HOME Articoli

Lo sai che? Sono pignorabili i buoni postali

Lo sai che? Pubblicato il 14 settembre 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 14 settembre 2017

I buoni fruttiferi postali sono soggetti a pignoramento nelle forme previste dal codice di procedura civile.

I buoni postali sono lo strumento ideale per chi vuole un investimento garantito dallo Stato Italiano. Ma qualora il debitore nuoti in cattive acque, i creditori possono vincolare questi strumenti finanziari al fine di essere soddisfatti nelle loro pretese avviando la procedura esecutiva? In parole povere, sono pignorabili i buoni postali?

Cosa sono i buoni fruttiferi postali

I Buoni Fruttiferi Postali (BFP) sono titoli di credito emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti (una società per azioni controllata per l’83% dal ministero dell’Economia e delle Finanze e per il 17% da fondazioni bancarie), collocati in esclusiva presso le Poste Italiane e garantiti dallo Stato Italiano. Si presentano sia nella forma tradizionale cartacea, rappresentati quindi da titoli cartacei, sia nella forma dematerializzata, ovvero come registrazioni contabili di un credito in favore del titolare nei confronti dell’emittente.

Per sottoscrivere il buono più adatto alle proprie esigenze (ne esistono diverse tipologie) occorre recarsi presso un ufficio postale. I buoni non sono soggetti a commissioni o spese, né per l’emissione né per il rimborso, che può essere richiesto in qualsiasi momento, percependo il capitale investito (al netto degli eventuali oneri fiscali) e gli interessi maturati (tuttavia, se il rimborso viene chiesto prima che sia decorso un anno dall’acquisto del titolo, gli interessi non sono dovuti).

I buoni fruttiferi non possono essere ceduti a terzi, ma cadono in successione

I buoni postali sono pignorabili?

Poniamo il caso che il sottoscrittore di un buono postale abbia contratto un mutuo per l’acquisto di una casa e non abbia poi adempiuto all’obbligo di restituzione delle rate del prestito.

La banca, munita di un precetto e di un titolo esecutivo (che può essere rappresentato da una copia dell’atto di mutuo con apposta la formula esecutiva) può intimare al debitore di procedere il pagamento e, qualora questi non vi provveda entro il termine indicato, può disporre il pignoramento di un suo bene mobile, immobile o di un bene o di un credito che ha presso terzi.

Il pignoramento è l’atto con il quale, di regola, ha inizio l’espropriazione forzata, che è il procedimento giudiziale che culmina con la vendita dei beni vincolati al fine di ottenere il denaro sufficiente a soddisfare i creditori procedenti. Esso consiste nell’ingiunzione che l’ufficiale giudiziario (un ausiliario del giudice) fa al debitore di astenersi da ogni atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito i beni assoggettati all’esecuzione e i loro frutti [1]. Tra i beni assoggettabili a pignoramento vi rientrano anche i titoli di credito, e pertanto, anche i buoni fruttiferi postali (che incorporano un credito del sottoscrittore nei confronti delle Poste).

I buoni postali, per la precisione, sono soggetti ad un particolare tipo di pignoramento: quello presso terzi [2]. In buona sostanza, l’intimazione di astenersi dal disporre del credito verrà rivolta tanto al debitore quanto a Poste Italiane, la quale dovrà guardarsi bene dal rendere disponibile al debitore stesso, senza ordine del giudice, qualsiasi somma. Ciò vuol dire che, se il debitore si presentasse ad uno sportello di Poste Italiane per chiedere il rimborso del capitale investito e gli interessi maturati dai buoni fruttiferi intestati, si vedrebbe opporre un diniego.

Nel frattempo, Poste Italiane è tenuta a comunicare al creditore pignorante, entro dieci giorni dall’ingiunzione, a mezzo lettera raccomandata o posta elettronica certificata, i buoni del terzo che si trovano presso di lei.

In udienza, il giudice dell’esecuzione, acquisita la dichiarazione del terzo pignorato, provvederà per l’assegnazione di quanto riconosciuto al creditore: ordinerà cioè a Poste Italiane l’ammortamento dei buoni fruttiferi necessari al rimborso del dovuto. In pratica, un certo numero di buoni intestati al debitore (il numero sufficiente a coprire il debito comprensivo di capitale, interessi di mora e spese giudiziali) verranno annullati, ed il creditore riceverà quanto accordato dal giudice e liquidato da Poste Italiane.

Il fatto che i buoni siano cointestati non comporta particolar problemi: la procedura potrà essere implementata con l’annullamento, da parte di Poste Italiane, di tutti i titoli cointestati, la liquidazione del capitale iniziale e degli interessi maturati dai buoni in via di ammortamento, il rilascio di buoni intestati esclusivamente al cointestatario non debitore (per un valore pari al 50% di quanto liquidato), l’assegnazione al creditore del dovuto ed, eventualmente, il rilascio al cointestatario debitore di buoni non cointestati per il valore pari al 50% di quanto residua dalla liquidazione, al netto della somma necessaria al soddisfacimento del creditore.

note

[1] Art. 492 cod. proc. civ.

[2] Art 543 e ss. cod. proc. civ.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI