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Lo sai che? Se non faccio mai prelievi dal conto che rischio?

Lo sai che? Pubblicato il 13 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 settembre 2017

Chi non fa prelievi potrebbe rischiare un accertamento fiscale sintetico: il redditometro calcola anche il risparmio.

Ti piace vedere crescere mensilmente il tuo conto corrente ad ogni accredito dello stipendio e sentirti sempre un po’ più “ricco”? Ma ti sei mai chiesto cosa potrebbe pensare l’Agenzia delle Entrate se sul tuo conto figurano solo versamenti e non prelievi? Cosa rischieresti se, estratto conto alla mano, dovesse risultare che non spendi un euro per la spesa quotidiana?

Mi spiego meglio.

Immaginiamo un uomo che abbia un reddito di lavoro dipendente e che questo sia l’unico guadagno dichiarato all’Agenzia delle Entrate. Mensilmente, l’azienda versa sul suo conto corrente uno stipendio di circa 1.500 euro. Alla fine dell’anno, miracolosamente il conto presenta un saldo attivo di circa 20mila euro, tredicesima e quattordicesima comprese. Insomma, stando ai numeri, il contribuente non ha mai fatto alcun prelievo. A questo punto la banca – com’è obbligo che faccia – comunica tutti i dati del rapporto all’Agenzia delle Entrate tramite l’Anagrafe dei conti correnti. E lì il funzionario di turno si accorge di un’anomalia: come avrà fatto il nostro contribuente – si chiede il dipendente del fisco – a vivere per un anno intero, a pagare il condominio, a fare la spesa, a versare le tasse se non ha mai prelevato un euro dal conto e se dichiara di non avere altri redditi?

Così il perseverante risparmiatore viene chiamato dagli uffici delle Entrate a fornire chiarimenti. In quell’occasione lui sostiene che i soldi per campare glieli hanno dati la madre e il padre, i quali, essendo pensionati, non hanno molte necessità per se stessi e preferiscono fare regali al figlio. L’agente del fisco però non gli crede ed esige una prova scritta. Il contribuente, dal canto suo, fa presente che tutti gli aiuti gli sono stati dati per contanti e che, pertanto, non c’è traccia documentale di tali regali. Chi dei due ha ragione?

Secondo legge e giurisprudenza, anche i depositi in banca che eccedono i limiti di reddito del contribuente, tenuto conto delle spese necessarie per vivere, possono essere oggetto di accertamento fiscale. Sebbene è verosimile, infatti, che i contribuenti risparmino una parte dello stipendio per il futuro, è impossibile però non intaccare il reddito senza avere fonti esterne. Fonti che dovranno essere documentate. A tal fine, nell’ambito di una famiglia basata sulla convivenza è normale il reciproco sostegno anche attraverso i contanti, ma ciò non coinvolge gli altri familiari non facenti parte del nucleo familiare. Per cui, se non risultano bonifici bancari a tracciare la donazione di denaro, l’accertamento fiscale per l’incallito risparmiatore è legittimo. Non ci credi? Leggi qui: La tassa sui risparmi in banca.

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Autore immagine: 123rf com


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