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Con il divorzio il mantenimento all’ex si riduce?

12 settembre 2017


Con il divorzio il mantenimento all’ex si riduce?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 settembre 2017



Solo l’assegno di mantenimento resta legato al tenore di vita goduto da marito e moglie durante il matrimonio.

In materia di mantenimento, c’è una grossa differenza tra la separazione e il divorzio. Ed ora che la Cassazione ha varato le nuove regole sul versamento dell’assegno all’ex coniuge – regole scritte nella ormai famosa sentenza dello scorso 10 maggio [1] – questa differenza è ancora più netta ed evidente. A chiarire questi aspetti ci ha pensato ieri la Suprema Corte [2] che avverte: con il divorzio il mantenimento all’ex si riduce. Cerchiamo di capire il perché.

Prima si arriva al divorzio, prima il marito smette di pagare il mantenimento

Mantenimento: la differenza tra separazione e divorzio

Innanzitutto, la differenza tra il mantenimento dovuto all’esito della separazione e quello all’esito del divorzio è terminologica: a rigore, ciò che viene pagato all’ex dopo la separazione si chiama assegno di mantenimento, mentre ciò che viene pagato dopo il divorzio si chiama assegno divorzile o anche «assegno di divorzio».

La differenza però riguarda anche la finalità dell’assegno. Con la separazione il matrimonio resta ancora in piedi, anche se i coniugi vengono autorizzati a vivere separatamente e gli obblighi di fedeltà e assistenza morale vengono meno; resta in piedi solo l’obbligo di assistenza materiale, ossia di provvedere ai bisogni economici dell’ex, come misura di solidarietà in favore di chi dei due guadagna di meno. Questo obbligo si sostanzia nella necessità di garantire il medesimo tenore di vita che la coppia aveva durante l’unione: ciò significa che la somma tra i due redditi viene quasi divisa tra marito e moglie (tenendo conto delle spese che entrambi devono sostenere), di modo che ciascuno dei due possa non subire “traumi economici” con il distacco. Quindi, ad esempio, tanto più il marito è ricco, tanto più alto è l’assegno di mantenimento.

Con il divorzio però le cose cambiano. E cambiano in fretta, visto che oggi il divorzio può essere richiesto entro massimo 6 mesi (in caso di separazione consensuale) o 1 anno (in caso di separazione giudiziale). Difatti, come spiegato dalla Cassazione (leggi È vero che alla moglie non spetta più il mantenimento?), il divorzio recide ogni legame tra i due coniugi, ivi compreso anche quello relativo al sostegno materiale. Per cui la funzione dell’assegno di divorzio, al contrario di quello di mantenimento, non è più garantire lo stesso tenore di vita che aveva l’ex durante la convivenza, ma solo lo stretto necessario per mantenersi (sempre che non lo possa fare da solo o che non abbia già redditi sufficienti per vivere). Risultato: se il reddito del marito cresce, il mantenimento non aumenta.

Con il divorzio non bisogna più garantire lo stesso tenore di vita

Oggi la Cassazione ha ribadito questi concetti, ricalcando ancora una volta la differenza tra assegno di mantenimento e di divorzio. In caso di separazione, se le disponibilità finanziarie dell’ex moglie non sono tali da garantirle di mantenere lo stesso «tenore di vita» goduto durante il matrimonio, il marito ricco deve versare con un cospicuo assegno. Il criterio del tenore di vita, ormai non più in auge dopo il divorzio, resta ben saldo in caso di semplice separazione tra i coniugi. Ma una volta intervenuto il divorzio, cambiando le regole, decresce anche l’assegno.

In sintesi: la forte disparità economica rileva solo ai fini del calcolo dell’assegno di mantenimento, ma non per quello di divorzio.

note

[1] Cass. sent. n. 11504/17 del 10.05.2017.

[2] Cass. sent. n. 21082/2017 dell’11.09.2017.

Autore immagine: 123rf com

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