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Uova al fipronil: dubbi, responsabilità, rischi

11 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 settembre 2017



L’emergenza delle uova contaminate dal fipronil sta colpendo duramente le imprese del settore e ha messo in allarme i consumatori. Quali sono davvero i rischi per la salute e quali le responsabilità?

L’emergenza delle uova al fipronil si sta rapidamente espandendo e in questi ultimi giorni ha riguardato anche l’Italia. In questo articolo proviamo a fare un po’ di chiarezza sui rischi per i consumatori e sulle responsabilità pubbliche e private della crisi.

Le uova al fipronil hanno messo in allerta autorità, produttori e consumatori, mentre su tv, giornali e web si scontrano allarmisti e ottimisti e un importante settore economico rischia gravi e irreparabili danni.

Già da inizio agosto la vicenda ha rimbalzato prepotentemente sui mezzi di informazione e si sono moltiplicati comunicati ufficiali, provvedimenti e con essi, purtroppo, anche bufale, inutili allarmismi ed eccessi di ottimismo. Ma cosa c’è di vero? Di chi fidarsi? È pericoloso oggi consumare uova?

Le possibili cause

I comunicati provenienti da fonti ufficiali (Commissione europea e Ministero della salute) hanno permesso di chiarire, seppure ancora in parte, le origini della crisi. Pare ormai certo che tutto abbia avuto origine da una vera e propria truffa derivante dalla vendita, tra Olanda e Belgio, di un prodotto antiparassitario contenente fipronil non dichiarato e, quindi, utilizzato, pare in buona fede, da alcuni produttori di uova olandesi.

Da questi allevamenti olandesi la contaminazione si sarebbe poi diffusa in tutta Europa attraverso la vendita delle uova e l’utilizzo come ingrediente per la produzione di altri alimenti.

I dubbi e le responsabilità

 Come sempre in questi casi una delle prime domande che ci si fa è quella su chi siano i responsabili.

Fermo restando che la colpa principale è senza dubbio di coloro che, se dovesse essere provato, hanno commercializzato o utilizzato illegalmente l’antiparassitario vietato, pare altrettanto certo che sia le autorità di controllo olandesi che quelle belghe abbiano ritardato nel fare scattare l’allerta, contribuendo così al diffondersi delle uova contaminate in tutta Europa.

Non appena l’allerta è scattata l’UE ha immediatamente chiesto a tutti gli Stati di far partire controlli straordinari su allevamenti, produttori di uova e alimenti a base di uova e rivenditori per rintracciare l’eventuale presenza della sostanza tossica in altri allevamenti o in alimenti già in commercio.

I controlli straordinari hanno subito rilevato la presenza del fipronil in allevamenti o alimenti in altri Paesi europei, tra cui Francia e Germania.

I controlli straordinari svolti in Italia hanno avuto alcuni esiti positivi, tra i quali quello più rilevante risale al 30 agosto, che ha riguardato un allevamento delle Marche dove sono state rinvenute uova con un valore di fipronil superiore al limite di tossicità [1].

Come sempre in questi casi, sorge spontanea la domanda: come mai i controlli ordinari, che pure le autorità competenti devono svolgere con regolarità, non hanno riscontrato prima la presenza di fipronil? Si tratta soltanto di una conseguenza dell’attenzione mediatica di queste settimane, oppure esiste un problema di efficacia dei controlli sulla sicurezza degli alimenti?

È difficile, con i dati attualmente a disposizione, dare una risposta certa a questo interrogativo.

Certo è che qualcosa di simile si è riscontrato anche con l’altrettanto famoso scandalo della carne di cavallo del 2013, quando i controlli straordinari successivi allo scoppio dell’emergenza misero in luce decine e decine di utilizzi fraudolenti di carne equina in alimenti che non la dichiaravano: anche in quel caso ci si chiese come mai i controlli ordinari non avessero messo fino ad allora in luce quella che si scoprì essere una pratica purtroppo abbastanza diffusa nel mercato europeo.

Senza dubbio esiste, in Italia come in gran parte dell’Europa, un problema di efficacia dei controlli ordinari su sicurezza e qualità degli alimenti. Ciò tuttavia è vero soprattutto in Italia, dove le autorità di controllo sono troppe, poco coordinate e  alla moderna legislazione europea si affiancano testi di legge risalenti a decine di anni fa, che obbligano le autorità a sprecare energie e tempo nel verificare requisiti formalistici e poco o nulla attinenti con la sicurezza e la qualità degli alimenti, per cui vengono sanzionate regolarmente le imprese per l’assenza di questo o quel documento e ci si accorge della presenza del fipronil solo sotto emergenza.

Quali sono i rischi per i consumatori? 

Mangiare uova è sicuro e non c’è alcun motivo per sospendere, diminuire o cessare del tutto l’acquisto e l’utilizzo di uova nella nostra alimentazione.

Anche nel caso finora più serio di contaminazione da fipronil rilevato in Italia, precisamente nelle Marche, il Ministero ha comunicato che le uova, cautelativamente ritirate dal mercato, avrebbero potuto costituire un potenziale rischio per la salute solo per bambini con peso corporeo di 8,7 kg che avessero consumato ben 2 uova contaminate al giorno: si tratta quindi di un rischio pressoché inesistente, considerate le comuni abitudini alimentari dei bambini di quel peso.

Chi sta pagando il prezzo più alto

Pare sempre più certo che all’origine della crisi ci sia una truffa commessa da imprese non alimentari e la colpevole inerzia delle autorità di controllo olandesi e belghe.

Tuttavia, come sempre accade in casi simili, a pagare il prezzo più alto sono le imprese che producono, trasformano o vendono uova o alimenti a base di uova. In queste settimane praticamente tutti i produttori di uova europei hanno subito controlli straordinari e alcuni hanno dovuto ritirare e distruggere alcuni lotti a scopo puramente cautelativo, pur in assenza di alcun accertato rischio per la salute dell’uomo.

Inoltre, l’inutile allarmismo diffusosi in poche settimane in tutta Europa ha colpito i consumatori e ha indotto un’ingiustificata, quanto comprensibile, diminuzione del consumo di uova, con danni ancora non del tutto calcolabili per l’intero settore produttivo.

Nel 2011 un errore nell’individuazione della causa della crisi del “batterio killer” da parte delle autorità di controllo tedesche ha provocato un vero e proprio disastro in tutto il comparto agricolo spagnolo, con decine di aziende costrette alla chiusura a causa del crollo dei consumi seguito all’allarmismo generale.

La crisi delle uova al fipronil ci ricorda, purtroppo a spese di tante imprese, che alle pur giuste lotte per la tutela del Made in Italy deve affiancarsi l’impegno delle istituzioni per una riforma dei controlli sulla sicurezza e la qualità degli alimenti, che allievi i costi sulle imprese virtuose, colpisca più efficacemente disonesti e superficiali e tuteli davvero la salute dei consumatori.

note

[1] Ministero della Salute, comunicato stampa del 30 agosto 2017

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1 Commento

  1. Per l’enessiva volta, e non potrebbe essere diversamente, è evidente che:
    – tutti questi piani coordinati tra Autorità competenti e programmi di campionamento sono VOLUTAMENTE fatti per evidenziare che VA TUTTO BENE;
    – demandare tutti i controlli sulla sicurezza alimentare al privato e l’autocontrollo, nel caso delle frodi, è una bufala e una farsa.

    Nessuno delle aziende PRIVATE ad oggi se ne era accorto con le analisi? Nessuno del settore sapeva di queste pratiche? I management e la dirigenza pubblica non cercava il fipronil nelle uova…

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