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Si può contestare un preavviso di parcella?

23 Settembre 2017


Si può contestare un preavviso di parcella?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Settembre 2017



Sono di Catania e mi sono rivolto a un avvocato di Roma dove vive la mia ex per questioni di mantenimento. Mi ha chiesto una parcella stratosferica. Posso contestare il preavviso di parcella? Qual è il foro competente se non dovessi pagare?

Il codice deontologico forense [1] prevede che il professionista è tenuto, nel rispetto del principio di trasparenza, a rendere noto al cliente il livello della complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell’incarico; a richiesta è altresì tenuto a comunicare in forma scritta a colui che conferisce l’incarico professionale la prevedibile misura del costo della prestazione, distinguendo fra oneri, spese, anche forfettarie e compenso professionale. Pertanto, secondo questa normativa, a richiesta del cliente, l’avvocato avrebbe il dovere di consegnare un preventivo di massima riguardo al costo della prestazione. Tuttavia, non si prevede una sanzione alla mancata consegna del preventivo e, pertanto, sono emersi diversi dubbi sulla obbligatorietà o meno dell’accordo scritto sui compensi. La giurisprudenza di merito, sul punto, si è – però – pronunciata a favore del professionista in un caso simile, relativo ad una richiesta di decreto ingiuntivo effettuata da un avvocato ai danni dell’ex cliente che aveva agito per recuperare i compensi professionali. Proprio qui, il Tribunale di Milano ha dichiarato che ai fini della ingiunzione, il difensore sia tenuto a offrire o l’accordo sul compenso concluso con il cliente, eventualmente assistito dal preventivo redatto o, in assenza, la parcella opinata dal proprio Consiglio dell’Ordine degli avvocati di appartenenza [2]. Da ciò si desume che, per questa giurisprudenza recente, il preventivo scritto non sia elemento necessario per ottenere un’ingiunzione di pagamento ai danni del cliente, essendo in alternativa sufficiente presentare il preavviso di parcella (che il lettore ha ricevuto) corredato dal parere di congruità del Consiglio dell’ordine di appartenenza del professionista. Tuttavia, il Consiglio non emette un parere sull’effettività dei servizi che l’avvocato dice prestati al cliente, ma semplicemente dichiara che, sulla base di quei servizi che dice effettuati, la parcella è congrua alle tariffe previste dalla legge. Ne discende che, nell’eventualità in cui il lettore dovesse ricevere un decreto ingiuntivo, avrebbe la possibilità di opporsi nel termine di quaranta giorni dalla notifica contestando le prestazioni che il suo ex legale dice di aver fatto o, comunque, contestando il fatto che quanto richiesto sia eccessivo rispetto a quanto realmente effettuato dallo stesso professionista. In questo modo, costringerebbe il legale a dover dimostrare tutte le prestazioni professionali rivendicate in parcella; ovviamente, laddove le dimostrasse l’esito dell’opposizione sarebbe di sicuro negativo.

Con riferimento al foro di competenza, esiste per l’avvocato il foro facoltativo coincidente con quello dove ha sede il Consiglio dell’Ordine di appartenenza dello stesso. Difatti, gli avvocati o i notai possono altresì proporre domanda d’ingiunzione contro i propri clienti al giudice competente per valore del luogo ove ha sede il Consiglio dell’Ordine al cui albo sono iscritti o il consiglio notarile dal quale dipendono [3]. E così, semmai il legale dovesse decidere di agire in sede giudiziale, sceglierà questa alternativa (Foro di Roma), essendo più vicina logisticamente alle sue esigenze. Quello che, innanzitutto, si consiglia al lettore è di provare a contattare il professionista facendo presente che la somma è proibitiva per le sue tasche (anche se non corrisponde al vero), al fine di trovare una via d’uscita bonaria. Se il professionista non dovesse collaborare, allora si potrebbe costringerlo ad agire, così nell’eventuale opposizione che il lettore dovesse proporre avverso il decreto d’ingiunzione, questi sarebbe costretto a provare una per una tutte le prestazioni effettuate.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Salvatore Cirilla

note

[1] Art. 13, co. 5, cod. deont. forense.

[2] Trib. Milano ord. del 13.01.2016.

[3] Art. 637, co. 3 cod. proc. civ.


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