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Redditi sproporzionati: niente assegno divorzile

23 ottobre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 ottobre 2017



Si osserva l’autoresponsabilità e la capacità economica del coniuge meno “ricco”. La sproporzione tra i redditi non è sufficiente per avere il mantenimento.

Ancora una volta, la Suprema Corte di Cassazione [1], ribadisce il principio espresso in precedenza [2], nella ormai arcinota decisione storica del maggio scorso: l’assegno divorzile, cioè quello dovuto dall’ex coniuge a favore di quello economicamente più debole, non è assolutamente scontato. Anzi deve essere giustificato dalle insufficienti condizioni economiche del soggetto eventualmente destinatario del predetto contributo economico e dalle obiettive difficoltà di provvedere da sé alle proprie necessità. Se mancano tali presupposti, ma soprattutto se si evidenzia una buona ed indipendente condizione economica dell’ex coniuge, l’eventuale sproporzione tra i redditi del marito e della moglie non è condizione sufficiente e necessaria a garantire l’assegno divorzile a favore di quello meno “ricco”. In tal senso, il tenore di vita, goduto in costanza di matrimonio, e l’opportunità di conservarlo anche dopo il matrimonio, non può rappresentare l’unico riferimento per prevedere un mantenimento. Ma procediamo con ordine e vediamo, nello specifico, cosa ha affermato e precisato la Cassazione, con la sentenza richiamata in nota [1].

Se mio marito guadagna tanto, posso avere l’assegno divorzile?

Sembrerebbe proprio che l’eventuale ricchezza dell’ex coniuge non sia un elemento necessario e indispensabile per ottenere il tanto agognato assegno divorzile, più propriamente definito come mantenimento. Non è quindi fondamentale osservare il tenore di vita goduto in pendenza di matrimonio, allo scopo di “adeguare” le entrate del coniuge meno facoltoso. Se è vero come è vero, che quest’ultimo non ha le stesse possibilità economiche del primo, la propria “buona” indipendenza economica è più che sufficiente per vedersi negare ogni contributo, evidentemente ritenuto superfluo, nel caso concreto, e non giustificabile sol perché i due erano stati sposati.

Nel caso specifico esaminato dalla Corte di Cassazione, l’ex moglie, insegnante di matematica nonché proprietaria della abitazione in cui risiedeva nonché autrice di alcuni investimenti immobiliari, aveva goduto di ben due pronunce giurisprudenziali favorevoli. Infatti, il Tribunale di primo grado e la successiva Corte di Appello avevano, prima disposto e poi confermato, a suo favore, il versamento di un assegno divorzile a carico dell’ex marito. Le dette decisioni erano dovute al fatto che c’era….una forte sproporzione delle situazioni reddituali e patrimoniali delle parti e al fine di una conservazione, almeno tendenziale, in favore del coniuge economicamente più debole, del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio….

La Cassazione qui esaminata ha ribaltato tali sentenze (per la verità emesse nel periodo antecedente lo storico orientamento del maggio scorso), riportandosi inequivocabilmente alla decisione richiamata in nota [2], ed affermando che il riconoscimento dell’assegno divorzile/mantenimento deve necessariamente fondarsi sul principio di autoresponsabilità economica del soggetto eventualmente destinatario del contributo economico. Solo successivamente a tale accertamento e se positivo, sarà possibile quantificare l’ammontare dovuto, in considerazione della debolezza economica dell’ex coniuge “mantenuto”. Per tali ragioni la Cassazione ha accolto il ricorso del marito.

In altri termini, una condizione economica così florida, come quella prospettata nel caso esaminato, non può giustificare e legittimare la richiesta e l’ottenimento di un mantenimento a seguito del divorzio.

note

[1] Cass. sent. n. 20525 del 29.08.2017.

[2] Cass. sent. n. 11504 del 10.05.2017.


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