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Tanti piccoli prelievi dal conto: che rischio?

10 settembre 2017


Tanti piccoli prelievi dal conto: che rischio?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 settembre 2017



Al contrario dei versamenti, che vanno sempre giustificati, i prelievi dal conto sono sempre liberi, anche quando si tratta di più operazioni ripetute nell’arco di giorni ravvicinati tra loro.

Si fa spesso molta confusione quando si tratta di gestire correttamente il proprio conto corrente: in gioco c’è il rischio che una movimentazione sospetta – perché non giustificata – troppo frequente o per importi eccessivi possa insospettire il fisco. Ed in caso di controllo bancario, il contribuente si troverebbe in una condizione di debolezza di fronte all’Agenzia delle Entrate: per legge, infatti, il denaro contante versato in banca, la cui provenienza non può essere dimostrata, si considera «reddito» e, quindi, va tassato anche se reddito non è (ed è ad esempio il frutto di una donazione o di una vincita alle slot machine). Così, a volte, chi ha poca conoscenza delle norme e non vuol rischiare di commettere errori “letali”, si vede costretto a effettuare operazioni di minimo importo, tali cioè che non possano insospettire l’amministrazione finanziaria. È il caso, ad esempio, del genitore che, volendo regalare una consistente somma di denaro al proprio figlio, e preferendo elargirgliela per contanti, preferisce fare tanti piccoli prelievi dal conto piuttosto che un’unica operazione. O il caso di chi, dovendo pagare in contanti un professionista per una prestazione eseguita, preferisca farlo a piccole trance, spalmate in giorni diversi; o di chi, dovendo pagare la ditta di lavori in casa, preferisce non lasciare evidenti tracce sul conto. Vi è un rischio nel comportarsi in questo modo?

La soluzione è abbastanza agevole e ne abbiamo già parlato nell’articolo: Prelievi e versamenti: come evitare il fisco. Per stabilire cosa rischia chi fa tanti piccoli prelievi dal conto, anche nell’arco di pochi giorni, bisogna fare una preliminare distinzione a seconda di chi sia il titolare del conto. Quando quest’ultimo non è un imprenditore, ma è un pensionato, un lavoratore dipendente, un professionista o un autonomo non ci sono rischi. La legge infatti stabilisce che:

  • i prelievi di denaro dal conto sono liberi e non possono generare presunzioni di evasione a carico del contribuente. Non c’è quindi il rischio di controlli né in caso di un prelievo eseguito in un’unica volta, né di tanti piccoli prelievi in giorni diversi. Tutt’al più, quando si tratta di importi consistenti, il dipendente della banca che si trova in quel momento allo sportello (sono quindi esclusi i prelievi dal bancomat) può chiedere chiarimenti al correntista sullo scopo del prelievo. Ciò non certo per informare l’Agenzia delle Entrate, ma solo per il contrasto e la prevenzione al riciclaggio. Sicché, una volta che il correntista abbia fornito le motivazioni del prelievo (ben potendo dire che si tratta di soldi che servono per una donazione o per un acquisto o per far fronte a un momento di necessità), questo viene inviato alla direzione della banca che, a sua volta, decide se è opportuno informare l’Uif (Unità di informazione finanziaria). Quest’ultima, poi, a sua volta, stabilisce se è il caso o meno di presentare una segnalazione alla Procura della Repubblica. Dunque, salvo essere in presenza di soggetti già noti alle forze dell’ordine o di conti particolarmente “ricchi”, chiunque è libero di prelevare dal conto qualsiasi importo voglia, anche al di sopra di 3mila euro (che è l’attuale soglia oltre la quale è vietato il trasferimento di contanti tra soggetti diversi);
  • i versamenti di denaro dal conto sono invece sempre suscettibili di controlli bancari da parte dell’Agenzia delle Entrate, anche se il correntista è titolare di un conto su cui viene accreditato uno stipendio da lavoro dipendente. Leggi sul punto Versamenti sul conto: vanno giustificati?

In sintesi, per gran parte dei contribuenti, i prelievi dal conto sono liberi, mentre i versamenti vanno sempre giustificati.

Discorso diverso vale invece per i titolari di impresa. Per questi ultimi, infatti, anche i prelievi devono essere giustificati: giustificazione che non è necessaria fino a un massimo di mille euro al giorno, entro comunque il tetto di 5mila euro mensili: rientrando in tale soglia non scatta alcun “allarme rosso”. Superato però detto limite, se mancano prove scritte circa la provenienza del denaro i prelievi si presumono eseguiti per investimenti e, quindi, vanno considerati “reddito tassabile”. Su di essi, quindi, si pagheranno le imposte.

Per tornare al quesito iniziale, ossia agli eventuali rischi di tanti piccoli prelievi dal conto, bisogna concludere ricordando che nessun pericolo c’è per chi ha un conto su cui accredita pensioni, stipendi di lavoro dipendente, redditi professionali o di lavoro autonomo. Oltre a poter prelevare una somma cospicua tutta in una volta (anche 5mila euro), il correntista può ripetere l’operazione anche più volte di seguito nell’arco di più giorni, senza perciò insospettire il fisco. Il che invece è impedito agli imprenditori.

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Autore immagine: 123rf com

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