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Editoriali Ispezione della Guardia di Finanza: cosa fare?

Editoriali Pubblicato il 13 settembre 2017

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> Editoriali Pubblicato il 13 settembre 2017

Regole e diritti del contribuente per difendersi dagli accertamenti fiscali.

Bussa il citofono: ti affacci e vedi la macchina della Guardia di Finanza. Di certo non è lì per complimentarsi per un traguardo lavorativo appena raggiunto o per acquistare uno dei tuoi servizi. L’unica cosa da fare è allora spulciare tra le leggi e capire quali sono i tuoi diritti di contribuente. E già: esiste infatti un vero e proprio codice dedicato a questa delicata materia che va sotto il nome di «Statuto del Contribuente» [1]. In esso puoi trovare tutte le regole che presiedono ai controlli fiscali e alle ispezioni della Guardia di fiFanza, vi sono indicati i limiti dei poteri del fisco, fin dove si possono spingere le verifiche, quali sono i confini della privacy (tua e dei tuoi clienti) che vanno rispettati, quanto tempo possono durare gli accessi ai locali di lavoro, ecc. Insomma, è necessario sapere al più presto cosa fare in caso di ispezione della Guardia di Finanza. Ed è proprio di questo che vogliamo parlare in questo articolo.

Controlli fuori dalla sede dell’attività lavorativa del contribuente

Prima però di spiegare come difendersi dalle ispezioni della Guardia di Finanza, dobbiamo però ricordare che, in caso di controlli a tavolino – quelli cioè realizzati senza accesso ai locali commerciali o allo studio del contribuente, ma direttamente negli uffici dell’Agenzia delle Entrate – non è necessario che il fisco ti avverta prima di spedirti l’accertamento fiscale. In altre parole, l’obbligo del cosiddetto «contraddittorio preventivo» – che dà la possibilità al contribuente di sapere dell’avvio delle indagini e delle intenzioni dell’amministrazione, in modo da presentare in anticipo difese e documenti a sostegno della propria posizione senza dover poi ricorrere al giudice – vale solo per i tributi derivanti dalla Comunità europea (cosiddetti  «tributi armonizzati») come l’Iva. Non vale invece in tutti gli altri casi, nei quali quindi il contribuente potrà ricevere l’accertamento “dall’oggi al domani” senza essere messo nelle condizioni di partecipare alla formazione dell’atto e difendersi  (leggi Quando il fisco non ti avverti prima dell’accertamento) [2]. Una situazione certo paradossale che richiede l’intervento della Corte Costituzionale.

Controlli nel luogo di lavoro del contribuente

Cos’è una verifica fiscale?

Vediamo ora come si svolge una verifica fiscale dell’Agenzia delle Entrate. Si tratta di un’indagine volta alla ricerca di eventuali evasioni e/o reati di carattere tributario, alla quantificazione della capacità contributiva del contribuente, ad acquisire qualsiasi altra notizia utile per l’accertamento della base imponibile. 

Come si svolge una verifica fiscale?

La verifica fiscale si snoda in tre fasi principali:

  • l’accesso da parte della Guardia di Finanza;
  • la ricerca dei documenti;
  • l’ispezione vera e propria dei documenti con l’apertura e la lettura degli stessi.

In che orario può arrivare la Guardia di Finanza?

La prima cosa che può stare a cuore del contribuente è sapere in che momento della giornata può arrivare la Finanza. Secondo lo Statuto del Contribuente, «salvo i casi eccezionali ed urgenti adeguatamente documentati, durante l’orario ordinario di esercizio delle attività e con modalità tali da arrecare la minore turbativa possibile allo svolgimento delle attività del soggetto fiscalmente investigato, nonché alle sue relazioni commerciali e professionali».

L’eventuale violazione di tale garanzia, secondo la giurisprudenza, non comporta l’illegittimità dell’accertamento fiscale successivamente emesso.

È possibile un’ispezione della Finanza in borghese?

Nei limiti del possibile, la Guardia di Finanza deve effettuare gli accessi nelle sedi dei contribuenti in borghese. Questo proprio per rispettare la garanzia appena citata al punto precedente: quella cioè di arrecare meno problemi alle relazioni commerciali del contribuente. Quindi non aspettarti necessariamente gli agenti in divisa.

Dove si svolge il controllo fiscale?

Il controllo fiscale si svolge nei locali dell’azienda. Eccezionalmente – lo vedremo più in seguito – si può eseguire nell’abitazione del contribuente. Tuttavia lo Statuto del Contribuente stabilisce anche che l’esame dei documenti amministrativi e contabili può essere effettuato, su richiesta del contribuente, nell’ufficio dei verificatori o presso il professionista che lo assiste o rappresenta [3].

