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Cosa comprare in contanti senza avere problemi col fisco

17 settembre 2017


Cosa comprare in contanti senza avere problemi col fisco

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 settembre 2017



Dai limiti di tracciabilità dei pagamenti agli acquisti che non ricadono nel redditometro: consigli pratici.

Quando si tiene un tenore di vita troppo elevato rispetto alla propria dichiarazione dei redditi il rischio (alto) è che il fisco voglia sapere da dove proviene questo surplus di soldi; in quel caso è il contribuente a dover dare spiegazioni poiché, in caso contrario, scatta l’accertamento fiscale. A torto però si ritiene che, pagando in contanti, questo rischio scompare. Non è così. Anche se i contanti non sono tracciabili, l’acquisto di alcuni beni e servizi, apparentemente innocui, è ugualmente soggetto all’occhio del fisco. Certo, non ci riferiamo ad auto o case poiché solo qualche raro petroliere potrebbe acquistarli con denaro cash dentro la valigetta. Anche una polizza assicurativa dell’auto, un viaggio vacanza, un gioiello, persino la bigiotteria, possono entrare nel cervellone del fisco e far scattare un accertamento fiscale. Cerchiamo quindi di capire cosa comprare in contanti senza avere problemi col fisco.

Prima però di spiegare come spendere i contanti senza avere segnalazioni, è bene ricordare quanti contanti al massimo si possono usare per volta. La soglia dell’utilizzo dei contanti, dal 2016, è di 3mila euro a pagamento. Si può trattare di donazione, prestito, vendita, ecc.: qualsiasi passaggio di denaro tra soggetti diversi non può avvenire in contanti per cifre superiori a 2.999,99 euro. I limiti cadono quando si preleva il contante dal conto corrente o lo si versa: in questo caso infatti i soldi non passano di proprietà poiché la banca è solo un semplice depositario e, quindi, non si ha un trasferimenti di contanti nel senso stretto del termine.

Cerchiamo ora di capire cosa comprare in contanti senza avere problemi col fisco.

Se hai letto il nostro articolo Quali spese fanno arrivare un controllo fiscale saprai già che esiste un decreto ministeriale del Mef datato 16 settembre 2015 il quale indica tutti i beni il cui acquisto rientra nel redditometro. Ti avverto: a leggerlo ci si potrebbe spaventare come quando si ha per le mani il bugiardino delle medicine. Lo trovi qui; di seguito ti elenco i principali beni e servizi che possono far scattare l’accertamento nella misura in cui il prezzo pagato dal contribuente superi complessivamente il 20% del proprio reddito dichiarato:

  • alimenti e bevande
  • abbigliamento e scarpe
  • mutuo
  • canoni di affitto
  • canone di leasing immobiliare
  • acqua e condominio
  • spese di manutenzione della casa
  • compensi erogati ad agenzie immobiliari
  • spese per consumo di energia elettrica, gas e acqua
  • elettrodomestici ed arredi
  • spese per biancheria, detersivi, pentole, lavanderia e riparazioni
  • collaboratrici domestiche
  • visite mediche e medicinali
  • polizza rc auto, incendio e furto
  • bollo auto,
  • pezzi di ricambio dell’auto, olio e lubrificanti
  • canone di leasing per auto a noleggio
  • acquisto di smartphone e altri apparecchi di telefonia
  • spese del telefono
  • libri scolastici
  • tasse per asilo e per la scuola, master e scuole di specializzazione
  • soggiorni studio all’estero
  • giochi e giocattoli
  • radio e televisione
  • hi-fi
  • computer
  • libri non scolastici
  • dischi,
  • lotto e lotterie
  • piante e fiori
  • abbonamento pay-tv
  • palestre e circoli sportivi
  • giochi online
  • cavalli
  • animali domestici
  • assicurazioni danni, infortuni e malattia
  • istituti di bellezza e centri benessere
  • barbiere
  • gioielleria e bigiotteria
  • alberghi e viaggi
  • borse, valigie e viaggi organizzati
  • cene e pranzi fuori casa
  • assegni periodici corrisposti all’ex coniuge

Insieme a questi troverai anche

  • rate del mutuo o dell’assicurazione troppo elevate;
  • eccessivi passaggi al telepass;
  • conservazione di auto di lusso.

