Diritto e Fisco | Articoli

Mi hanno offeso e/o minacciato: serve querelare?

14 ottobre 2017


Mi hanno offeso e/o minacciato: serve querelare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 ottobre 2017



A fronte di offese e minacce il primo pensiero di chi si sente offeso in modo grave e non vuole passarci sopra è la querela, che ancora comunemente si ritiene un valido strumento per far valere i propri diritti. Vediamo quali effettive conseguenze oggi può comportare sporgere querela.

Nella realtà quotidiana, invasa in ogni ambito dal mondo connesso e dalla realtà virtuale, sono innumerevoli i modi per offendere ed essere vittima di offese e minacce: la pervasività di Internet e dei gruppi social ha intensificato le relazioni personali e ha creato le condizioni per scatenare da parte di ciascuno di noi la tempesta perfetta e, per converso, di rimanerne vittima. Alle riunioni condominiali e alle discussioni nella cerchia di amici si sono aggiunte le chat ed i social network del tipo Facebook e Instagram che sono diventati teatro perenne di discussioni e scambi d’idee, a volte caratterizzati da toni molto accesi. In questi casi, volendo tutelare la nostra dignità personale, cosa realmente possiamo ottenere da una denuncia? Ci chiediamo: ne vale la pena?

Il primo pensiero, magari sull’onda dell’emotività, è sempre sporgere querela perché riteniamo che, in questo modo, possa azionarsi la macchina della giustizia in grado di punire per il suo comportamento irrispettoso chi ci ha offeso o minacciato. Ma vediamo nel dettaglio come si concretizza la tutela della reputazione.

L’ingiuria

Il primo reato che sino all’inizio dell’anno scorso si poteva ritenere configurabile è quello di ingiuria: si trattava di un delitto di competenza del Giudice di pace che puniva chiunque offendesse in qualsiasi modo l’onore e la reputazione altrui, senza però la diffusione dell’offesa a più persone. Per azionare il procedimento penale davanti al Giudice di pace era necessaria la querela da parte della vittima dell’offesa; l’epilogo poteva consistere in una pena pecuniaria o, nei casi più gravi di attribuzione di un fatto determinato, nella sanzione della permanenza domiciliare[1] da sei a trenta giorni ovvero nella pena del lavoro di pubblica utilità da dieci giorni a tre mesi.

Ad oggi, il reato di ingiuria non esiste più: è stato abrogato all’inizio del 2016, ma ne è stato conservato il valore di illecito attraverso la previsione di una sanzione civile. In altri termini, la condotta descritta dalla norma penale abrogata continua ad essere illecita e vietata, ma la tutela si concretizza attraverso l’azione civile di risarcimento del danno e non del procedimento penale. Ciò significa che non verranno più applicate le sanzioni penali da parte del Giudice di pace e non sarà più utile e necessaria la querela per perseguire l’offensore: dovrà essere intrapresa una causa civile.

Le conseguenze sanzionatorie che rischia l’offensore deriveranno dall’esito favorevole di un’azione civile e sono:

  • il risarcimento, di regola monetario, in favore dell’offeso, secondo quanto il giudice accerterà sulla base delle prove del danno concretamente procurato; in mancanza di elementi sufficienti per la quantificazione, la liquidazione avverrà “in via equitativa”, ossia sulla base di quanto appare corretto al giudice;
  • una sanzione da euro 100 a euro 8.000, da pagare in favore dello Stato, all’esito della sentenza civile di condanna.

Senza il processo di risarcimento del danno avviato dalla vittima, l’autore delle offese non rischia alcuna conseguenza e quindi non sarà nemmeno tenuto a versare una somma allo Stato.

Il giudice civile dapprima accerterà i fatti posti alla sua attenzione sulla base delle prove che l’offeso sarà in grado di raccogliere; poi, in sede di decisione, potrà condannare il ritenuto responsabile al pagamento di una somma in favore dello Stato a titolo di sanzione. È evidente che più grave sarà ritenuto il danno più è verosimile che il giudice si assesti si un valore vicino al massimo e viceversa: ma di questa somma alla vittima dell’offesa potrà non interessare perché comunque andrà allo Stato.

Peraltro, il procedimento civile non può essere dalla vittima avviato liberamente: prima di incardinare la causa, questi – tramite il proprio avvocato – dovrà avviare una procedura di mediazione, la c.d. negoziazione assistita, ossia dovrà far pervenire a controparte (= l’autore delle offese, con il quale magari non si desidera più avere rapporti) un invito a discutere personalmente un accordo e a formalizzarlo per iscritto. Dopo l’invio della lettera di invito si dovrà attendere almeno 30 giorni, con termine di prescrizione sospeso, per dare il tempo alla controparte di aderire o meno alla proposta: solo in caso di mancata risposta o di non adesione, l’offeso potrà azionare un procedimento civile.