L’ordine di accesso

Gli agenti della Guardia di Finanza devono essere muniti di un un’autorizzazione che legittima le operazioni di accesso e verifica. È il cosiddetto «ordine di accesso» che può essere rilasciato (e firmato) solo dal funzionario dirigente dell’ufficio o dal comandante del reparto della Guardia di Finanza. Il contribuente ha diritto a chiedere di visionare l’ordine di servizio e può conservarne per sé una copia.

L’ordine di accesso deve indicare:

  • quali funzionari/militari sono autorizzati ad eseguire l’accesso;
  • presso quali locali, in quale giorno ed in quali orari deve avvenire l’ispezione;
  • che tipo di controllo deve essere svolto.

Inoltre i verificatori devono esibire le proprie tessere personali di riconoscimento.

Che succede se il titolare non c’è quando arriva la Finanza?

Secondo la Cassazione [4], la legge che disciplina gli accessi della Guardia di Finanza [5] richiede la presenza del titolare (o di un suo delegato) solo nel caso di ispezioni presso gli studi professionali o i luoghi ove si esercita un’arte. Quindi, se si tratta di un’azienda o la sede di una società, la presenza dell’imprenditore non è necessaria e i dipendenti non potranno né rifiutarsi di aprire la porta agli accertatori, né di farli accedere ai locali e ai vari registri. Discorso diverso, ad esempio, se l’ispezione avviene presso lo studio di un avvocato, un commercialista, un medico, un musicista o un artigiano: in tal caso l’assenza del titolare o di un suo delegato rende illegittime le indagini e le prove acquisite in sua assenza sono inutilizzabili.

In ogni caso la delega ad assistere alle operazioni al consulente è valida anche se conferita solo telefonicamente a condizione che ne sia dato conto nel processo verbale.

Quanto tempo può rimanere la Guardia di Finanza?

La verifica fiscale della Guardia di Finanza presso la sede del contribuente può durare al massimo 30 giorni prorogabili per ulteriori 30 nei casi di particolare complessità. Il termine scende a 15 giorni in caso di controllo nei confronti di imprese in contabilità semplificata o ai professionisti. Ai fini del computo dei giorni lavorativi di permanenza, devono essere considerati i giorni di effettiva presenza dei verificatori presso la sede del contribuente; non rilevano quindi eventuali giorni di verifica svolti presso gli uffici dei funzionari.

Secondo la giurisprudenza della Cassazione [6], lo sforamento dei 30 giorni non determina l’illegittimità della verifica e la nullità degli atti compiuti dalla Finanza, trattandosi di un termine non perentorio.

Per quali motivi può essere effettuato un accesso della Guardia di Finanza?

Prima di avviare la verifica e le ispezioni, gli agenti della Finanza devono chiarire al contribuente le ragioni che giustificano l’accesso e l’oggetto delle loro indagini. Devono inoltre avvertirlo della possibilità di farsi assistere da un professionista abilitato alla difesa dinanzi agli organi di giustizia tributaria, nonché dei diritti e degli obblighi da riconoscere al contribuente in occasione delle verifiche [7].

Il contribuente ha diritto a sapere su cosa verterà il controllo: periodo di imposta, rapporti con specifici clienti/fornitori, ecc.

Questo non toglie che gli agenti della Finanza potrebbero, nel corso dell’ispezione, estendere l’attività di controllo ad altri oggetti (differenti periodi d’imposta, altri tributi, ecc.), ma in tal caso devono essere specificatamente autorizzati. In caso contrario, scatta la responsabilità civile e, in determinate gravi circostanze, anche penale, dei verificatori.

Obbligo di verbale

Per ogni giorno di verifica gli agenti della Finanza devono redigere un apposito verbale, una copia del quale deve essere lasciata al contribuente. Il verbale deve indicare le operazioni svolte. Il contribuente ha diritto a far mettere a verbale tutti i rilievi e le osservazioni da lui sollevate.

Alcuni contribuenti ritengono che non apponendo la propria firma sul verbale si possa rendere invalido l’atto e vanificare le operazioni di controllo. Al contrario la firma dell’interessato non è condizione di validità delle operazioni e la sua assenza non compromette di certo la sorte del verbale medesimo, in cui viene inserita la dicitura «la parte si rifiuta di firmare».

Oltre al verbale giornaliero, gli agenti della Guardia di Finanza devono redigere anche un verbale riepilogativo alla conclusione delle operazioni di verifica. La copia del processo verbale di constatazione (cosiddetto «pvc») deve essere rilasciata al contribuente il quale, nei 60 giorni successivi, può presentare documenti e difese scritte a proprio sostegno. All’esito dei 60 giorni, l’amministrazione finanziaria può decidere se notificare o meno il vero e proprio accertamento fiscale. Pertanto – secondo la giurisprudenza – l’accertamento inviato prima dei 60 giorni è nullo in quanto non dà tempo al contribuente di presentare le difese. Il rispetto dei 60 giorni è assoluto: per cui, se il contribuente ha già inviato i propri scritti ben prima della scadenza dei due mesi, il fisco deve comunque attendere il 61° giorno prima di inviare l’atto definitivo.

