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Lo sai che? I contanti versati sul conto corrente vanno tassati

Lo sai che? Pubblicato il 10 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 settembre 2017

La presunzione automatica di evasione fiscale a favore dell’Agenzia delle Entrate può essere superata solo con la prova contraria (documentale) fornita dal contribuente circa la provenienza dei soldi.

Per legge, i contanti versati sul conto corrente, la cui provenienza non può essere dimostrata, si considerano «reddito», anche se reddito non sono. Pertanto vanno tassati. Al contribuente viene data però un’ancora di salvezza: offrire la prova contraria, ossia provare la fonte di tali soldi. Si può riassumere con queste quattro parole una delle norme [1] più complesse del nostro sistema tributario e che più ha generato contenzioso tra contribuenti ed Agenzia delle Entrate. In altre parole, secondo l’ordinamento, tutti i soldi oggetto di versamenti sul conto corrente si presumono «in automatico» (quindi senza bisogno di prove) il corrispettivo per un’attività di lavoro o per la vendita di un bene o di un servizio. Il titolare del conto può dimostrare il contrario (ad esempio, che si tratta di donazioni, vincite alle slot machine o al gioco, ecc.), ma non sempre facile. Così, in assenza di tali prove, i contanti versati sul conto corrente vengono tassati (in più scattano anche le sanzioni).

Questa disposizione vale per qualsiasi tipo di contribuente: dal dipendente con stipendio fisso, al lavoratore autonomo, dal professionista all’imprenditore. Ma procediamo con ordine e cerchiamo anche di capire come difendersi in caso di accertamento.

Per comprendere meglio di cosa stiamo parlando, facciamo un esempio pratico. Immaginiamo un giorno un uomo con un reddito molto basso (poche centinaia di euro al mese) che riceva dal proprio padre, malato e in fin di vita, una cospicua somma in contanti per diverse migliaia di euro. L’uso del cash viene preferito al bonifico bancario per non ingelosire gli altri fratelli che potrebbero rivendicare, dopo la morte del papà, la loro parte dei soldi. Il figlio “prediletto” deposita subito l’importo sul proprio conto corrente. Dopo tre anni, l’Agenzia delle Entrate si accorge di questo versamento e lo giudica “sospetto” perché non in linea con lo stipendio dichiarato dal contribuente (stipendio che, peraltro, gli viene bonificato dall’azienda direttamente sul conto). Pertanto il funzionario dell’ufficio chiede chiarimenti sulla provenienza dei soldi. L’uomo, che non ha mai ricevuto alcuno scritto dal padre ad ufficializzare la donazione, ha solo la testimonianza della madre, che ha assistito alla scena della consegna del denaro ed è in grado di confermare ciò. Ma all’Agenzia delle Entrate non basta: sostiene infatti che le dichiarazioni materne non sono sufficienti a risalire alla fonte del versamento bancario e che c’è bisogno di prove documentali. Poiché queste mancano, il fisco invia un accertamento fiscale al donatario: presumendo che tali soldi provengano da un reddito nascosto al fisco, li tassa e vi applica anche le sanzioni. È legittimo l’operato dell’Agenzia delle Entrate?

La risposta è affermativa. Infatti, tutte le volte che ad un versamento di contanti sul conto corrente non viene accompagnata – in caso di richiesta di chiarimenti da parte del fisco – la prova dell’origine delle somme, i soldi si considerano in automatico come se fossero un reddito tassabile. Si ha quella che viene chiamata «presunzione automatica di reddito, con inversione» a favore dell’Agenzia delle Entrate che, così, è esonerata dall’onere della prova. Prova che, invece, viene addossata al contribuente che intende difendersi e, in assenza della quale, quest’ultimo soccombe. In cosa può consistere questa prova? È necessario che il contribuente dimostri che le somme oggetto di versamento in banca sono già state tassate alla fonte (ad esempio un risarcimento: leggi sul punto Sul risarcimento del danno si pagano le tasse?) oppure sono esenti (ad esempio una donazione, ecc.). Ecco perché è giusto dire che i contanti versati sul conto corrente vanno tassati se il correntista non è stato prima così diligente da assicurarsi una prova scritta che documenti la loro provenienza. Altrimenti resta sempre preferibile il caro e vecchio materasso.

note

[1] Art. 32, co. 1, numero 2) Dpr 600/1973.

Autore immagine: 123rf com


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7 Commenti

  1. ma così non si rischia di tassare qualcosa che era già tassato solo perché non si è in grado di dimostrarlo?e per quanto tempo dovrei tenere traccia di qualsiasi transazione per una futura possibile verifica?
    facciamo l’esempio di un collezionista di monete d’oro; un giorno per bisogno o perché ingolosito dal fatto che l’oro è schizzato alle stelle ne vuole vendere qualcuna.Come lo potrebbe dimostrare?
    come collezionista, di qualsiasi cosa, le collezioni si compongono di scambi tra privati, mercatini, forum e fiere dedicate.
    questa legge di quando è?

    Grazie in anticipo per le vostre delucidazioni.

  2. Lo stato vuole sapere come spendo i miei soldi,ed io voglio sapere come i miei soldi li spende lo stato.

  3. E come la mettiamo con le ‘buste’ del matrimonio? Tantissimi le preferiscono ancora rispetto al più freddo versamento sul conto.

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