Diritto e Fisco | Articoli

Imprese e Pubblica Amministrazione: dal 2013, pagamenti delle fatture entro trenta giorni

6 novembre 2012


Imprese e Pubblica Amministrazione: dal 2013, pagamenti delle fatture entro trenta giorni

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 novembre 2012



Termini strettissimi, d’ora innanzi, per i pagamenti tra le aziende private nonché tra Pubblica Amministrazione e aziende private: è infatti in corso di approvazione la normativa che impone il saldo delle fatture entro massimo 30 giorni dalla data di emissione.

Basta pagamenti a 60, 90, 120 giorni o ritardi biblici per ottenere il versamento degli importi dovuti dalla pubblica amministrazione. Basta alle dilazioni che, a volte, portano alla crisi le aziende private, soprattutto quando, dall’altro lato, c’è un’amministrazione debitrice mai puntuale nei pagamenti. È stato infatti approvato dal Governo lo schema di d.lgs. sui ritardi di pagamento, attuazione della disciplina comunitaria dell’anno scorso [1].

Per mettere argine alle crisi finanziarie di liquidità delle piccole e medie imprese, il Governo ha adottato una serie di strumenti particolarmente incisivi, che entreranno in vigore per i contratti stipulati dopo il primo gennaio 2013.

Pagamenti tra privati

Il termine massimo per il pagamento è fissato in trenta giorni. Il contratto può tuttavia prevedere un termine superiore che, comunque, non può superare i sessanta giorni o, qualora superiore a sessanta giorni, purché concordato in forma espressa e non gravemente iniquo per il creditore.

In caso di ritardo nel pagamento, sono dovuti gli interessi moratori al tasso Bce più 8% o a un tasso concordato tra le imprese.

Pagamenti tra privati e Pubblica Amministrazione

Quando il debitore è una pubblica amministrazione, il termine di pagamento, di regola, è di massimo trenta giorni. Si può fissare, in contratto, un termine di pagamento fino a massimo sessanta giorni solo in due casi:

1) per le imprese pubbliche (che svolgono attività economiche di natura industriale o commerciale, offrendo merci o servizi sul mercato) e per gli enti pubblici che forniscono assistenza sanitaria;

2) purché in forma espressa, se oggettivamente giustificato dalla natura o dall’oggetto del contratto o da particolari circostanze esistenti al momento della conclusione dell’accordo, ma comunque non superiore a sessanta giorni.

In caso di ritardo nel pagamento, l’Amministrazione è tenuta a corrispondere interessi di mora ad un tasso che non può essere inferiore al tasso legale (tasso Bce maggiorato dell’8%).

Interessi legali

Viene alzato di un punto (da 7 a 8% da aggiungere al tasso fissato da Banca Centrale Europea) il tasso degli interessi legali: questo vuol dire che pagare in ritardo costerà di più in termini di interessi.

La normativa si applica anche alle richieste di interessi inferiori ai 5 euro. Non si applicherà, invece, ai debiti oggetto di procedure finalizzate alla ristrutturazione del debito.

Verifica delle merci

La durata massima delle procedure di accettazione o di verifica delle merci e dei servizi non può superare, di norma, trenta giorni.

Il termine che la Comunità Europea aveva fissato per l’adeguamento alla direttiva è il 16 marzo 2013: l’Italia, una volta tanto, è il primo Stato Membro a recepire la normativa comunitaria, complice anche la crisi economica.

Le imprese avranno tempo fino all’anno nuovo per adeguarsi alle nuove regole e stabilire prassi più efficienti per i pagamenti dei propri debiti.

Le critiche

Le censure al nuovo provvedimento non sono tardate.

C’è infatti chi già grida all’inutilità della riforma. Se le pubbliche amministrazioni hanno finora accumulato quasi 100 miliardi di arretrati la causa non è la pigrizia o l’indolenza dei responsabili dei pagamenti [2]. “Il motivo è che non ci sono i soldi. O, se ci sono, non si possono spendere a causa delle regole imposte dal patto di Stabilità”. Le nuove norme sono dunque solo sulla carta, ma difficilmente potranno essere attuate. Innanzitutto perché l’obbligo di pagare in 30 giorni è già presente nella nostra legislazione [3]. In secondo luogo perché il patto di Stabilità interno, una delle cause principali dei ritardi di pagamento, ora sarà esteso anche ai Comuni sopra i mille abitanti (sino ad oggi interessava gli enti con popolazione sopra i 5 mila).

 

 

 

note

[1] Direttiva n. 2011/7/Ue del 16.02.2011.

[2] Mario Longoni sulle pagine di Italia Oggi del 06.11.12.

[3] D. lgs 231 del 2002, anche se poteva essere derogato.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI