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Come concludere il rapporto con l’avvocato

15 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 settembre 2017



Ecco come devono comportarsi l’avvocato ed il cliente nel momento in cui si chiude l’incarico professionale.

Quando finisce una causa o quando viene meno la fiducia tra avvocato e cliente, l’incarico professionale termina. Anche se non occorrono giustificazioni per revocare o rinunciare al mandato, è bene seguire alcune regole per chiudere tutti i rapporti, soprattutto con riferimento al saldo degli onorari professionali e alla consegna dei documenti. Vediamo in concreto come concludere il rapporto con il proprio avvocato.

Come revocare l’incarico dato all’avvocato

Il cliente può revocare il mandato professionale conferito all’avvocato in qualsiasi momento. La revoca può avvenire anche senza giusta causa, poiché il rapporto tra avvocato e cliente è basato sulla fiducia. Quindi basta che per una qualsiasi ragione sia venuta meno la fiducia della parte assistita per revocare l’incarico.

La revoca può farsi in forma orale o scritta. Non servono formule particolari.

Ovviamente la revoca in forma scritta tutela maggiormente il cliente, che avrà la prova di aver interrotto il rapporto professionale.

In caso di revoca scritta, è opportuno specificare:

  • nome del cliente e dell’avvocato;
  • l’oggetto del mandato, soprattutto se al medesimo avvocato sono stati attribuiti più incarichi;
  • la volontà di ritirare la documentazione detenuta dall’avvocato per lo svolgimento del mandato.

Come abbiamo detto, non va specificata la motivazione per cui si revoca il mandato.

Non va dato all’avvocato un preavviso per la chiusura del rapporto, che quindi ha effetto immediato. Ovviamente dovrà essere concesso il tempo necessario ad organizzare la consegna dei documenti.

Infine, comunicata la revoca, ci si dovrà preparare a pagare la fattura dell’avvocato.

Quando l’avvocato può rinunciare al mandato professionale

L’avvocato può in qualsiasi momento rinunciare all’incarico affidatogli dal cliente. Non servono particolari giustificazioni, bensì si tratta di una scelta libera del legale.

In caso di rinuncia al mandato, l’avvocato deve comunque:

  • evitare che il suo cliente subisca danni di qualsiasi genere;
  • comunicare la propria decisione, con un preavviso sufficiente affinché il cliente incarichi un nuovo avvocato;
  • informare il cliente delle scadenze imminenti e degli adempimenti necessari per non perdere i propri diritti.

Il cliente, ricevuta comunicazione scritta o orale dall’avvocato della rinuncia al mandato, deve adoperarsi per trovare in fretta un sostituto, in quanto dopo un certo tempo il precedente avvocato non potrà più essere ritenuto responsabile della difesa del cliente.

Il cliente, che si renda irreperibile per il suo avvocato, deve sapere che basta una lettera presso l’abitazione o un messaggio di posta elettronica certificata per interrompere qualsiasi rapporto.

L’avvocato, anche dopo la rinuncia al mandato, è tenuto a informare l’ex cliente di eventuali notifiche ricevute ancora per suo conto.

Come chiudere i conti in sospeso con l’avvocato

L’avvocato durante il rapporto può chiedere anticipi sulle spese e acconti sul compenso. In ogni caso, deve emettere la fattura ogni volta che riceve un pagamento dal cliente.

Di conseguenza, alla conclusione dell’incarico l’avvocato dovrà consegnare una fattura solo se non gli è già stato saldato tutto il compenso, come in precedenza concordato. Sull’obbligo del legale di preparare per il cliente un preventivo ti suggeriamo di leggere l’articolo Avvocati: il preventivo deve essere sempre scritto.

Il cliente può comunque richiedere, alla cessazione del rapporto, una nota dettagliata delle spese sostenute e degli acconti ricevuti dall’avvocato in corso d’opera, per avere il conto completo di quanto è costata l’attività legale svolta nel suo interesse.

Infine, soprattutto quando è il cliente a revocare l’incarico, è bene farsi firmare dall’avvocato un documento, in cui sia scritto in modo chiaro che l’avvocato non vanta altri crediti per l’incarico, da individuare nello specifico, né a titolo di rimborso spese né per l’onorario.

Questo documento ovviamente costituirà in futuro la prova per il cliente di aver saldato tutto.

La consegna dei documenti da parte dell’avvocato

Durante lo svolgimento dell’incarico professionale e soprattutto dopo la sua conclusione, l’avvocato è tenuto a consegnare al cliente gli atti e i documenti riguardanti l’oggetto del suo mandato.

L’obbligo di consegnare i documenti vale sia per l’attività di mera consulenza, che la vera e propria attività giudiziale, ovvero quella svolta in tribunale.

L’avvocato deve restituire in originale i documenti in precedenza consegnati dal cliente e deve dare copia degli altri documenti acquisiti durante l’incarico, come ad esempio:

  • gli atti del processo;
  • documenti consegnati da terzi.

L’unica eccezione è la corrispondenza riservata che l’avvocato abbia scambiato con i colleghi.

In altre parole il cliente, nel momento in cui conclude il rapporto con il suo avvocato, non può pretendere che questo gli consegni copia di lettere, email o messaggi di posta elettronica certificata inviati o ricevuti in forma riservata da parte di altri avvocati.

L’avvocato, che ha concluso l’incarico o che è stato revocato, può, se vuole, consegnare al collega nominato in sua sostituzione la corrispondenza riservata.

Normalmente, nella pratica, l’avvocato prepara un elenco, più o meno dettagliato, della documentazione che viene consegnata al cliente al momento in cui il mandato si chiude. Il cliente è tenuto a firmare questo elenco. L’avvocato quindi conserverà questa ricevuta di consegna firmata dal cliente, per evitare che in futuro il cliente stesso possa richiedergli nuovamente un documento, di cui l’avvocato non è più in possesso.

L’avvocato non può rifiutarsi di restituire la documentazione in suo possesso anche se il cliente non paga tempestivamente il suo onorario.

Infine è una facoltà dell’avvocato, che non necessita il consenso del cliente, conservare una copia per sé dell’intero fascicolo.

Dovere di segretezza dell’avvocato

Anche dopo la chiusura del rapporto professionale, l’avvocato è tenuto a non rivelare a terzi i fatti e le circostanze appresi durante i colloqui con il cliente o per mezzo della sua attività di consulenza e di difesa in giudizio.

Questo significa che l’avvocato non potrà utilizzare né a proprio vantaggio né a vantaggio di un altro soggetto le informazioni ottenute in occasione dello svolgimento del suo incarico professionale.

La violazione del dovere di segretezza comporta una responsabilità disciplinare. Se, a causa della rivelazione di informazioni riservate, al cliente deriva un danno economico o un danno cosiddetto non patrimoniale, è possibile chiedere un risarcimento secondo le vie ordinarie.

note

Autore immagine: Pixabay.com


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