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Lo sai che? Giurisprudenza: quale indirizzo scegliere?

Lo sai che? Pubblicato il 11 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 settembre 2017

La laurea in giurisprudenza prevede esami obbligatori e a scelta, ed è possibile personalizzare il proprio percorso di studi sulla base dell’indirizzo scelto.

L’attuale percorso universitario in giurisprudenza prevede una laurea magistrale in giurisprudenza della durata di cinque anni, al termine della quale occorre aver ottenuto 300 crediti formativi. Questi crediti sono riconosciuti col superamento di esami obbligatori e facoltativi, e lo studente può indirizzare il proprio percorso mediante la scelta di alcuni insegnamenti settoriali, optando per un piano di studi che approfondisca una disciplina o un’altra. In alternativa, può anche decidere di non indirizzarsi verso uno specifico percorso, spaziando invece fra le materie senza sostenere molti esami inerenti un solo ambito. Quale indirizzo scegliere quindi in giurisprudenza?

Giurisprudenza e piani di studio

Dover sostenere esami obbligatori, comuni a tutti gli studenti, non implica quindi che non venga lasciato margine di scelta nel decidere quale settore o ambito del diritto approfondire. Viene infatti data agli universitari la facoltà di orientare il proprio percorso di studi verso una specifica materia, di modo che al termine del percorso gli esami svolti avranno un filo conduttore unitario, orientato verso una disciplina piuttosto che un’altra.

A seconda pertanto delle preferenze, delle attitudini personali, e delle intenzioni professionali su cui si stia già pensando di rivolgere il proprio percorso post universitario (ad esempio un master , o le altre carriere possibili), si potrà optare ad esempio per una tipologia di indirizzo o piano di studi:

  • penalistico: approfondisce il diritto penale principalmente sotto il profilo della parte speciale, potendo optare per esami che abbiano ad oggetto particolari tipologie di reati o sistemi penalistici particolari (diritto penale dell’economia, diritto penale dell’ambiente);
  • civilistico: all’interno di questo piano di studi è concretamente possibile settorizzare ulteriormente l’ambito di studio, in quanto il diritto civile comprende ad esempio al suo interno le problematiche inerenti – tra le tante – il diritto di famiglia, la responsabilità contrattuale ed extracontrattuale il diritto successorio;
  • amministrativo: concentra l’attenzione sull’attività della pubblica amministrazione, con approfondimenti mirati che comportano anche uno scambio con anche percorsi (si pensi all’esame di diritto privato della pubblica amministrazione);
  • internazionalistico e comparato: entra nel merito della disciplina sovranazionale, con un taglio a volte anche comparato che metta a confronto i vari sistemi giuridici internazionali (diritto comparato, grandi sistemi giuridici);
  • giuslavoristico ed aziendale: si sofferma sulla disciplina del diritto del lavoro, pubblico e privato, e della previdenza.

A seconda dell’ateneo scelto, peraltro, è possibile selezionare piani di studio particolari, come ad esempio un indirizzo forense, orientato sulle discipline degli ordinamenti giudiziari, civile o penale, che trattano la difesa e rappresentanza giudiziale e stragiudiziale, oppure un percorso sull’ambito aziendale e di impresa, incentrato sul diritto d’impresa, societario, dei mercati finanziari, nonché sulla concorrenza e sul diritto industriale. In relazione alla facoltà che si frequenta, pertanto, è fondamentale verificare nel piano di studi accademico quali siano le offerte formative previste, in modo da poter scegliere l’indirizzo che più si avvicina o corrisponde alle proprie aspirazioni personali, orientate verso il futuro svolgimento di una professione legale.

note

Autore immagine: Pixabay.


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