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Lo sai che? Usufrutto: se vado a vivere altrove lo perdo?

Lo sai che? Pubblicato il 12 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 settembre 2017

L’usufrutto non può durare più della vita dell’usufruttuario e consente di dare in affitto l’appartamento ad altre persone senza abitarlo personalmente. 

 Chi ha l’usufrutto su una casa non deve necessariamente viverci dentro. Può anche abitare altrove e lasciare in affitto ad altri l’immobile su cui grava l’usufrutto. In più l’usufruttuario ha diritto a percepire i canoni di locazione e trattenerli per sé senza nulla dover riconoscere al proprietario della casa (cosiddetto «nudo proprietario»). È questo uno degli aspetti più caratterizzanti dell’usufrutto di cui abbiamo parlato in diversi articoli. Ma procediamo con ordine e vediamo, in caso di usufrutto, cosa succede se si va a vivere altrove.

Quanto dura l’usufrutto?

L’usufrutto è sempre temporaneo. Di solito viene costituito «vita natural durante»: la sua efficacia è cioè legata alla vita dell’usufruttuario. Solo quando quest’ultimo morirà l’usufrutto si estingue e l’immobile torna nella piena disponibilità del proprietario (che potrà finalmente tornare a utilizzarlo pienamente). Dunque l’usufrutto non si trasferisce agli eredi.

La legge non stabilisce il termine minimo che deve avere l’usufrutto (al contrario invece di quanto avviene per l’affitto), ma impone solo il limite massimo. Se esso è costituito a favore di

  • una persona fisica, non può mai eccedere la vita dell’usufruttuario. Se l’usufruttuario muore prima del termine previsto dalle parti, l’usufrutto si estingue alla sua morte;
  • una società, ente o associazione, non può eccedere i 30 anni, a meno che l’usufruttuario sia un ente pubblico e i beni concessi in usufrutto siano destinati a un pubblico servizio.

L’usufrutto perpetuo su beni immobili non è più previsto dal codice civile.

Quando si estingue l’usufrutto?

Tra le cause di estinzione dell’usufrutto vi sono la morte, la rinuncia da parte dell’usufruttuario, gli abusi di quest’ultimo sull’immobile, la distruzione o l’acquisto dell’immobile da parte dell’usufruttuario. Vi è infine la prescrizione per non uso ventennale dell’usufrutto. Non è quindi causa di estinzione dell’usufrutto il fatto di non vivere più dentro l’appartamento purché si esercitino i diritti tipici dell’usufrutto come, ad esempio, dare in affitto l’immobile e riscuotere i relativi canoni di locazione. In tal caso, il non uso della casa non fa venire meno l’usufrutto anche oltre i 20 anni. In altri termini chi va vivere altrove e dà in affitto la casa su cui ha l’usufrutto non perde il proprio diritto.

Il non uso che determina la prescrizione dell’usufrutto si ha invece quando l’usufruttuario non esercita i poteri inerenti all’usufrutto. Il mancato esercizio può dipendere:

  • dalla volontà dell’usufruttuario;
  • dall’impedimento del nudo proprietario o del terzo che non trasferiscono il possesso del bene;
  • da altra causa non imputabile all’usufruttuario.

È comunque sempre possibile interrompere la prescrizione anche con un solo atto di utilizzazione o sfruttamento del bene come ad esempio una lettera con cui l’usufruttuario richiede alle persone che abitano l’immobile di versare un corrispettivo per tale occupazione [1].

note

[1] Trib. Monza sent. del 28.09.2006.


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