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News Ape, pensione più bassa per chi anticipa di più

News Pubblicato il 10 settembre 2017

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L’importo dell’anticipo pensionistico sarà più basso per chi deciderà di uscire dal lavoro alla soglia dei 63 anni.

Ape massima pari al 75% della pensione per chi esce dal lavoro a 63 anni, mentre si può arrivare al 90% della futura prestazione per chi richiede l’anticipo dai 65 anni e 7 mesi in su: è quanto previsto dal nuovo decreto sull’Ape volontaria, che a breve sarà pubblicato in Gazzetta ufficiale.

Nel dettaglio, per chi richiederà un anticipo pensionistico superiore ai 36 mesi, ossia per chi farà domanda di Ape volontaria dai 63 anni ai 63 anni e 7 mesi (considerando che l’attuale requisito per la pensione di vecchiaia è pari a 66 anni e 7 mesi), l’Ape potrà ammontare, al massimo, al 75% della futura pensione.

Per chi, invece, domanderà un anticipo della pensione tra i 36 e i 24 mesi, l’Ape potrà arrivare all’80% della futura prestazione, per salire all’85% per chi richiede un anticipo tra i 24 e i 12 mesi. L’assegno sarà pari, infine, al 90% della futura pensione per chi richiederà un anticipo dai 12 ai 6 mesi (non è possibile chiedere l’Ape per un periodo minore di 6 mesi), cioè per chi farà domanda con almeno 65 anni e 7 mesi di età.

In ogni caso, l’Ape richiesta deve avere un ammontare tale che la rata per la sua restituzione, assieme ad ulteriori rate per prestiti o finanziamenti, non risulti superiore al 30% della pensione. Inoltre la futura pensione, al netto della ritenuta Ape, non deve essere inferiore a  1,4 volte il trattamento minimo (attualmente circa 702 euro).

Ma facciamo un breve passo indietro e cerchiamo di capire come funziona la nuova Ape volontaria.

Che cos’è l’Ape volontaria

L’Ape volontaria, o anticipo pensionistico volontario, consiste in una prestazione, ottenuta grazie a un prestito bancario, che accompagna il lavoratore dai 63 anni di età (o dal momento in cui richiede il trattamento) sino all’età pensionabile (cioè all’età in cui si può ottenere la pensione di vecchiaia).

In pratica, con l’Ape il lavoratore può ricevere un assegno, a partire dai 63 anni di età, se possiede almeno 20 anni di contributi, sino alla data di maturazione della pensione di vecchiaia. Considerando che l’età per la pensione di vecchiaia, attualmente, è pari a 66 anni e 7 mesi, l’anticipo massimo possibile è pari a 3 anni e 7 mesi.

In ogni caso, l’importo erogato col finanziamento bancario deve essere restituito in 20 anni: sul prestito sono dovuti gli interessi (il loro ammontare sarà stabilito con dei futuri accordi-quadro), un contributo a favore del fondo di garanzia ed è obbligatoria la stipula di un’assicurazione contro il rischio di premorienza.

L’anticipo minimo deve essere pari a 6 mesi, con un importo minimo di 150 euro; la futura pensione, al netto della ritenuta Ape, non deve essere inferiore a  1,4 volte il trattamento minimo (circa 702 euro) e non può essere decurtata, da Ape e altri prestiti, in misura superiore al 30%.

Chi può ottenere l’Ape volontaria

Non tutti i lavoratori possono richiedere l’Ape volontaria, ma soltanto gli iscritti a una delle gestioni previdenziali facenti capo all’Inps: il trattamento non è infatti previsto dalle casse dei liberi professionisti, in quanto a gestire le concessioni degli anticipi è soltanto l’Inps, che interagisce con la banca convenzionata scelta per l’erogazione del prestito.

Nel dettaglio, possono accedere all’Ape volontaria i lavoratori iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (Ago, che comprende il fondo pensioni lavoratori dipendenti e le gestioni speciali dei lavoratori autonomi), nonché alle forme sostitutive ed esclusive dell’Ago e alla Gestione separata Inps, a condizione che:

  • abbiano compiuto il 63 anni di età;
  • siano in possesso di almeno 20 anni di contributi;
  • maturino il diritto alla pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi (43 mesi);
  • non siano già titolari di una pensione diretta;
  • la pensione attesa sia di importo non inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo, al netto della rata di ammortamento dell’Ape: considerato che nel 2017 la rata mensile della pensione minima ammonta a 501,89 euro, come già esposto, l’importo non deve essere inferiore a 702,65 euro;
  • inoltre, in base al testo del decreto attuativo in uscita, le rate per la restituzione dell’ape volontaria, assieme ad eventuali altre trattenute come la cessione del quinto, non possono superare il 30% della pensione.

A quanto ammonta l’Ape volontaria

Come anticipato, l’ammontare dell’Ape volontaria, che può essere erogata non oltre la maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, ma per un minimo di 6 mesi, non può superare il 90% della futura pensione.

In particolare l’Ape ammonterà:

  • al 90% della pensione netta se l’anticipo richiesto è inferiore a 12 mesi;
  • all’85% per l’anticipo tra 12 e meno di 24 mesi;
  • all’80% per l’anticipo tra 24 e 36 mesi;
  • al 75% oltre 36 mesi.

Il sistema di calcolo utilizzato per l’Ape, logicamente, è lo stesso utilizzato per calcolare la pensione:

  • retributivo sino a tutto il 2011, poi contributivo, per chi possiede almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • retributivo sino a tutto il 1995, poi contributivo (sistema misto), per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • integralmente contributivo per chi non possiede contributi versati prima del 1996.

A quanto ammonta la futura pensione al netto dell’Ape

L’Ape comporterà, a causa della restituzione del prestito,  delle decurtazioni sulla pensione: queste dipenderanno innanzitutto dalla durata dell’erogazione dell’assegno e dall’ammontare della percentuale di pensione richiesta: maggiore è l’anticipo, più alto risulterà il prestito da restituire e più bassa, conseguentemente, la pensione.

In base ad alcune ipotesi elaborate dagli esperti, la percentuale dell’85% è quella che dovrebbe garantire uno scostamento minimo tra la pensione netta ipotetica, l’importo dell’ape e la pensione gravata dalla rata. Per vedere, nel dettaglio, a quanto ammontano le penalizzazioni sulla pensione, si veda: Quanto costa l’Ape volontaria.

Sugli interessi del finanziamento e sui premi assicurativi per la copertura del rischio di premorienza, comunque, è riconosciuto un credito d’imposta annuo nella misura massima del 50% di un ventesimo degli interessi e dei premi complessivamente dovuti.

Questo credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito ai fini Irpef ed è recuperato direttamente dall’Inps nella sua qualità di sostituto d’imposta.

Ad ogni modo, come già anticipato, il rateo annuo sulla pensione non potrà superare il 30% della stessa, tenendo conto di altri impegni finanziari in corso come, per esempio, un mutuo casa o un altro prestito bancario.


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