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Lo sai che? Cane: per i danni paga chi lo porta a passeggio

Lo sai che? Pubblicato il 13 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 settembre 2017

Dog-Sitter, amici e parenti del proprietario del cane che accettano di portare a spasso l’animale sono responsabili per i danni anche se non sono i padroni.  

Il proprietario del cane o di qualsiasi altro animale è responsabile dei danni da quest’ultimo provocati a terzi: sia che si tratti di un morso, che dei rumori generati dal continuo abbaiare o di un semplice gesto di esuberante affetto che travolga un’altra persona facendola cadere a terra. E non importa se il passante si è avvicinato troppo al quadrupede o lo ha accarezzato “contropelo” innervosendolo: è il padrone che deve prendere  le contromisure e, se del caso, “stringere” il guinzaglio o munirsi di museruola. Il padrone tuttavia cessa di essere responsabile nel momento in cui affida il cane a un’altra persona che, per esempio, accetta di portarlo a spasso: si può trattare del dog-sitter, di un parente convivente, di un vicino di casa nel periodo estivo. Insomma, a dover pagare i danni procurati dall’animale non è necessariamente chi risulta proprietario dall’anagrafe canina, ma colui che, nel momento del “fattaccio”, ne ha la materiale disponibilità. Lo ha chiarito il tribunale di Pordenone in una recente sentenza [1]. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire perché, per i danni procurati dal cane, paga chi lo porta a passeggio.

Immaginiamo un uomo che, tutte le mattine, vada a lavoro. Di tanto in tanto chiede alla fidanzata di prendere il proprio cane, che lascia solo nell’appartamento, e di portarlo al parco per fare i bisogni. La ragazza accetta di buon grado, con la scusa di sgranchirsi le gambe. Un giorno, però, durante la passeggiata, il cane sfugge al controllo della donna proprio nel momento in cui, su una pista ciclabile, passa un ciclista. Quest’ultimo, trovando l’animale sulla propria traiettoria, cade e si rompe un braccio; così chiede il risarcimento a colei che lo portava a spasso. Ma questa, prevedibilmente, si difende sostenendo di non essere titolare del cane e, quindi, di non dover rispondere dei danni da esso causati. Chi dei due ha ragione?

Il codice civile [2] stabilisce che, ad essere responsabile dei danni cagionati dall’animale, è il proprietario o chiunque altro se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso. E ciò vale sia che il cane fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito. L’unico modo per evitare di pagare i danni è dimostrare che il fatto si è verificato per «caso fortuito» ossia per un evento imprevedibile e inevitabile (tale di certo non è un morso o la strattonata al guinzaglio).

Dunque, benché il proprietario dell’animale è colui che risulta tale in base all’iscrizione all’anagrafe canina, a rispondere dei danni procurati a terzi è colui che, al momento del sinistro, è l’unico ad esercitare l’effettiva vigilanza sul cane stesso ed è quindi su di lui che ricade la piena responsabilità. E ciò vale sia se il fatto di portare il cane a passeggio avvenga a titolo di cortesia che dietro remunerazione (dog-sitter).

Come ha già detto, in passato, la Cassazione [3], in tema di danno provocato da animali, poiché il codice civile [2] impone l’obbligo di predisporre le necessarie cautele – fatto salvo il «caso fortuito» – indifferentemente sia al proprietario dell’animale sia a chi se ne serva per il tempo in cui lo ha in uso, il proprietario non è responsabile se si è spogliato dell’utilizzo dell’animale affidando ad altri la sua sorveglianza.

Non c’è quindi una responsabilità congiunta del proprietario e dell’utilizzatore del cane (cosiddetta «responsabilità solidale»). A pagare i danni è o l’uno o l’altro, a seconda di chi, nello specifico momento, era tenuto a sorvegliarlo. Quindi, il danneggiato dovrà rivolgere la propria richiesta di risarcimento solo a chi, nell’attimo in cui è avvenuto l’evento, aveva la sorveglianza del quadrupede.

note

[1] Trib. Portellone, sent. n. 333/17 del 12.05.2017.

[2] Art. 2052 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 979/2010 e n. 25738/2015.


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