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Cosa significa malattia professionale

11 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 settembre 2017



La salute sui luoghi di lavoro va garantita anche attraverso il riconoscimento delle malattie professionali: vediamo cosa sono.

In ambito lavorativo è possibile contrarre malattie più o meno gravi, il cui manifestarsi può essere legato anche allo svolgimento stesso dell’attività lavorativa. In tali ipotesi l’ordinamento garantisce la protezione del lavoratore, essendo la salute un diritto fondamentale della persona riconosciuto dalla nostra costituzione [1]. Cosa significa dunque malattia professionale?

Malattia professionale – tecnopatia: definizione

Si definisce malattia professionale quel processo morboso che deriva da una prolungata esposizione a determinati effetti nocivi – del lavoro stesso – per la salute del lavoratore. Questi effetti devono essere a loro volta dovuti alla continua e reiterata azione di agenti e fattori patogeni di rischio, connessi all’attività lavorativa: in pratica quindi nelle malattie professionali c’è una causa diretta, derivante dallo svolgimento del lavoro, che attraverso un lasso di tempo – più o meno lungo – agisce progressivamente sull’organismo del lavoratore, determinando in modo esclusivo e direttamente la patologia stessa. La malattia contratta nell’esercizio e a causa del lavoro svolto comporta un’alterazione definitiva dello stato di salute, che riduce la capacità lavorativa del soggetto interessato.

La malattia professionale viene anche definita con il nome di malattia del lavoro o tecnopatia, e la sua tutela è garantita dall’ordinamento attraverso un sistema tabellare, che è stato modificato nel corso del tempo [2]. Inizialmente per il riconoscimento della malattia professionale si utilizzava una lista chiusa, che prevedeva quali fossero le patologie tutelate, le lavorazioni interessate (unicamente quelle per le quali fosse obbligatoria l’assicurazione contro gli infortuni) e dei periodi massimi di indennizzabilità (la malattia doveva manifestarsi entro il termine massimo previsto dall’abbandono della lavorazione a rischio). La situazione è però cambiata.

Malattie professionali e sistema tabellare misto

Nel nostro ordinamento, dopo un intervento della corte costituzionale, l’iniziale sistema normativo che prevedeva il riconoscimento delle malattie professionali solamente qualora fossero state ricomprese all’interno delle tabelle previste per legge è stato dichiarato incostituzionale [3]. Si utilizza pertanto un sistema misto, che riconosce al lavoratore la possibilità di dimostrare che la patologia di cui soffre, anche se non ricompresa nell’elenco tabellare del testo unico in materia, è stata cagionata dall’attività lavorativa svolta. L’onere della prova ricade però in tal caso sul lavoratore, che dovrà di conseguenza fornire tutta la documentazione necessaria a provare il rapporto di causa – effetto fra lavoro e malattia.

In questo modo perciò viene ammessa la tutela di ogni malattia da lavoro, purchè venga provata e sia causalmente collegata all’attività lavorativa.

Dunque nel nostro ordinamento la tutela delle malattie professionali si basa attualmente su un sistema misto, che prevede:

  • malattie professionali tabellate: il lavoratore esposto ad una delle lavorazioni a rischio previste negli elenchi deve allegare alla domanda di riconoscimento unicamente la certificazione rilasciata dal medico, non dovendo fornire la prova dell’effettiva nocività del posto di lavoro;
  • malattie da lavoro extratabellari: occorre in tali ipotesi una documentazione ulteriore e specifica, volta a provare il nesso causale fra malattia ed attività lavorativa svolta.

note

[1] Art. 32 Cost.

[2] Testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, D.P.R. n. 1124/1965 del 30.06.1965 e successive modifiche.

[3] Sent. Corte Cost. n. 179/1988.

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