Ad oggi, quindi, la strada per colui che vuole tutelare la propria dignità di fronte ad offese ingiuste si presenta difficile. Rivolgersi all’Autorità Giudiziaria, di regola nella persona dei Carabinieri, per sporgere una querela per ingiuria sarà del tutto inutile. L’operante diligente dovrà spiegare che non esiste più nel nostro ordinamento tale reato: se si desidera tutelare l’onore e la rispettabilità a fronte di questo tipo di offese sarà necessario azionare un vero e proprio procedimento civile, sobbarcandosi i relativi tempi e costi.

La diffamazione

Il discorso è parzialmente diverso quando l’offesa è pronunciata alla presenza di più persone: in tal caso, può ricorrere il reato di diffamazione che rimane sanzionato penalmente e per la quale è necessario sporgere querela entro 90 giorni dal fatto, possibilmente corredata delle prove a sostegno di quanto denunciato, se si desidera che l’offesa non rimanga impunita. Dato che la diffamazione implica che l’offesa sia percepita da più persone, queste dovranno essere identificate dall’offeso e comunicate all’Autorità giudiziaria per essere sentite come testimoni.

In tal caso, il diffamatore rischia di essere sottoposto a procedimento penale davanti al Giudice di pace. Le pene previste rimangono blande ma effettive, simili a quelle previste prima del 2016 per il reato di ingiuria: non è prevista la reclusione per i casi di natura più privata[2] e il diffamatore rischia una pena pecuniaria, solo nei casi più gravi il lavoro socialmente utile o la permanenza domiciliare.

La minaccia

L’altro delitto che, di regola, interessa quando ci sentiamo violati nella nostra dimensione più intima e personale è il delitto di minaccia. Anche in questo caso siamo di fronte ad una norma che, dopo la recente modifica del 2017, vede ridotta la sua utilità pratica.

La minaccia di un male ingiusto era punita con la multa e, se grave o effettuata con alcune particolari modalità previste dalla legge, con la reclusione fino ad un anno. Con l’entrata in vigore della nuova riforma, è stato eliminato lo spazio di valutazione che permetteva di ritenere una minaccia grave sulla base delle circostanze del caso concreto e soprattutto della percezione la vittima: dal 3 agosto 2017 è stato cancellato il riferimento alla gravità della minaccia, quindi è sparito quello spazio che permetteva di punire più gravemente ulteriori forme di minaccia rispetto a quelle previste dalla legge.

La minaccia semplice era ed è rimasta di competenza del Giudice di pace e si procede solo a querela della parte, che quindi è tenuta a provare al meglio quanto sostenuto; all’esito dell’accertamento, il giudice può comminare una pena pecuniaria. La minaccia che fino a prima della recente riforma poteva essere considerata grave dal querelante e quindi giudicata dal Tribunale, oggi è confluita nella competenza del Giudice di pace, senza più distinzione rispetto alla minaccia minore. Sarà di competenza del Tribunale solo quella minaccia realizzata nelle forme previste dalla legge, ad esempio minaccia con uso di armi, da persona che nasconde la propria identità o da più persone riunite.

In tutti i casi di minaccia “ordinaria” dovrà essere sporta querela entro 90 giorni dal fatto per vedere punito il responsabile.

In conclusione, se si è vittima di diffamazione o minaccia si potrà sporgere querela, ricordando di inserire tutte le prove in grado di corroborarne il contenuto e di segnalare eventuali testimoni, ma con tutte le incognite e l’esito possibile delineato. Se si dovesse essere vittima di ingiuria la querela sarà un vero buco nell’acqua e sarà necessaria una causa civile di risarcimento del danno.

note

[1] Il Giudice di pace, nell’ambito della competenza penale a lui attribuita, non può sanzionare con la reclusione o l’arresto: può solo comminare una pena pecuniaria o, nei casi di fatti più gravi, i lavori di pubblica utilità o la permanenza domiciliare, assimilabile alla detenzione domiciliare. Inoltre il Giudice di pace non può concedere la sospensione condizionale della pena: ciò significa che le sue sanzioni devono essere sempre eseguite.

[2] Mentre si prevede la reclusione per i casi di diffamazione a mezzo stampa e diffamazione di un Corpo politico, amministrativo, giudiziario o ad una sua rappresentanza.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI