ammenda da 1.500 a 6mila euro; decurtazione di 10 punti dalla patente; sospensione della patente da 1 a 2 anni; confisca dell’auto). In ogni caso secondo la Cassazione, si tratta di un reato che, se non abituale, può essere perdonato. Difatti, pur se la fedina penale resta macchiata, il colpevole può ottenere l’archiviazione diretta del procedimento penale e la non applicazione della pena (cosiddetto beneficio per «particolare tenuità del fatto»). Sul punto leggi Guida in stato di ebbrezza e rifiuto alcoltest: il fatto è tenue;
  • l’automobilista fermato dalla pattuglia “B” invece può rifiutarsi di seguire i poliziotti sino all’ospedale. Secondo infatti un orientamento costante della Cassazione [3], il reato di rifiuto di sottoporsi agli accertamenti dell’alcol nel sangue non scatta quando il conducente si oppone all’accompagnamento presso il più vicino nosocomio, ufficio o comando atteso che tale condotta non è contemplata dalla legge come reato. Insomma, la lacuna normativa salva il conducente che non potrà essere incriminato neanche per resistenza a pubblico ufficiale.

Quindi il rifiuto di sottoporsi al test del palloncino è reato solo se gli agenti hanno portato con sé l’etilometro. Diversamente il rifiuto dell’automobilista all’adempimento dell’obbligo di seguire i carabinieri presso l’ospedale, sito a una notevole distanza dal luogo del fatto non costituisce reato.

note

[1] Cass. sent. n. 40758/2017.

[2] Art. 186 co. 7, cod. str.

[3] Cass. sent. n. 21192/2012.

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 12 luglio – 7 settembre 2017, n. 40758
Presidente Ciampi – Relatore Gianniti

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

1. La Corte di appello di Caltanissetta con la sentenza impugnata, in punto di affermazione di responsabilità, ha integralmente confermato la sentenza 26/11/2013 con la quale il Tribunale di quella città aveva dichiarato la penale responsabilità di B.S. per il reato p. e p. dall’art. 186 comma 7 d.lvo. 285/1992 perché, in data (omissis), in località (omissis) , si era rifiutato di sottoporsi all’accertamento relativo all’assunzione di sostanze stupefacenti o alcolemiche, a seguito di un controllo della Polizia, mentre era alla guida di un autoveicolo.
In punto di trattamento sanzionatorio, la Corte territoriale ha sostituito la pena inflitta in primo grado (mesi 3 di arresto ed Euro 1.000.00 di ammenda) con quella del lavoro di pubblica utilità di cui all’art. 54 d.lgs. 274/2000 per la durata di mesi 3 e giorni 4.
2. Avverso la citata sentenza, tramite difensore di fiducia, propone ricorso il B. denunciando violazione di legge e vizio di motivazione in punto di ritenuta sua responsabilità penale (al ricorso allega la sentenza della Corte di appello ed il verbale di fon. del 5/05/2013).
Il ricorrente lamenta che entrambi i Giudici di merito hanno ritenuto provata la sua responsabilità penale sulla base del suo rifiuto a sottoporsi all’alcool test, omettendo di considerare che i Carabinieri intervenuti non potevano accertare il suo tasso alcolemico, atteso che, come dichiarato dal teste M.llo C. M. , la loro auto di servizio era sprovvista del sistema per l’alcooltest. Evidenzia che il suo rifiuto era riferito all’intenzione dei Carabinieri di accompagnarlo presso l’Ospedale di Caltanissetta (posto ad una distanza di circa 10 km dal luogo in cui lui era stato fermato).
3. Il ricorso è fondato.
Invero, secondo consolidata giurisprudenza di legittimità (cfr. tra le tante Sez. 4, sent. n. 21192 del 14/3/2012, PM in proc. Bellencin, Rv. 252736), il reato di rifiuto di sottoporsi agli accertamenti alcoolimetrici (art. 186, comma settimo, C.d.S.) non è integrato laddove il conducente si oppone all’accompagnamento presso il più vicino ufficio o comando, non trattandosi di condotta tipizzata dal combinato disposto dei commi terzo e settimo di detto articolo.
Tale ipotesi si è verificata nel caso di specie nel quale – premesso che l’art. 186 comma 7 C.d.S. punisce il rifiuto del conducente di sottoporsi agli accertamenti di cui ai commi III, IV e V – l’invito (rivolto all’odierno ricorrente) a seguire i carabinieri non era riconducibile: a) né al comma III, in quanto i Carabinieri non possedevano l’etilometro; b) né al comma IV, in quanto i militari non avevano invitato il B. presso il più vicino ufficio o comando. D’altra parte, il rifiuto opposto dal B. non era stato dallo stesso opposto ai sensi dell’art. 186 comma 5, in quanto di detto disposto difettava un fondamentale presupposto di operatività (ovvero l’accadimento di un incidente stradale).
In definitiva, il rifiuto del B. all’adempimento dell’obbligo di seguire i Carabinieri presso l’Ospedale, sito a molta distanza dal luogo del fatto, non ha integrato la contravvenzione prevista dall’art. 186 comma 3 C.d.S..
Ne consegue che la sentenza impugnata deve essere annullata con la formula indicata in dispositivo.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste.

