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Quando un conto corrente viene chiuso dalla banca

26 ottobre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 ottobre 2017



Perché la banca mi può chiudere il conto? E quali sono i diritti del correntista? C’è un preavviso da rispettare?

 Immaginate di andare un giorno in banca per fare un prelievo, un deposito di denaro, un bonifico, e di sentirvi dire: «Guardi, mi dispiace ma Lei il conto da noi non ce l’ha più». Ma come? Ce l’avevo fino a ieri…

E’ una situazione estrema, certo. Ma giusto per dire che la banca può interrompere il rapporto con voi se ritiene che ci siano le circostanze. Quali? Quando un conto corrente viene chiuso dalla banca, cosa bisogna fare?

La banca può chiudere un conto corrente?

Il conto corrente altro non è che un contratto tra due parti: la banca e il cliente. Se uno dei due non trova più conveniente questo rapporto, può recedere il contratto.

Può farlo il cliente, se ritiene che il suo interlocutore non gli offre più le garanzie economiche pattuite all’inizio. Basta inviare la disdetta per raccomandata a/r o presentarsi in filiale per chiudere il conto, consegnando documenti e libretto degli assegni.

Ma quando un conto corrente viene chiuso dalla banca? Ad esempio quando, in seguito ad una fusione, non si ritengono più convenienti i conti poco movimentati da un certo periodo di tempo, o che sono a saldo zero se non, addirittura, in negativo. Oppure quando è stato concesso un fido ma il cliente non è stato in grado di restituire i soldi per mancanza di liquidità e la banca ha dovuto scomodarsi avviando un recupero del credito. O, ancora, perché il cliente ha ricevuto un decreto ingiuntivo per il mancato pagamento di un prestito sottoscritto con un’altra banca o con una finanziaria.

Insomma, per dirla in modo quasi brutale, la banca «si rompe le scatole» a dover seguire un correntista che o non paga o non muove soldi. E se il cliente non fa guadagnare alla banca, l’istituto che interesse ha a continuare il rapporto con lui?

Certo, uno può dire: «Nemmeno la banca mi fa guadagnare granché». Benissimo, puoi sempre andare altrove. Che piaccia o no, è la legge del mercato, purtroppo o per fortuna, a seconda dei punti di vista. Nessuno ti ha costretto a rivolgerti a quell’istituto che, peraltro, ti ha dettato le sue condizioni al momento della firma del contratto.

C’è un altro motivo per il quale un conto corrente viene chiuso dalla banca: quando il cliente non fornisce la documentazione necessaria prevista dalla legge anti-riciclaggio. La normativa è entrata in vigore nel 2008 ed è stata confermata quattro anni dopo dal governo Monti. Le banche, in sostanza, sono obbligate ad aggiornare i dati riguardanti l’identità del correntista, oltre alla natura e allo scopo del rapporto continuativo. In questo modo, e grazie all’anagrafica creata dalle banche, è possibile agevolare le pratiche di accertamento tributario su un determinato cliente.

I diritti di chi si vede chiudere il conto corrente dalla banca

Detto questo, non è che una banca può fare sempre i propri comodi come pare e piace a lei. Ci sono delle condizioni da rispettare quando un conto corrente viene chiuso dalla banca, cosa che non viene vietata da alcuna legge. La prima, fondamentale, è quella di avvertire il correntista. L’esempio riportato in apertura (vado a fare un’operazione e mi dicono che non ho più un conto) è pura fantascienza. L’istituto di credito deve avvertire il correntista prima di farlo e non dopo averlo cancellato dal suo elenco dei clienti, rispettando il termine di preavviso previsto dal contratto o, in mancanza di questo, garantendo un certo margine di preavviso al correntista [1].

note

[1] Trib. Bari, sent. 14908/2016.

Autore immagine: 123rf.com


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