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Lo sai che? Mantenimento ai figli: la revoca è retroattiva

Lo sai che? Pubblicato il 14 settembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 settembre 2017

Se il giudice accoglie la domanda del padre di cancellare l’obbligo di pagare gli alimenti ai figli lo stop retroagisce alla data di avvio della causa.

Una causa può durare a lungo e mettere a dura prova la pazienza delle parti. Se però l’oggetto del giudizio è la richiesta di interruzione del pagamento del mantenimento all’ex moglie o ai figli le lungaggini del processo possono costare caro al padre separato che, nel frattempo, è tenuto comunque a versare l’assegno. Niente paura: una sentenza della Cassazione uscita poche ore fa [1] dovrebbe tranquillizzare chi deve mettere mano al portafogli in attesa che il giudice decida: infatti la sentenza che revoca l’obbligo di versare il mantenimento ai figli è retroattiva. Significa che ha effetto dal giorno in cui è iniziata la causa. Risultato: la moglie che nel frattempo ha incassato l’assegno mensile deve poi restituire i soldi percepiti.

Per comprendere come stanno le cose facciamo un esempio. Immaginiamo una coppia separata con figli ancora all’università. La sentenza di divorzio ordina al padre di versare l’assegno di mantenimento ai ragazzi nella misura di 300 euro ciascuno. Senonché, dopo qualche anno, l’uomo scopre che uno dei figli ha trovato lavoro a tempo indeterminato, sebbene part time, presso un’azienda di software. L’occupazione è in linea con le ambizioni del giovane che, del resto, sta studiando proprio ingegneria informatica. Pertanto il padre ricorre immediatamente al giudice per ottenere la sospensione dell’obbligo del versamento dell’assegno di mantenimento. Il giudice, dopo ben quattro anni gli dà ragione. In quei quattro anni, però, l’uomo ha sempre versato puntualmente i soldi alla madre dei ragazzi che li ha usati per mantenerli. Ora però vuole indietro almeno quelli per il figlio lavoratore: sostiene infatti che il giudice non ha fatto altro che accertare una situazione di fatto già realizzatasi, ossia la sua autonomia economica. La donna invece non ci sta e sostiene che l’interruzione al pagamento del mantenimento scatti solo con la sentenza. Chi dei due ha ragione?

Secondo la Cassazione, la revoca dell’assegno di mantenimento in favore dei figli maggiorenni che, nel frattempo, sono diventati economicamente indipendenti, decorre dalla data del deposito del ricorso al giudice presentato dal coniuge obbligato al versamento qualora risulti che fin da allora il giovane era autonomo. Per accertare questa circostanza il giudice è tenuto a disporre indagini adeguate. Le motivazioni di tale principio sono abbastanza ovvie: gli effetti di ogni sentenza retroagiscono al momento della domanda della parte che ha adito il giudice, sempre che a tale data esistessero le condizioni per la sua emanazione. E ciò vale anche per l’assegno di mantenimento.

note

[1] Cass. sent. n. 21346/2017.

Autore immagine: 123rf com


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