Poteri e doveri della Guardia di Finanza

Cosa devono fare gli agenti della Guardia di Finanza?

Volendo ricapitolare quanto finora detto, possiamo così sintetizzare le fasi in cui si procedere alla verifica:

  • gli agenti della Guardia di finanza bussano, anche in borghese, alla porta dell’attività di lavoro del contribuente presentandosi e mostrando le proprie tessere;
  • consegnano al contribuente l’ordine di accesso e chiariscono le finalità del controllo e l’oggetto su cui questo verterà;
  • se si tratta di accesso a studio professionale o a luogo ove si esercita un’arte, devono chiedere della presenza del titolare dello studio o di un suo delegato;
  • gli agenti avvisano il contribuente della possibilità di farsi assistere da un difensore;
  • gli agenti elencano il contribuente i suoi diritti e doveri;
  • quotidianamente redigono un verbale e ne rilasciano copia al contribuente;
  • compilano un processo verbale di accesso separato, nell’ipotesi in cui l’autorizzazione all’accesso sia stata rilasciata dal Procuratore della Repubblica. In questo caso, deve essere notificata al contribuente anche l’autorizzazione rilasciata dall’autorità giudiziaria.

Cosa possono fare gli agenti della Guardia di Finanza?

Nel corso dell’ispezione gli agenti della Finanza possono copiare ed accedere al contenuto del computer e dell’hard disk esterno senza necessità di una specifica autorizzazione, trattandosi di beni presenti nella sede aziendale e liberamente accessibili.

Per aprire borse e casseforti chiuse a chiavi, email non lette c’è bisogno dell’autorizzazione della Procura (senza bisogno che ci siano gravi indizi di evasione). Per cui, se ad esempio il contribuente ha riposto parte della documentazione in una cassaforte e gli ispettori non hanno l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica devono astenersi dall’apertura e tornare in un secondo momento con tale documento. Per evitare l’autorizzazione si richiede l’assenso del contribuente. In caso contrario si potrebbe sostenere la lesione del diritto alla privacy con conseguenza nullità dei successivi atti basati sulle notizie così acquisite.

Il contribuente può essere invitato a comparire di persona o per mezzo di rappresentanti presso l’ufficio per fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento nei suoi confronti [8]. Se gli agenti pongono delle domande specifiche al contribuente devono offrire le seguenti garanzie:

  • dare un preavviso (inviti e richieste devono essere fatti a mezzo di raccomandata a/r o notificati secondo altre modalità rituali);
  • dare la possibilità di farsi rappresentare da un terzo delegato;
  • dare la possibilità di rispondere entro un termine non inferiore a quindici giorni.

Ne consegue che nel momento in cui i verificatori pongono quesiti al contribuente, egli può legittimamente riservarsi di rispondere in un momento successivo e comunque non oltre 15 giorni.

Gli agenti possono acquisire la documentazione contabile del contribuente anche presso alte sedi (ad esempio lo studio del suo commercialista).

Gli agenti della finanza possono eseguire perquisizioni personali?

Nel rispetto della Costituzione, i verificatori non possono eseguire perquisizioni personali sul contribuente.

Sequestri

I libri e i registri non possono essere sequestrati. I verificatori possono comunque:

  • eseguire o farne eseguire copie ed estratti;
  • apporre nelle parti che interessano la propria firma o sigla con la data e il bollo dell’Ufficio;
  • adottare le cautele necessarie per evitarne l’alterazione o la sottrazione.

Controlli nel domicilio del contribuente

La Guardia di Finanza può entrare in casa del contribuente?

Regole completamente diverse valgono per gli accessi in casa del contribuente. Qui, a differenza del luogo di lavoro, è sempre necessaria l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica (leggi La guardia di finanza può entrare in casa senza mandato?). Inoltre l’accesso a casa è consentito solo se ci sono gravi indizi di violazioni delle norme tributarie, indizi che devono essere indicati esplicitamente nella richiesta che i verificatori avanzano al magistrato, in modo tale che il contribuente possa controllarne la fondatezza.

Se la verifica avviene in un appartamento con «uso promiscuo», ossia utilizzato tanto per abitarvi quanto per l’esercizio dell’attività lavorativa (studio, negozio, ecc.) è ugualmente necessaria l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica (ciò vale anche se i locali sono separati ma tra loro comunicanti).

note

[1] L. n. 212/2000.

[2] Cass. sent. n. 21071/2017.

[3] Art. 12 co. 3 L. n. 212/2000.

[4] Cass. sent. n. 6683/2017.

[5] Art. 52 del Dpr 633/72.

[6] Cass. sent. n. 24690/2014 e n. 7870/2015.

[7] Art. 12, co. 2, legge 212/2000.

[8] Artt. 32 del Dpr 600/73 e 51 del Dpr 633/72.

Autore immagine: 123rf com


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