Ricorso in cassazione: no atti lunghi col copia e incolla

15 settembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 settembre 2017



La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso che si limita ad una pedissequa riproduzione degli atti di causa.

La Corte di Cassazione, si sa, rappresenta l’ultimo grado di giudizio nella piramide della giustizia italiana. La Corte ha sede in Roma e verso di essa confluiscono i ricorsi proposti da tutta Italia. La Suprema Corte è giudice di legittimità, non di merito: significa che essa si pronuncia solo sulla questione di diritto proposta, non sul concreto oggetto della controversia. Il codice di procedura civile prevede che il ricorso con cui si bussa alle porte della Corte debba contenere alcuni elementi a pena di inammissibilità: ciò significa che, in assenza di questi presupposti, i giudici non affronteranno nemmeno la questione, limitandosi a respingere il ricorso stesso. Tra questi requisiti il codice indica anche «l’esposizione sommaria dei fatti di causa», cioè la breve illustrazione di quello che è avvenuto nei gradi precedenti [1]. Proprio di questo aspetto si è occupata l’ordinanza n. 21136 del 12 settembre 2017, la quale ha detto no all’assemblaggio degli atti processuali.

L’ordinanza numero 21136/2017 della Corte di Cassazione

Con l’ordinanza in commento, la Suprema Corte ha dichiarato l’inammissibilità di un ricorso composto di ben ventisei pagine redatte attraverso quella che la Corte ha definito “tecnica dell’assemblaggio[2]. In altre parole, la parte aveva fatto un collage degli atti processuali fino a quel momento redatti, inserendo per giunta le fotocopie integrali di alcuni di essi. Per la Corte è mancata del tutto la sintesi dei fatti di causa richiesta dal codice di rito, cioè quel compendio idoneo a illustrare la ricostruzione del fatto storico e lo svolgimento della vicenda processuale nei suoi punti salienti. L’esposizione sommaria dei fatti di causa, infatti, è aspetto essenziale del ricorso, capace di introdurre i giudici della Suprema Corte nel cuore della causa stessa per comprenderne le questioni fondamentali.

Come evitare l’inammissibilità

L’ordinanza si pone in un solco già tracciato dalla precedente giurisprudenza [3]. La Corte di Cassazione, da qualche anno, ha diramato alcune linee guida cui l’avvocato deve attenersi per scansare la scure dell’inammissibilità. Il ricorso deve essere breve, conciso, sintetico; l’esposizione dei fatti di causa deve essere sommaria ma non superficiale. I motivi di doglianza (cioè, le ragioni del ricorso) devono essere chiari e puntuali. È opportuno, poi, spiegare fin dall’inizio qual è l’oggetto del ricorso e i punti della sentenza impugnata che si intendono censurare. Recentemente, la Corte di Cassazione ha stabilito l’inammissibilità del ricorso che impugni una sentenza che si sia conformata all’orientamento giurisprudenziale consolidato [4].

Da qualche tempo, poi, la Corte ha predisposto un modello cui rifarsi per quanto riguarda lo stile di redazione del ricorso, stabilendo il corpo del carattere, l’interlinea, l’ampiezza dei margini: in poche parole, l’impaginazione del ricorso stesso [5]. Pertanto, si ricordi bene che la « pedissequa riproduzione degli atti processuali non soddisfa il requisito» [6] della sommaria esposizione dei fatti così come previsto, a pena di inammissibilità, dal codice di procedura civile. Si immagini la situazione in cui si troverebbero i supremi giudici se dovessero leggere gli atti processuali di ciascuna causa, fatti loro pervenire mediante un ricorso formato romanzo!

note

[1] Art. 366, numero 3, cod. proc. civ.

[2] Cass., ord. n. 21136/2017 del 12.09.2017.

[3] Cass., sez. un., sent. n. 16628/2009 del 17.07.2009; Cass., sez. un., sent. n. 5698/2012 del 11.04.2012.

[4] Cass., sez. un., sent. n. 7155/2017 del 21/03/2017.

[5] Protocollo d’intesa tra la Corte di Cassazione e il Consiglio Nazionale Forense in merito alle regole redazionali dei motivi di ricorso in materia civile e tributaria, 17 dicembre 2015.

[6] Cass., ord. n. 21136/2017.

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