Il fisco prende di mira le pagine Facebook

10 Settembre 2017
Il fisco prende di mira le pagine Facebook

Le dichiarazioni e le millanterie fatte su internet possono essere considerate confessioni e fanno scattare un accertamento fiscale.

Chi ha una pagina Facebook per pubblicizzare la propria attività (professionale o commerciale), vantandosi di essere leader del mercato o di avere molta esperienza nel settore, potrebbe a sorpresa trovare, alla porta dell’ufficio, non già un cliente ma l’Agenzia delle Entrate. Questo perché il fisco ha iniziato a prendere di mira siti internet e le fanpage di Facebook. Le dichiarazioni fatte su internet dal contribuente sono infatti delle «confessioni» e consentono di avviare l’accertamento fiscale. A dirlo sono due interessantissime sentenze di questi ultimi mesi [1].

Così, l’incauto commerciante, l’organizzatore di gite o l’intrattenitore per bambini durante le feste, il piccolo bar, il dee-jay o anche lo studio professionale che millanta professionalità ed esperienza pluriennale nel settore, facendo capire al pubblico che il proprio parco clienti è ampio, non sta facendo altro che tirarsi “la zappa sui piedi”: le sue confessioni possono essere utilizzate dal fisco per inviare un accertamento e saranno difficilmente confutabili in una successiva causa. L’articolo prosegue in Chi guadagna da un sito internet che rischia col fisco?


note

[1] Ctp Trento, sent. n. 236 del 13.10.2016. Ctp Sardegna, sent. n. 101 del 31.03.2017.


1 Commento

  1. Vi prego , controllate tutti i vari “info-truffatori” (ossia) infomarketer, che truffano usando l’internet marketing.

    Sono tutti che hanno a che fare con:

    -> Il Marketing
    -> La Vendita
    -> Il Network Marketing
    -> Trading Online
    -> Internet o Infomarketing

    Tutto ciò che ha a che fare con la nicchia del guadagnare (online e non). Vi posso assicurare che di gente “truffata” da questi “guru” ne conosco. Tutte le testimonianze sono FALSE (usano la famosa riprova sociale) di Cialdini per “abbassare” la diffidenza dei “clienti”.

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