Persino i risparmi in banca vengono tassati quando risulta che il contribuente fa solo versamenti e nessun prelievo («Come fa a mantenersi?» si chiede giustamente il fisco). Leggi sul punto La tassa sui risparmi in banca.

Cosa significa tutto questo? Che se un giorno vai in gioielleria per comprare una collana per la tua “bella” e il regalo ti costa un occhio della testa, ti devi aspettare anche l’Agenzia delle Entrate? Non proprio. Questo può succedere più facilmente se paghi con carta di credito o assegno. Ma se versi contanti le cose stanno diversamente. Come dicevamo, i contanti non sono tracciabili (ed è per questo che la gente li preferisce). Ma è anche vero che, a volte, si commette un errore grossolano: quello di dare al commerciante il proprio codice fiscale, magari con la scusa di farsi rilasciare una fattura e portarla in detrazione dalle tasse. In quel momento l’acquisto rientra nell’Anagrafe tributaria e, quindi, diventa tracciabile anche se acquistato in contanti. Ecco perché, se vai a rivedere bene il decreto ministeriale di cui sopra ti ho fornito il link, troverai che, accanto a ciascuna delle spese indicate come potenzialmente passibili di controllo fiscale c’è una dicitura: «Spese risultanti da dati disponibili o presenti in Anagrafe tributaria». Questo significa che se vuoi comprare in contanti e non avere problemi col fisco devi cercare di non fornire il tuo codice fiscale o la tessera sanitaria.

Ora, se questo escamotage è sicuramente possibile nel momento in cui vai a cena con gli amici (non è certo il medico a prescriverti di scaricare dalle tasse il conto del ristorante) o quando acquisti un viaggio, diventa invece impossibile per tutta una serie di altri acquisti come:

  • viaggi aereo dove il codice fiscale è necessario affinché si possa procedere al check-in e all’imbarco;
  • affitti: senza il codice fiscale non si può registrare il contratto;
  • mutui: elemento essenziale è il contratto scritto e la generalizzazione delle parti;
  • schede telefoniche;
  • utenze luce e gas;
  • acquisto di abbonamenti pay-tv;
  • finanziamenti;
  • tutte le volte in cui si pretende la fattura.

Cosa devi fare in questi casi? Pagare in contanti non ti aiuterà a sfuggire all’Anagrafe tributaria e, quindi, al fisco. In questi casi, usare la carta di credito è del tutto indifferente. Stai quindi attento a non chiedere mutui con una rata troppo alta rispetto al tuo stipendio, o se non puoi farne a meno fatti aiutare dai genitori o dal tuo coniuge con bonifici diretti sul conto; guardati bene dal fare troppi viaggi in aereo nello stesso anno se non hai un reddito sufficiente per pagarli (anche in questo caso gli aiuti dei familiari sono ben accetti, ma deve trattarsi di conviventi dello stesso nucleo familiare come ha chiarito ieri la Cassazione: leggi sul punto Come ricevere soldi dai familiari e non avere problemi col fisco).

Facciamo un esempio ancora più calzante. Sei un autonomo: ti diletti a fare siti internet e a guadagnare qualcosina facendo interventi di riparazione. Un giorno decidi di comprare l’ultimo modello di tablet. Per scaricare dalle tasse l’acquisto ti fai rilasciare la fattura dal rivenditore. Dai quindi il tuo codice fiscale. Non solo perdi la garanzia di due anni (che, per legge, spetta solo a chi acquista in veste di consumatore e non con Partita Iva), che pertanto diventa di 1 solo anno, ma “notifichi” indirettamente l’acquisto al fisco; e se la tua dichiarazione dei redditi dell’anno in corso è pari a zero, l’ispettore delle Entrate potrebbe chiederti con quali soldi hai fatto l’acquisto. Come risponderesti? «Me li hanno prestati»? «Me li hanno regalati»? Ok, allora dimostralo con documenti alla mano!

Non ti convince tutto questi? Leggi allora Le spese non soggette al controllo del fisco

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Autore immagine: 123rf com

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