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Quando scadono i buoni postali

11 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 settembre 2017



La scadenza dei buoni varia a seconda del titolo sottoscritto. Alla scadenza, il buono diventa infruttifero e si prescrive entro dieci anni. 

I buoni postali sono strumenti di risparmio che garantiscono sempre la restituzione del capitale versato, maggiorato degli interessi. A differenza di molti altri strumenti finanziari, i buoni fruttiferi postali (Bfp) sono un’esclusiva delle Poste Italiane. Si tratta di titoli emessi dalla Cassa depositi e prestiti, società per azioni a partecipazione statale controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. I buoni postali, pertanto, sono garantiti direttamente dallo Stato e vengono collocati presso gli uffici delle Poste Italiane. I buoni postali sono strumenti finanziari equiparabili ai Buoni del Tesoro (Bot) ma, a differenza di questi ultimi, la cui oscillazione sul mercato può comportare dei rischi per l’investitore, sono sicuri perché sono sempre rimborsati al loro valore nominale: in altre parole, il capitale versato viene sempre restituito. Prima di vedere quando scadono i buoni postali, ricordando che il termine varia a seconda della tipologia di titolo sottoscritto, vediamo brevemente la disciplina cui sono assoggettati.

La disciplina

Il ministero del Tesoro, il 19 dicembre 2000 [1], ha introdotto una nuova disciplina in materia di buoni fruttiferi postali, prevedendo che i diritti dei titolari si prescrivono a favore dell’emittente trascorsi dieci anni dalla data di scadenza del titolo. Lo stesso provvedimento, però, concedeva alla Cassa depositi e prestiti (responsabili dell’emissione dei titoli) la facoltà di disporre comunque il rimborso dei crediti prescritti a favore dei titolari che ne facessero richiesta, lasciando così qualche spiraglio alle speranze di chi aveva dimenticato nel cassetto il suo vecchio buono cartaceo. Nel frattempo, la Cassa depositi e prestiti è stata trasformata in società per azioni e dal dicembre 2013 è stato disposto il subentro del ministero del tesoro in tutti i rapporti ancora in corso. Di conseguenza, i buoni sono stati trasferiti al ministero, con l’effetto di equipararli ai titoli del debito pubblico (ad esempio BOT, BTP, CCT) la cui disciplina dispone che, per quanto riguarda la prescrizione, sono applicabili le norme previste nel codice civile, quindi dieci anni sia per gli interessi che per il capitale. Dato che una differente disciplina della prescrizione avrebbe comportato una disparità di trattamento tra i vari possessori di titoli del debito pubblico, il ministero ha definitivamente precluso la possibilità di rimborso dei buoni fruttiferi postali dopo lo spirare del termine decennale dalla scadenza da parte della Cassa depositi e prestiti.

Scadenza e prescrizione

Va precisato, innanzitutto, che c’è una differenza tra scadenza del buono e prescrizione dello stesso: mentre il primo indica il termine ultimo entro cui il titolo produce interessi, la prescrizione, che matura solamente a partire dalla scadenza, fa venir meno il diritto ad ottenere qualsiasi rimborso, sia di capitale che di interesse. In altre parole, dal giorno successivo alla scadenza i buoni emessi in forma cartacea diventano infruttiferi e, trascorsi altri dieci anni, si prescrivono. Sul termine di prescrizione si è espresso direttamente il Ministero del Tesoro, secondo cui “I diritti dei titolari dei buoni fruttiferi postali si prescrivono a favore dell’emittente trascorsi dieci anni dalla data di scadenza del titolo per quanto riguarda il capitale e gli interessi” [2]. Quindi, ad esempio, se un buono, sottoscritto nel 2007, ha scadenza ventennale, la prescrizione, che è di dieci anni, comincerà a decorrere solamente dal 2027: il buono si prescriverà, quindi, nel 2037. A seguito della prescrizione, per i buoni fruttiferi emessi dopo il 14 aprile 2001 è prevista una devoluzione a favore di un Fondo specifico detenuto dal Ministero dell’Economia [3].

Ciò premesso, la scadenza varia a seconda del titolo sottoscritto. I buoni ordinari emessi fino al 27 dicembre 2000 (Serie Z) hanno una scadenza di trenta anni. Quelli emessi successivamente (dalla serie A1 in avanti), invece, hanno una durata ventennale. A tale proposito, si precisa che mentre i buoni ordinari a trenta anni maturano interessi fino al 31 dicembre dell’anno solare di scadenza del titolo, i buoni ventennali cessano di essere fruttiferi esattamente alla scadenza del ventesimo anno (ventiquattro mesi effettivi, dunque). Esistono buoni con scadenza di gran lunga più breve: è il caso, ad esempio, dei BFP a 3 anni Plus, con scadenza triennale, per un investimento a medio termine.

buoni fruttiferi dematerializzati, invece, non cadono mai in prescrizione poiché alla scadenza vengono automaticamente rimborsati mediante accredito a favore del conto corrente postale o bancario del sottoscrittore.

note

[1] Decreto del Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione del 19 dicembre 2000 (G.U. n. 300 del 27 dicembre 2000).

[2] Art. 8 decreto ministeriale del 19.12.2000.

[3] Legge n. 166/2008 del 27.10.2008.

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