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Lo sai che? Come evitare di pagare i debiti del defunto

Lo sai che? Pubblicato il 14 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 settembre 2017

Oltre alla rinuncia all’eredità e all’accettazione con beneficio di inventario ci sono alcuni debiti che non si trasmettono agli eredi ed altri che non vanno pagati.

Neanche la morte cancella i debiti. O meglio, non li cancella tutti. Alcuni di questi non si trasmettono agli eredi e non vanno più pagati. Altri invece passano ai familiari che accettano l’eredità e lascia indenni quelli che invece la rifiutano. C’è sempre la via di mezzo dell’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario, scelta che non fa venire meno la responsabilità dell’erede per i debiti, ma fa solo sorgere il diritto a non risponderne al di là dei beni lasciatigli dal defunto. Esistono poi dei suggerimenti per sbarazzarsi dei debiti ereditati, ma anche di questo parleremo nel corso del presente articolo dedicato, appunto, a come evitare di pagare i debiti del defunto.

Alla morte di una persona cosa si eredita?

Contrariamente a quanto si pensa, l’erede non è chi riceve uno o più beni specifici dal defunto, ma è colui che riceve una percentuale ideale del suo patrimonio, inteso sia come attività (conti, case, mobilia, ecc.) che come passività (debiti). Tanto per fare un esempio, se muore un padre e lascia tre case ai tre figli, in mancanza di una specifica disposizione testamentaria che attribuisca a ciascuno di essi uno specifico appartamento, ogni figlio eredita il 33% di tutti e tre gli immobili (e non invece uno a testa). La percentuale di cui si diviene eredi comprende però anche i debiti non pagati al momento del decesso. Quindi, nell’esempio di poc’anzi, se il padre, oltre alle tre case, lascia un mutuo con la banca di 100mila euro, ogni figlio dovrà pagare il 33% di tale finanziamento e non di più anche se gli altri non pagano la loro quota.

Solo il legatario – ossia colui che ottiene dal testatore solo uno o più specifici beni, senza perciò essere erede di una quota ideale dell’intero patrimonio – non acquista i debiti.

Quali debiti non si trasferiscono agli eredi?

Multe

Prima di spiegare come evitare di pagare i debiti del defunto, sarà bene tranquillizzarti. Non tutti i debiti si trasferiscono agli eredi, ma solo alcuni.

Innanzitutto non si ereditano le multe stradali. Quindi, se dovesse arrivare una contravvenzione per l’uso dell’auto del defunto quando questi era ancora in vita, basterà produrre alla polizia il certificato di morte per ottenerne lo sgravio. Se invece dovesse arrivare una cartella esattoriale per il mancato pagamento della multa, nonostante i termini per fare ricorso contro il verbale siano scaduti, la cartella non va ugualmente pagata ed è altrettanto possibile chiederne lo sgravio (questa volta all’Agente della riscossione). In caso di mancato sgravio si può sempre ricorrere al giudice.

Sanzioni

Al pari delle multe, non si trasferiscono agli eredi tutte le altre sanzioni collezionate dal parente defunto. Tanto per fare un esempio, si tratta delle sanzioni dovute per l’emissione di assegni protestati o per qualsiasi altra violazione amministrativa (ad esempio l’aver lasciato dei sacchetti di spazzatura in mezzo alla strada).

Un discorso a parte merita il mancato pagamento delle tasse. Come di certo saprai, tutte le volte in cui un contribuente non versa le imposte, lo Stato o l’ente titolare del credito gli notifica un accertamento fiscale con il quale gli chiede, oltre al pagamento dell’imposta vera e propria, anche le sanzioni. Ebbene, gli eredi saranno tenuti a pagare solo la tassa non versata dal parente, ma non invece le sanzioni che – al pari della multa – vanno sgravate.

Vecchi debiti

Altra buona notizia: non si trasmettono agli eredi i debiti che, nel frattempo, si sono prescritti, ossia dei quali il creditore si è dimenticato e non ha più inviato lettere di solleciti e diffide. I termini di prescrizione sono diversi a seconda del tipo di debito e variano anche per le imposte. Per non dilungarci in questa sede, ti invito a leggere la guida La prescrizione dei debiti.

Sarà bene quindi controllare nelle carte del parente per vedere se ci sono state ricevute delle raccomandate con la messa in mora le quali potrebbero aver interrotto i termini di prescrizione.

Quali debiti si trasferiscono agli eredi?

Tutti gli altri debiti di natura civile e tributaria si trasferiscono agli eredi. Tanto per intenderci: un mutuo non ancora estinto, l’assicurazione dell’auto, le utenze della casa se non disdettate, i contratti con rinnovo automatico come le pay-tv (anche per questi se non viene inviata in tempo la disdetta), lo scoperto con la finanziaria, una condanna del giudice a pagare le spese processuali a seguito di una causa persa, un risarcimento del danno per aver danneggiato l’appartamento di sotto per via delle infiltrazioni, i debiti con il condominio anche se la casa va a finire a un altro erede e così via. E poi ci sono i debiti tributari (dai quali, come detto, vanno decurtate le sanzioni): bollo auto, canone Rai, Irpef non pagata, ecc.

