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Lo sai che? Arretrati spazzatura: quando posso evitare di versarli?

Lo sai che? Pubblicato il 13 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 settembre 2017

La prescrizione della Tari è di cinque anni: ciò vale sia per il mancato pagamento dell’imposta che nel caso di denuncia dell’immobile per finalità diverse da quelle effettive.

Negli anni addietro non hai pagato la tassa rifiuti e ora hai accumulato un bel po’ di arretrati. Il timore che arrivi, in una sola volta, una richiesta di pagamento con una maxi sanzione (fino al 50%) non ti fa dormire sonni tranquilli. Ma dopo quanto tempo si prescrive la Tari? In altri termini, se hai maturato arretrati per la tassa rifiuti, fino a quando il Comune può chiederli? La risposta è scritta nella legge che disciplina l’imposta sulla spazzatura [1], imposta che, come noto, è di gestione dei singoli enti locali.

Entro quanto tempo la prescrizione dell’imposta sui rifiuti

La norma stabilisce che il pagamento dei tributi di competenza degli enti locali può essere richiesto entro massimo il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento sono stati dovuti o avrebbero dovuto essere effettuati. Entro gli stessi termini devono essere contestate o irrogate le sanzioni amministrative tributarie.

Questo significa, ad esempio, che se il proprietario di un appartamento non ha mai versato l’imposta sulla spazzatura, il Comune potrebbe richiedergli solo gli ultimi cinque anni, mentre per le annualità anteriori l’eventuale richiesta sarebbe illegittima.

Leggi: Tassa rifiuti: dopo quanti anni la prescrizione degli arretrati.

Se l’immobile è adibito a uso diverso da quello dichiarato

La norma non si applica solo a chi non paga l’imposta sulla spazzatura e ha arretrati, ma anche a chi ha dichiarato l’immobile per un uso diverso da quello effettivo. Si pensi al caso di un appartamento utilizzato come studio professionale e per il quale, invece, si paga la spazzatura a titolo di abitazione (ad esempio perché tale era la precedente destinazione dell’immobile). La legge [2] dispone che «nelle unità immobiliari adibite a civile abitazione, in cui sia svolta un’attività economica o professionale, può essere stabilito dal regolamento comunale che la tassa è dovuta in base alla tariffa prevista per la specifica attività ed è commisurata alla superficie a tal fine utilizzata». Dunque il Comune ha il potere – e di fatto gli enti lo esercitano puntualmente – di determinare una speciale tariffa per le attività professionali ed economiche, escludendo l’applicazione della tariffa abitativa ordinaria per l’immobile occupato per lo svolgimento di siffatte attività. Ebbene, anche in questo caso, se in seguito ad un accertamento, il Comune dovesse rilevare che l’immobile è adibito a un uso commerciale anziché abitativo, potrebbe richiedere il versamento della differenza della Tari solo per gli ultimi cinque anni.

L’interruzione della prescrizione

Il Comune può interrompere la prescrizione con una lettera di diffida, un sollecito di pagamento o l’invio della iscrizione a ruolo dell’importo. In tali casi il termine di prescrizione inizia a decorrere nuovamente da capo, ma resta ugualmente di cinque anni.

 

Arretrati spazzatura: fino a quando rischio?

In sintesi, se il Comune si è dimenticato di chiedere gli arretrati della spazzatura o non ha mai verificato che l’immobile, per quanto dichiarato per un determinato uso è invece adibito ad un altro, il contribuente rischia solo un accertamento per gli ultimi cinque anni.

note

[1] Art. 1, comma 161, L. n. 296 del 27.12.2006: « Gli enti locali, relativamente ai tributi di propria competenza, procedono alla rettifica delle dichiarazioni incomplete o infedeli o dei parziali o ritardati versamenti, nonché all’accertamento d’ufficio delle omesse dichiarazioni o degli omessi versamenti, notificando al contribuente, anche a mezzo posta con raccomandata con avviso di ricevimento, un apposito avviso motivato. Gli avvisi di accertamento in rettifica e d’ufficio devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento sono stati o avrebbero dovuto essere effettuati. Entro gli stessi termini devono essere contestate o irrogate le sanzioni amministrative tributarie, a norma degli articoli 16 e 17 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, e successive modificazioni».

[2] Art. 62, comma 4, del d. lgs. n. 507 del 1993.


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