Diritto e Fisco | Articoli

Naspi, cosa fare se trovo lavoro?

14 Dicembre 2018


Naspi, cosa fare se trovo lavoro?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Dicembre 2018



Non si perde l’assegno di disoccupazione se il nuovo lavoro non comporta un reddito congruo.

Lavoro o disoccupazione? Una domanda che una persona assennata non dovrebbe mai porsi, ma che da noi non è così infrequente. Lo sanno bene le Procure della Repubblica di mezza Italia, costrette spesso a intentare procedimenti penali a carico di disoccupati che, pur di non perdere la Naspi (ossia l’indennità di disoccupazione), rinunciano alla formale assunzione, lavorando in nero. Un comportamento questo che, neanche a dirlo, costituisce un duplice reato: da un lato quello di «indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato», dall’altro quello di «falsità ideologica in atto pubblico» per il privato che abbia dichiarato all’Inps di non essere occupato. Ed oltre al penale scatta anche l’obbligo di restituire allo Stato le somme ottenute.

Con questi comportamenti si rischia di condurre il legislatore a prendere provvedimenti restrittivi nei confronti di uno strumento, la Naspi, che è estremamente importante se ne viene fatto l’uso per cui è stato introdotto.

Ricordiamo, infatti, che perdendo il lavoro, una persona si ritrova dall’oggi al domani priva di una fonte di reddito e incapace, dunque, di far fronte alle esigenze proprie e della propria famiglia. La Naspi nasce proprio per offrire una tutela alle persone in un momento particolarmente delicato della propria esistenza e cioè nel momento in cui un lavoratore si ritrova disoccupato.

Occorre inoltre premettere che spesso i comportamenti scorretti che vengono posti in essere e di cui abbiamo detto sopra nascono da una non conoscenza delle regole che disciplinano la Naspi. Infatti, in verità, contrariamente a quanto si crede, chi trova lavoro non perde sempre la Naspi, ma solo quando il nuovo impiego garantisce un certo reddito. Di questo parleremo nel presente articolo destinato appunto a chiarire, in materia di Naspi, un interrogativo che si pongo in molti: cosa fare se trovo lavoro?

Leggi anche Lavoro in nero: conseguenze per il lavoratore e il datore.

Che cos’è la Naspi?

Innanzitutto ripartiamo spiegando cos’è la Naspi.

La Naspi, acronimo di Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego è una indennità mensile di disoccupazione che a partire dal 2015 [1] ha sostituito le varie forme di indennità di disoccupazione che si sono succedute nel tempo e, da ultimo, la ASpI e la MiniASpI.

La Naspi viene erogata con riferimento agli eventi di disoccupazione involontaria che si sono verificati a partire dal 1° maggio 2015. La Naspi non viene erogata d’ufficio, di iniziativa dell’Inps, ma è erogata su domanda dell’interessato.

A chi spetta la Naspi?

La Naspi non viene attribuita a tutte le categorie di lavoratori ma solo a specifiche tipologie di lavoratori. In particolare, la Naspi spetta ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che hanno perduto involontariamente l’occupazione, tra cui:

  • gli apprendisti;
  • i soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato;
  • il personale artistico con rapporto di lavoro subordinato;
  • i dipendenti a tempo determinato delle pubbliche amministrazioni.

Non hanno diritto a percepire la Naspi:

  • i dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni;
  • gli operai agricoli a tempo determinato e indeterminato;
  • lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale;
  • i lavoratori che hanno maturato i requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato;
  • i lavoratori titolari di assegno ordinario di invalidità, qualora non optino per la Naspi.

Quali sono i requisiti per prendere la Naspi?

Chiarito a quali tipologie di dipendenti si applica la Naspi, occorre chiedersi quali sono le condizioni che consentono al dipendente che perde il lavoro di prendere la Naspi.

Tali requisiti sono essenzialmente due:

  1. che la perdita del lavoro sia involontaria;
  2. che il dipendente abbia maturato una certa anzianità contributiva nell’ultimo quadriennio.

Per quanto concerne il requisito della perdita involontaria del lavoro, occorre premettere che lo Stato vuole offrire la sua tutela solo a chi subisce, senza la sua volontà, la perdita del lavoro e non a chi volontariamente decide di lasciare la propria occupazione.