 

Come si dividono i debiti tra gli eredi?

C’è però una regola che salva gli eredi: ciascuno risponde dei debiti in base alla propria quota di eredità (è la cosiddetta «responsabilità pro quota» che si contrappone all’opposto principio – non valido in tema di eredità – della «responsabilità solidale»). In buona sostanza, se un creditore non viene pagato non può chiedere l’intero importo a un solo erede ma deve rivolgersi a ciascuno di essi in proporzione alla rispettiva quota di successione ottenuta. Viene comunque fatta salva la possibilità per il defunto di stabilire, nel proprio testamento, quote di ripartizione dei debiti differenti. In tale caso non viene seguito il principio della divisione pro quota. In altre parole il de cuius può aver espressamente previsto che i coeredi rispondano dei debiti ereditari solidalmente tra loro.

Il principio della responsabilità pro quota vale anche per i debiti fiscali. Quindi, se decede il padre senza pagare il bollo auto, i due figli dovranno versare ciascuno il 50% dell’importo. Ci sono due eccezioni: per le imposte sui redditi (Irpef) [1] e per le imposte di successione [2] vale invece la regola della responsabilità solidale: vuol dire che l’Agente della riscossione può chiedere l’intero importo anche a un solo erede e non agli altri (salvo poi il diritto di chi ha versato più della sua quota di rivalersi nei confronti di tutti gli eredi che non hanno pagato la loro).

Quando non si ereditano i debiti del defunto

Vediamo ora come evitare di pagare i debiti del defunto. Il metodo tradizionale è quello della rinuncia all’eredità. Vedremo poi anche la rinuncia all’eredità con beneficio di inventario e, per finire, un particolare sistema spiegato dalla giurisprudenza che “tira un colpo al cerchio e uno alla botte”. Ma procediamo con ordine.

Rinuncia all’eredità

Se rinunci all’eredità significa che non diventi erede e, come tale, non acquisisci tanto i debiti quanto i beni (salvo poi che qualche erede te ne voglia fare ugualmente omaggio, ma in tal caso sarà una donazione tra te e lui).

Ti do una buona notizia. Se ti preoccupi che la rinuncia all’eredità possa farti perdere il diritto alla pensione di reversibilità, stai sbagliando: la reversibilità è versata anche a chi non intende accettare l’eredità trattandosi di un diritto separato e diverso da quelli che conseguono alla successione.

Se rinunci all’eredità nessun creditore, neanche il fisco, potrà mai venirti a cercare. Qualora dovessi ricevere malauguratamente una cartella di pagamento potresti chiederne lo sgravio inviando in autotutela il certificato con la rinuncia all’eredità; in mancanza di sgravio puoi fare ricorso al giudice.

Ma che succede se ancora non hai deciso se rinunciare all’eredità e, proprio in quel frangente, ti arriva una richiesta di pagamento da parte del fisco o di un altro creditore? Se non sono già scaduti i termini per rinunciare all’eredità (di cui a breve parleremo) puoi sempre farlo successivamente a tale comunicazione.

Inoltre la rinuncia ha effetto retroattivo: pertanto il rinunziante si considera come mai chiamato all’eredità.

Vediamo ora entro quanto tempo va fatta la rinuncia all’eredità: fino a 10 anni dall’apertura della successione – ossia dalla morte del parente – hai la possibilità di rinunciare all’eredità. Se però hai già preso possesso dei beni ereditati (ad esempio perché convivevi con il defunto) i tempi sono più ristretti: devi fare l’inventario dei beni entro 3 mesi e nei successivi 40 giorni devi comunicare la rinuncia. Se non rispetti questi termini diventi erede “normale”.

Concludiamo spiegando come si fa la rinuncia all’eredità. La rinuncia all’eredità può essere effettuata in due modalità diverse:

  • con dichiarazione davanti a un notaio (e, come facilmente intuibile, rivolgersi a tale professionista comporta costi aggiuntivi);
  • con dichiarazione ricevuta dal cancelliere del tribunale del luogo ove si è aperta la successione, che sarebbe il luogo ove il defunto era domiciliato al momento del decesso.

Qualora si decida di ricorrere a questa seconda modalità, bisogna presentarsi presso la cancelleria del tribunale, di norma dopo aver preso un appuntamento, con i seguenti documenti:

  • il certificato di morte (in carta libera);
  • la dichiarazione dell’ultima residenza o domicilio del defunto;
  • il documento di identità valido del rinunciante;
  • la copia del codice fiscale del defunto e del rinunciante;
  • la copia autentica dell’eventuale testamento;
  • la copia autentica dell’autorizzazione del giudice tutelare, se tra i rinuncianti vi sono soggetti incapaci, come minorenni o persone dichiarate interdette o inabilitate.

Dopo aver reso la dichiarazione davanti al cancelliere, e dopo che la cancelleria ha inviato l’atto da lui redatto all’Agenzia delle Entrate, è necessario effettuare il versamento di duecento euro con modello F 23 per il pagamento dell’imposta di registro (vi si può procedere presso ogni ufficio postale o in banca). La ricevuta del pagamento dovrà essere consegnata alla vicina Agenzia delle Entrate che provvederà a comunicare al tribunale l’avvenuto pagamento. Solo una volta effettuato questo adempimento il tribunale potrà procedere alla registrazione della rinuncia.

C’è una cosa di cui voglio avvisarti. I tuoi creditori potrebbero opporsi alla tua rinuncia all’eredità e lo possono fare entro 5 anni. Facciamo un esempio così capirai meglio come stanno le cose. Immaginiamo che tu e tua sorella abbiate ereditato due case dal vostro papà. Tu però hai un grossissimo debito con una banca e già sai che, se mai accetterai l’eredità, il creditore ti pignorerà l’immobile e subito lo perderai. Così, per evitare la dispersione dei beni di famiglia, ti metti d’accordo con tua sorella: tu rinunci all’eredità e lei diviene erede universale di tutto, anche della casa che altrimenti sarebbe passata a te. In realtà, poi, sarai tu a usare l’immobile secondo gli accordi sottobanco che avete preso tu e lei. Si può fare una cosa del genere? In teoria sì, ma se i creditori se ne accorgono possono far revocare la tua rinuncia all’eredità e pignorare il bene in questione.

Accettazione con beneficio di inventario

Il secondo modo per rischiare il meno possibile con i debiti lasciati dal defunto è di fare un’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario. I termini e le modalità sono gli stessi di cui abbiamo appena parlato per la rinuncia all’eredità ed ai quali rinviamo.

Che significa «accettazione con beneficio di inventario»? Che i creditori del defunto non potranno mai pignorare i tuoi beni personali, ma solo quelli che hai ricevuto con l’eredità. In altre parole, se hai il dubbio che il tuo familiare sia fortemente indebitato ma nello stesso tempo non vuoi rinunciare all’eredità, in questo modo non rischierai più di tanto. Un esempio: erediti da tuo padre una casa e ne hai già una di proprietà; la banca con cui tuo padre aveva un debito non potrà mai pignorare il tuo immobile ma solo quello che hai ereditato.

Rinuncia all’eredità e revoca alla rinuncia

C’è una sentenza della Commissione Tributaria di Milano [3] che ha suggerito un interessante modo per non pagare le cartelle esattoriali non pagate dal defunto. Il meccanismo, descritto qui in modo sintetico, è il seguente:

  • appena si riceve la cartella si rinuncia all’eredità;
  • si impugna la cartella e la si fa annullare perché non dovuta da chi ha appunto rinunciato all’eredità;
  • si revoca successivamente la rinuncia all’eredità, tornando ad essere eredi “normali” (non devono però essere decorsi i 10 anni dalla morte del parente).

Abbiamo spiegato questo meccanismo in Come non pagare la cartella esattoriale per debiti ereditati.

Notifica non corretta

Un altro caso in cui non è si ereditano i debiti è quando la notifica con la richiesta di pagamento non è eseguita correttamente. Questa, nel primo anno dopo la morte del defunto, deve essere fatta a tutti gli eredi, impersonalmente, all’ultima residenza del defunto. Dopodiché, la cartella andrà notifica a ciascun erede presso il proprio domicilio e intestata nominativamente ad ognuno. Così, ad esempio, se nel primo anno è possibile inviare una cartella di pagamento o una diffida che interrompe la prescrizione presso il domicilio del defunto con intestazione della lettera «Eredi del sig. Mario Rossi», oltre tale termine andranno inviate tante lettere per quanti sono gli eredi, e a ciascuno presso la propria abitazione e con il suo nome scritto sopra («Egr. sig. Francesco Rossi, in qualità di erede del sig. Mario Rossi»).

Per i debiti fiscali, gli eredi possono, però, comunicare all’Agenzia delle Entrate e ad Equitalia il decesso del contribuente. In tal caso, a partire da 30 giorni dopo tale comunicazione, la notifica della cartella dovrà essere eseguita sempre nei loro confronti, e quindi personalmente, e non invece nell’ultimo domicilio del de cuius ed impersonalmente a tutti gli eredi. Leggi sul punto anche Se non paghi le tasse Equitalia può rivalersi sui figli-eredi?

note

[1] Ex art. 65 del Dpr 600/73.

[2] Ex art. 36 D.Lgs. 346/90.

[3] CTR Milano, sent. n. 2129/2017.

Autore immagine: 123rf com


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