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 12 luglio – 7 settembre 2017, n. 40758
Presidente Ciampi – Relatore Gianniti

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

1. La Corte di appello di Caltanissetta con la sentenza impugnata, in punto di affermazione di responsabilità, ha integralmente confermato la sentenza 26/11/2013 con la quale il Tribunale di quella città aveva dichiarato la penale responsabilità di B.S. per il reato p. e p. dall’art. 186 comma 7 d.lvo. 285/1992 perché, in data (omissis), in località (omissis) , si era rifiutato di sottoporsi all’accertamento relativo all’assunzione di sostanze stupefacenti o alcolemiche, a seguito di un controllo della Polizia, mentre era alla guida di un autoveicolo.
In punto di trattamento sanzionatorio, la Corte territoriale ha sostituito la pena inflitta in primo grado (mesi 3 di arresto ed Euro 1.000.00 di ammenda) con quella del lavoro di pubblica utilità di cui all’art. 54 d.lgs. 274/2000 per la durata di mesi 3 e giorni 4.
2. Avverso la citata sentenza, tramite difensore di fiducia, propone ricorso il B. denunciando violazione di legge e vizio di motivazione in punto di ritenuta sua responsabilità penale (al ricorso allega la sentenza della Corte di appello ed il verbale di fon. del 5/05/2013).
Il ricorrente lamenta che entrambi i Giudici di merito hanno ritenuto provata la sua responsabilità penale sulla base del suo rifiuto a sottoporsi all’alcool test, omettendo di considerare che i Carabinieri intervenuti non potevano accertare il suo tasso alcolemico, atteso che, come dichiarato dal teste M.llo C. M. , la loro auto di servizio era sprovvista del sistema per l’alcooltest. Evidenzia che il suo rifiuto era riferito all’intenzione dei Carabinieri di accompagnarlo presso l’Ospedale di Caltanissetta (posto ad una distanza di circa 10 km dal luogo in cui lui era stato fermato).
3. Il ricorso è fondato.
Invero, secondo consolidata giurisprudenza di legittimità (cfr. tra le tante Sez. 4, sent. n. 21192 del 14/3/2012, PM in proc. Bellencin, Rv. 252736), il reato di rifiuto di sottoporsi agli accertamenti alcoolimetrici (art. 186, comma settimo, C.d.S.) non è integrato laddove il conducente si oppone all’accompagnamento presso il più vicino ufficio o comando, non trattandosi di condotta tipizzata dal combinato disposto dei commi terzo e settimo di detto articolo.
Tale ipotesi si è verificata nel caso di specie nel quale – premesso che l’art. 186 comma 7 C.d.S. punisce il rifiuto del conducente di sottoporsi agli accertamenti di cui ai commi III, IV e V – l’invito (rivolto all’odierno ricorrente) a seguire i carabinieri non era riconducibile: a) né al comma III, in quanto i Carabinieri non possedevano l’etilometro; b) né al comma IV, in quanto i militari non avevano invitato il B. presso il più vicino ufficio o comando. D’altra parte, il rifiuto opposto dal B. non era stato dallo stesso opposto ai sensi dell’art. 186 comma 5, in quanto di detto disposto difettava un fondamentale presupposto di operatività (ovvero l’accadimento di un incidente stradale).
In definitiva, il rifiuto del B. all’adempimento dell’obbligo di seguire i Carabinieri presso l’Ospedale, sito a molta distanza dal luogo del fatto, non ha integrato la contravvenzione prevista dall’art. 186 comma 3 C.d.S..
Ne consegue che la sentenza impugnata deve essere annullata con la formula indicata in dispositivo.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il fatto non sussiste.

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2 Commenti

  1. E se a uno gli viene chiesto di fare l’alcool test in ospedale a seguito di un incidente stradale, magari con feriti?

  2. sera vorrei fare un quesito,se per motivi di viabilità in quanto parcheggio davanti ad entrata di un commissariato bloccando di fatto passo carrabile e sono anche senza assicurazione auto in quanto mai fatta,gli agenti operanti mi conducono sopra in ufficio per la verbalizzazione delle contravvenzioni e decidono anche di fare alcoltesta chiamando la stradale per il testo,il loro comoprtamneto integra il reato di abuso di ufficio?

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