Da questo discende che il requisito della perdita involontaria del lavoro si considera sussistente nelle seguenti ipotesi di cessazione del rapporto, che danno dunque diritto alla Naspi:

  • licenziamento del dipendente da parte del datore di lavoro: in questo si ha sempre diritto alla Naspi, anche quando il licenziamento è stato intimato per un fatto commesso dal dipendente (licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo);
  • dimissioni per giusta causa: in questo caso è vero che è il dipendente a dimettersi ma lo fa in quanto costretto da un gravissimo comportamento del datore di lavoro (come, ad es., mancato pagamento dello stipendio, molestie, demansionamento, mobbing, etc..)
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro avvenuta durante la procedura di conciliazione presso l’Ispettorato Territoriale del Lavoro [2] che deve essere svolta quando l’azienda ha manifestato la propria volontà di licenziare il dipendente per motivi economici;
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro determinata dal rifiuto del dipendente a trasferirsi in un’altra sede di lavoro che disti più di 50km dalla sede di provenienza e/o che sia raggiungibile con più di 80 minuti di mezzi pubblici dalla residenza del dipendente.

Per quanto concerne il requisito contributivo, in sostanza, il dipendente deve aver versato un certo numero di settimane di contributi all’Inps nei 4 anni che precedono lo stato di disoccupazione.

In particolare, per accedere alla Naspi sono necessarie almeno 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione nei 4 anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione (ovvero la data di cessazione del rapporto).

Occorre notare che per contribuzione utile non si deve intendere solo quella effettivamente versata ma anche quella dovuta, ma non versata. Inoltre sono valide tutte le settimane retribuite, purché risulti erogata o dovuta per ciascuna settimana una retribuzione non inferiore ai minimali settimanali [3].

Quanto tempo spetta la Naspi?

L’indennità di disoccupazione Naspi viene corrisposta a partire dall’ottavo giorno successivo alla data di cessazione del rapporto di lavoro, a patto che la domanda sia presentata dal lavoratore (anche tramite il patronato) entro l’ottavo giorno.

Se, invece, la domanda viene presentata oltre l’ottavo giorno la Naspi spetta dal giorno successivo alla presentazione della domanda.

Il sussidio dura, in genere, due anni. L’importo del sussidio di disoccupazione non resta sempre uguale ma, dal quarto mese, scende del 3% al mese. Il calcolo è complesso e dipende anche da altri fattori: ma con approssimazione si passa da un sussidio pieno di circa 1.200 euro al mese all’inizio del periodo di disoccupazione, a uno di circa 600 euro alla fine dei due anni.

Si perde la Naspi principalmente in due ipotesi:

  • quando si trova un nuovo lavoro;
  • quando si rifiuta un’offerta di lavoro «congrua».

Che vuol dire? Separiamo le due ipotesi.

Chi trova un nuovo lavoro perde la Naspi?

Lavoro autonomo

Il lavoratore che avvia un’attività di lavoro autonomo continua a percepire la Naspi in misura ridotta, purché il reddito annuale derivante da tale attività non superi attualmente 4.800 euro (ossia il reddito che corrisponde a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti per redditi da lavoro dipendente, attualmente pari). Egli deve comunicare all’INPS entro un mese dalla domanda di prestazione il reddito annuo previsto.

La Naspi viene ridotta di un importo pari all’80% del reddito previsto, rapportato al periodo di tempo intercorrente tra la data di inizio dell’attività e la data in cui termina il periodo di godimento dell’indennità o, se antecedente, la fine dell’anno. La riduzione è ricalcolata d’ufficio al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi.

Lavoro dipendente o parasubordinato

Il lavoratore che accetta un altro lavoro dipendente non perde la Naspi se il nuovo lavoro non supera un reddito annuo di 8mila euro.

Chi rifiuta un nuovo lavoro perde la Naspi?

In generale, chi rifiuta un nuovo lavoro perde la Naspi. Tuttavia ciò non vale per qualsiasi lavoro, ma solo per quelli che offrono una retribuzione congrua. Significa che il nuovo stipendio deve essere superiore del 20% al sussidio che il disoccupato percepisce in quel momento. Quindi, ad esempio, se il disoccupato prende un assegno di disoccupazione di mille euro, non lo perde se rifiuta un nuovo lavoro di 1.100 euro.

È possibile sospendere la Naspi per i lavori di durata minore di sei mesi, in modo da non dover operare la riduzione dell’80% del reddito.


note

[1] art. 1 del d.lgs. 4 marzo 2015, n. 22.

[2] art. 7, Legge n. 604/1966.

[3] Legge 11 novembre 1983, n. 638 e Legge 7 dicembre 1989, n. 389.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA