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Come ottenere beneficienza su internet senza far pagare la gente

11 settembre 2017


Come ottenere beneficienza su internet senza far pagare la gente

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 settembre 2017



Con internet non è solo possibile guadagnare nell’ambito di un’attività commerciale, ma anche ottenere soldi per pagare la rata del mutuo, la bolletta della luce o un intervento chirurgico urgente.

Tra i tanti benefici che offre internet c’è anche quello di correre in soccorso delle persone che hanno urgente bisogno di aiuto, sia esso fisico (ad esempio, la donazione di sangue) o economico (ad esempio, un contributo in denaro per sostenere un’operazione delicata e costosa). Tutti hanno ricevuto, almeno una volta nella vita, una delle famose Catene di Sant’Antonio con richieste di soldi o di altri benefici. Richieste che un tempo viaggiavano per email per poi evolversi in chat private su Facebook e, ora, su WhatsApp. In gran parte dei casi, però, la diffidenza ci ha portato a cestinare i messaggi: nessuno darebbe gli estremi della propria carta di credito a una persona che non conosce, di cui non vede il nome, di cui non può verificare l’attendibilità. Anche se si tratta di donare un paio di euro, la frequente presenza di bufale sulla rete è un forte disincentivo. Tanto è vero che, quando invece non si tratta di pagare, ma solo di girare un messaggio ai propri contatti, in molti, nel dubbio, lo fanno. Ebbene, questa (comprensibile) diffidenza può essere superata e il web può davvero tramutarsi in un posto dove aiutare le famiglie in difficoltà. In questa guida cercheremo di spiegarti proprio questo, ossia come ottenere beneficenza su internet senza far pagare la gente o senza che sia necessario richiedere gli estremi della carta di credito.

Ovviamente si può usare questo sistema non solo nei casi drammatici, quando ad esempio c’è bisogno di un sostegno economico per una cura medica o per un viaggio all’estero, ma anche per esigenze meno gravi: ad esempio quando vi è l’impossibilità a pagare l’affitto e si vuole evitare lo sfratto; o la bolletta della luce per non rimanere al buio; o la rata della banca per impedire il pignoramento.

C’è poi da dire che le donazioni sono esentasse e che, pertanto, il ricavato non dovrà essere denunciato all’Agenzia delle Entrate.

Il sistema dei banner pubblicitari può superare la diffidenza delle catene di Sant’Antonio

Il sistema che consente di guadagnare da un sito internet si può facilmente adattare anche alle esigenze di chi non agisce per uno scopo commerciale, ma solo per ottenere beneficienza. Il metodo di funzionamento è facile. Innanzitutto bisogna creare un sito internet, cosa che si può fare oggi a prezzi modici o, addirittura, con piattaforme gratuite. Può trattarsi anche di poche pagine o di un’unica pagina con struttura a blog, dove cioè le notizie scorrono dall’alto verso il basso (come sulla timeline di Facebook). Dopodiché bisogna contattare una concessionaria pubblicitaria per il web. Ve ne sono numerosissime. La più famosa è quella gestita da Google che si chiama Google Adsense. Tante altre consentono una remunerazione superiore quando si tratta di inserire video pubblicitari. In buona sostanza, una volta stipulato l’accordo con la concessionaria, vengono inseriti sul sito dei codici che consentono alla concessionaria di “trasferire” sul sito ospite una serie di banner o di spot video. La concessionaria paga mensilmente il proprietario del sito sulla base di quante visualizzazioni ha ricevuto l’inserzione pubblicitaria. Si può essere pagati in due modi (a seconda degli accordi): a click o a visualizzazioni. Nel primo caso, il visitatore del sito deve cliccare sul banner, approdare sulla pagina dell’inserzionista e sostarvi qualche secondo; nel secondo caso, invece, basta semplicemente che l’inserzione sia visualizzata (per cui, se esso si trova, ad esempio, a metà pagina, è necessario che il lettore si spinga fino a quel punto). Un altro modo ancora è quello di prevedere l’apertura di un box video con uno spot pubblicitario: se il visitatore clicca sul classico pulsante “play” a forma di triangolo, la concessionaria offre una remunerazione al titolare del sito.

A questo punto il gioco è fatto. Basterà solo riempire il sito con i propri dati e spiegare l’esigenze che spingono a chiedere l’aiuto economico, aiuto che, come detto, non sarà dato dai visitatori ma dalla concessionaria. Gli utenti che approdano sulla pagina e che vogliono offrire il proprio contributo dovranno solo limitarsi a visualizzare il banner pubblicitario e/o a cliccarvi. Insomma, dovranno accettare di perdere qualche secondo nell’assistere a uno spot, che può essere un semplice testo o un video.

Ovviamente, tanto più sarà convincente e documentata l’esigenza del richiedente, tanto più facile sarà convincere la gente ad offrire l’aiuto. Per cui, all’interno del sito, potrebbero trovare posto fotografie e scannerizzazioni di documenti ufficiali, come ad esempio la lettera di diffida della banca, il preavviso di sfratto o la cartella clinica del malato. Inoltre, proprio per togliere le ultime diffidenze, si dovrebbe accettare di fornire i propri dati telefonici in modo che chiunque possa eventualmente accertarsi dell’identità del richiedente. Ma attenzione: per quello che diremo a breve, il sito o il blog deve essere riempito anche con contenuti che possano interessare l’utenza, a prescindere dal fine umanitario. Ad esempio, se si tratta di ricevere offerte per la cura di una malattia si può parlare in maniera approfondita di questa, delle cure, eseguire intervenire ad altri malati, a medici. ecc.

Chiaramente, i guadagni ottenuti a titolo di beneficienza dipenderanno unicamente dalle persone che accetteranno di entrare nel sito della persona bisognosa e, per raggiungere qualche centinaio di euro, bisogna avere un traffico di decine di migliaia di utenti. Ma nulla toglie che il sito rimanga online più giorni e che lo stesso utente vi approdi più volte nell’arco della stessa giornata o in quelle successive.

Questo sistema presenta però due grossi limiti che, tuttavia, è possibile superare.

Il primo problema: in genere le concessionarie non offrono i loro banner per clic artificiali, ossia eseguiti sotto stimolo e invito del titolare del sito. Quando si ha a che fare con Google, addirittura, in caso di creazione di una pagina web solo per ottenere click (magari con espresso invito a cliccare sul banner) viene chiuso l’account Adsense e non lo si può riaprire più. La prima cosa da fare pertanto è controllare le regole per l’inserimento dei banner. Quando si riempie di contenuti il blog bisogna evitare di fare esplicita menzione al clic, che deve restare spontaneo. Basterà chiedere la semplice visita alla pagina web, posto che molti network pubblicitari non consentono di incitare a fare click o visualizzazioni.

Il secondo problema: per diffondere la presenza della pagina web tra i propri contatti, bisognerà inoltrare il link, ma si sa che, spesso, dietro questa tecnica, si nascondono virus che potrebbero portare a ignorare il richiamo e a non cliccare. Il primo suggerimento, infatti, per evitare attacchi informatici è proprio quello di non aprire mai link sconosciuti. Anche questo problema però si può facilmente risolvere. Chi ha il sospetto che dietro un url (ossia il link, l’indirizzo internet del sito) si nasconda un virus può andare su http://scanurl.net/ e copiarlo nell’apposito box. Dopo bisogna cliccare su Check this url e il gioco è fatto: il software dirà se ci sono contenuti dannosi o meno.


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