Donna e famiglia Ape donne, anticipo della pensione con 27 anni di contributi

Donna e famiglia Pubblicato il 14 settembre 2017

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Ape sociale rosa: in pensione a 63 anni con 1 anno di contributi in meno per ogni figlio, fino a un massimo di 3 anni di “sconto”.

Ape rosa con uno sconto contributivo consistente, che permetta alle donne con figli di accedere prima alla pensione: è questa la nuova proposta avanzata dai sindacati al Governo, in merito all’anticipo pensionistico sociale. La proposta, nel dettaglio, prevede che le donne possano accedere all’Ape sociale, cioè all’anticipo pensionistico a carico dello Stato, con uno “sconto” di un anno di contributi per ogni figlio, sino a un massimo di 3 anni: in questo modo, l’accesso all’Ape sociale sarebbe possibile con un minimo di 27 anni di contributi, per chi ha almeno 3 figli.

La proposta precedentemente avanzata dal Governo, invece, prevedeva uno sconto massimo di 6 mesi di contributi a figlio, con una soglia limite di 2 anni. Entrambe le idee sono state comunque fortemente criticate dal presidente dell’Inps Tito Boeri, secondo il quale prevedere una riduzione del requisito contributivo nei confronti delle sole lavoratrici con figli discrimina coloro che hanno dedicato l’intera vita alla carriera.

Ma lasciamo da parte le discussioni e vediamo, partendo dall’attuale funzionamento dell’Ape sociale, quali novità comporterebbe l’introduzione della nuova Ape sociale donne.

Che cos’è e come funziona l’Ape sociale

Allo stato attuale l’Ape social, o Ape sociale,  è un assegno mensile a carico dello Stato, riconosciuto a chi esce dal lavoro prima di aver maturato i requisiti della pensione di vecchiaia, se possiede almeno 63 anni di età e 30 o 36 anni di contributi, a seconda della categoria di appartenenza.

L’Ape sociale, nel dettaglio, come la cosiddetta Ape volontaria o di mercato, è un anticipo pensionistico, cioè una prestazione che anticipa la pensione e “accompagna” l’interessato sino alla data di maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia. La prestazione, però, a differenza dell’Ape volontaria, può essere riconosciuta solo a determinate categorie di lavoratori tutelati: disoccupati, invalidi, caregivers (si tratta di chi assiste un familiare portatore di handicap grave) e addetti a lavori pesanti e rischiosi.

A differenza dell’Ape volontaria, poi, l’Ape sociale non dipende da un prestito bancario, ma è direttamente a carico dello Stato e non comporta trattenute sulla futura pensione.

L’assegno che spetta ai beneficiari dell’Ape sociale viene determinato secondo il normale criterio di calcolo della pensione, sino a un massimo di 1.500 euro mensili.

Chi sono i beneficiari dell’Ape sociale

Possono ottenere l’Ape sociale i lavoratori che, al momento della domanda, abbiano già compiuto 63 anni di età e che siano, o siano stati, iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria, alle forme sostitutive ed esclusive della stessa, o alla Gestione separata Inps, purché cessino l’attività lavorativa e non siano già titolari di pensione diretta.

Per quanto riguarda il requisito contributivo, i beneficiari dell’Ape sociale devono possedere almeno 30 anni di contributi se appartenenti a una delle seguenti categorie:

  • lavoratori che risultano disoccupati a seguito di licenziamento, anche collettivo, o di dimissioni per giusta causa, o per effetto di risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di conciliazione obbligatoria; perché gli appartenenti a questa categoria possano beneficiare dell’Ape sociale, è necessario  che abbiano terminato da almeno tre mesi di percepire la prestazione di disoccupazione (il trattamento non spetta, dunque, a chi, nonostante il licenziamento, non ha avuto diritto alla Naspi o a un sussidio analogo);
  • lavoratori che assistono, al momento della richiesta e da almeno 6 mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave riconosciuto, ai sensi della Legge 104;
  • lavoratori che possiedono un’invalidità uguale o superiore al 74%.

Sono invece necessari 36 anni di contributi per un’ulteriore categoria beneficiaria dell’Ape sociale, gli addetti ai lavori faticosi e pesanti: si tratta di coloro che hanno prestato per almeno 6 anni negli ultimi 7 anni un’attività lavorativa particolarmente difficoltosa o rischiosa. L’attività rischiosa o pesante, nel dettaglio, deve far parte dell’elenco di professioni di seguito indicato:

  • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
  • conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni; • conciatori di pelli e di pellicce;
  • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
  • conduttori di mezzi pesanti e camion;
  • professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
  • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
  • professori di scuola pre-primaria;
  • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
  • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
  • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

Ape sociale donne

L’Ape sociale rosa, o Ape sociale donne, come anticipato, consiste in una nuova proposta che consentirebbe di ottenere l’Ape sociale, per le lavoratrici rientranti nelle categorie tutelate,  con uno “sconto” di 1 anno per ogni figlio.

In buona sostanza, le appartenenti alle prime 3 categorie di destinatari dell’Ape sociale (invalidi, disoccupati e caregivers) potrebbero ottenere la prestazione, anziché con 30 anni di contributi,  con:

  • 29 anni di contributi, se hanno un figlio solo;
  • 28 anni, con 2 figli;
  • 27 anni, dai 3 figli in su.

Le addette a lavori faticosi e rischiosi, invece, otterrebbero l’Ape social con:

  • 35 anni di contributi, se hanno un figlio solo;
  • 34 anni, con 2 figli;
  • 33 anni, dai 3 figli in su.

Grazie a questo sconto, potrebbero rientrare nella platea dei destinatari dell’Ape sociale gran parte delle lavoratrici escluse a causa della discontinuità della carriera e dei “buchi” contributivi (spesso dovuti alla cura della famiglia, difficilmente conciliabile con l’attività lavorativa).


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